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lunedì 26 luglio 2021
 
La prima sopravvissuta
 

Rose ce l’ha fatta. «Guarire si può»

11/07/2014  Sono stati dimessi dai centri di Medici Senza Frontiere in Guinea i primi pazienti che hanno sconfitto il virus dell’ebola. Il virus ha un alto tasso di mortalità e non esistono cure specifiche né vaccini. Ma le possibilità di sopravvivenza per i pazienti aumentano se ricevono cure adeguate contro la disidratazione e le infezioni secondarie.

«Quando il primo paziente è stato dimesso dal centro, ero cosi contenta. L’intera equipe era esultante» dice Marie-Claire Lamah, un medico della Guinea che lavora nel centro di Msf per il trattamento dell’ebola nell’ospedale Donka a Conakry.

È successo a Rose, 18 anni, la prima paziente alla quale è stato permesso di lasciare il reparto medico di MSF a Guéckédou, nel Sud-est del Paese.

La giovane, con l’aiuto di un'infermiera, prima di uscire dall'ospedale ha dovuto fare una doccia di acqua e cloro per disinfettarsi totalmente.

La prima reazione di Rose, dopo la dimissione, è stata di frustrazione: si sentiva "molto indebolita per la malattia" e abbattuta psicologicamente perché "non ho capito come mi sono contagiata".

Rose ha ricevuto nuovi abiti e nuove scarpe per lasciare il reparto medico. Tutto quello che indossava lì dentro è stato bruciato.

Dopo aver trascorso oltre 10 giorni nell’unità di isolamento guardando il personale medico solo attraverso le tute gialle di protezione, Rose ha ricevuto il primo abbraccio dall’infermiera che si era presa cura di lei.

E’ stata la prima volta che l’équipe medica ha potuto toccare - e abbracciare - la donna senza protezione, visto che Rose non era più contagiosa.

La comunità aspettava il ritorno di Rose. Appena la macchina di Msf è arrivata nel vicinato, le persone sono corse ad abbracciarla.

“Non mi sento più malata, sono molto felice di aver recuperato la salute”, è stato il primo commento della ragazza.

Rose è stata accompagnata da due promotori sanitari che hanno spiegato alla famiglia e ai vicini che non era più contagiosa e che poteva essere abbracciata e baciata senza alcun rischio.

Il padre di Rose, però, aveva un altro cruccio: "Stiamo pregando per il resto della famiglia che è ancora malata". Alcuni giorni dopo, anche la sorella di Rose e la nipote di 12 anni sono state dimesse.

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