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Rossana Casale, Il Signor G e l'amore

24/03/2015  Stesera, mercoledì 25 marzo alle 21 al Blue Note di Milano, Rossana Casale canta "Il Signor G e l'amore". L'artista ci racconta la sua amicizia con Giorgio Gaber, la scelta di dedicargli un tributo (che è anche il suo ultimo album) e il suo rapporto sofferto con l'amore.

Dopo aver incantato le platee dei teatri più importanti di tutta Italia, mercoledì 25 marzo alle ore 21, Rossana Casale porterà il suo tanto acclamato Il Signor G e l’amore sul palco di una delle più importanti e famose vetrine per la musica jazz in Europa: il Blue Note di Milano. La raggiungiamo al telefono prima di calcare la scena.

Tu dici che «una volta che canti Gaber non puoi più smettere». E' così?
«Sì, esattamente così e non c'è da aggiungere altro. Conosco la famiglia Gaber da diversi anni e ho passato alcune estati nella loro casa a Viareggio, il destino e le amicizie a un certo punto mi hanno portato lì. Ricordo di quegli anni queste serate in cui ci si incontrava, si suonava, ci si divertiva, si rideva tra le tante chitarre presenti compresa quella di Giorgio e ci si muoveva su tanti generi. Mentre vivevo questa straordinaria conoscenza andavo a vedere i suoi spettacoli, avevo l'abbonamento fisso al Carcano, al teatro lirico e anche lui veniva spesso a sentire i miei concerti. Non dimenticherò mai un concerto allo Smeraldo e lui nell'angolo, con il loden blu. E' stato un periodo molto bella della mia vita».

Poi un giorno Dalia Gaberscik ti ha chiama per partecipare al Festival Teatro Canzone Giorgio Gaber di Viareggio? 
«E qualche anno dopo presento una serata per Giorgio Gaber a Milano. E quella diventa l'occasione per andare a fondo nella sua scrittura; quando canto il pezzo di un artista, così come insegno ai miei allievi, lo studio molto bene. E così ai insinua l'idea di fare una cosa su di lui. Non nego che mi interrogo: "Come faccio io cantante jazz a cantare tutto ciò che di così "umano" hanno scritto lui e Lupporini? Forse puntando sul dialogo, un po' sordomuto, ma eterno tra uomo e donna, sull'amore. Gaber era molto pudico, parlava dell'amore perché doveva farlo, perché fa parte della società e del mondo. Il resto è venuto tutto di getto ed è nato il mio ultimo album, appunto, "Il Signor G e l'amore"». 

Come sarà lo spettacolo di mercoledì a Milano?
Un dialogo tenero, signore, gentile e rispettoso un po' in stile Gaber. Che è stato anche molto crudo, penso alla canzone feroce “Il corpo stupido”. O come quando parla della coppia che dopo anni passa dall'amore all'abitudine che fa tornare tutti più veri. Sarà un concerto fatto di tante cose, di gioco e di jazz, di musica e di letture di grandi scrittrici che io interpreterò perché sia rappresentata la voce delle donne. Ci saranno momenti in cui l'amore diventerà malinconia, con parole forti. E se il jazz è il genere che porta ad attraversare l'anima e toccare lo sprofondo, allora sì in questo senso sarà un concerto jazz. Ma mercoledì... farà tutto Gaber».  


Rossana Casale con il pianista Emiliano Begni, il sassofonista Francesco Consaga ed Ermanno Dodaro al contrabbasso con lei sul palco del Blue Note
Rossana Casale con il pianista Emiliano Begni, il sassofonista Francesco Consaga ed Ermanno Dodaro al contrabbasso con lei sul palco del Blue Note

Un concerto-spettacolo in cui rivisitare in chiave jazz i testi di Gaber e Luporini in cui affrontano il rapporto tra l’uomo e la donna come intenso ed effimero, desiderio di armonia e insieme di sfida continua. Perché proprio l'amore dei temi di Gaber?
«Perché le parole di Gaber sono così maschie, non maschiliste, e la sua visione sull'umano, sul sociale e sulla società così maschia che ho pensato che sarebbe stato interessante sentirlo parlare solo d'amore. Tra l'altro, attraverso una voce femminile».

E Rossana cosa pensa dell'amore?
«Io sono da sempre innamorata dell'amore. Ma la mia vita è stata abbastanza complicata, non ho saputo risolvere i quesiti sull'amore così li ho abbandonati. Ho perso il compagno padre di mio figlio molti anni fa, è quello per me è stato un vero tradimento della vita. Prima ero tutta passione, con Maurizio ho provato la costruzione dell'amore. Volato via lui le mie domande sono rimaste interrotte. Così vivo attraverso le domande e le risposte degli altri. Come quando canto Quando sarò capace di amare che ha un testo molto molto forte, con un senso totale della realtà. Parole intelligenti e profonde quelle di Gaber senza mai voler essere strano. Lui rimproverava proprio questo dei miei testi, di non essere chiara. "Le parole devono sembrare sempre parlate", mi diceva, "anche quando le canti. La musica deve scendere con le parole e viceversa. Non ci si deve accorgere che stai cantando". E' stato un grandissimo insegnamento che mi ha lasciato. Dopo l'incontro con lui ho cambiato il mio modo di cantare».

Mercoledì sarai al Blue Note, il tempio del Jazz. Cosa rappresenta per te, nata a New York da padre americano, questa tappa? 
«La passione per il jazz che nasce da mio padre; lui mi ha passato questa grande passione perché il jazz era a casa con noi, tra i dischi ascoltava quando io ero piccola. Ricordo serate e weekend in cui il jazz volava per ore nell'aria. È una cultura che ricevi, così, semplicemente. Poi sono stati i musicisti che mi hanno portato a riconoscere nella mia voce queste sonorità. Io non mi sentivo all'altezza,  avevo il terrore e invece mi hanno fatto capire che bisognava studiare le canzoni e viverle. Il jazz è diventato pian piano il mio megafono, la musica in cui mi sono sentita più a casa. Dando alla musica che canto un tono armonico ed emozionale. Gaber stesso veniva da quel tipo di ascolto. Era un periodo in cui il jazz arrivava dall'America e ispirava i nostri cantautori. Il Blue Note è il luogo perfetto per accogliere questo spettacolo». 

 
 
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