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sabato 04 dicembre 2021
 
 

Rosetta, la sonda che svelerà le nostre origini

12/11/2014  La sonda spaziale si è posata sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e ha rilasciato un piccolo lander: un cubo di un metro di lato dotato di tre “zampe” e con 27 chilogrammi di apparecchiature scientifiche.Un successo tutto europeo.

Oltre dieci anni. Tanti ci sono voluto alla sonda europea Rosetta – lanciata nel 2004 - per raggiungere la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, una dei miliardi di palle di neve, ghiaccio e polvere avanzate dalla formazione del Sistema Solare 4,6 miliardi di anni fa. Vere “capsule del tempo”, possono aiutarci a capire come sono nati i pianeti e come si sono verificate sulla nostra Terra le condizioni che hanno permesso la comparsa della vita. 

E il nome non è stato scelto a caso: come la stele di Rosetta permise agli egittologi di comprendere i geroglifici, così questa missione ha l'ambizione di aiutarci a capire le nostre origini. Nel corso del suo lungo viaggio di 6,4 miliardi di chilometri Rosetta ha fatto degli incontri. Nel 2008 ha sfiorato l'asteroide Steins, effettuando delle riprese da vicino di questo corpo celeste. Due anni dopo è stata la volta dell'asteroide Lutetia. Poi, come accade agli astronauti nei film di fantascienza, la navicella è stata “ibernata”. 

Per 31 mesi, mentre si trovava nella parte più lontana dal Sole della sua traiettoria, con troppa poca luce per alimentare i pannelli fotovoltaici, Rosetta ha continuato a dormire. In letargo per risparmiare energia. Si è risvegliata automaticamente il 20 gennaio scorso, pronta ad affrontare la parte più impegnativa della missione. L'avvicinamento di Rosetta alla cometa - dalla forma di una gigantesca patata bitorzoluta lunga quattro chilometri - si è concluso il 6 agosto. Ed è iniziata la preparazione della fase più delicata e, al tempo stesso più avvincente. 

Dopo settimane di analisi per scegliere il luogo ideale per la discesa, Rosetta ha rilasciato un piccolo lander: un cubo di un metro di lato dotato di tre “zampe” e con 27 chilogrammi di apparecchiature scientifiche. Philae, questo il suo nome, si è posato sulla superficie della cometa, alla quale si è attaccato con degli arpioni. La forza di gravità, infatti, è piccolissima e senza questo espediente il robot non potrebbe restare attaccato al corpo celeste. Aggrappato al suolo come un alpinista in parete, dunque, Philae analizzerà direttamente la superficie e – grazie a una piccola trivella – il nucleo della cometa. È qualcosa che nessuno mai aveva fatto prima ed è un successo tutto europeo.

 
 
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