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giovedì 21 ottobre 2021
 
Bangladesh
 

Roxanna ce l'ha fatta, non sarà una sposa bambina

11/10/2019  Il dramma dei matrimoni precoci in Bangladesh e l'azione degli "adolescence club" per liberarsi da una piaga che coinvolge il 59 per cento degli adolescenti

“Avevo 15 anni quando mio padre è venuto da me e mi ha annunciato che quel giorno sarebbe venuto un uomo per vedermi. ‘Se gli piacerai, organizzeremo il tuo matrimonio con suo figlio’, mi ha detto”. Il destino di Roxana, sembrava già scritto, come quello di decine di migliaia di ragazze in Bangladesh, costrette ogni anno a sposarsi appena adolescenti, spesso con uomini più grandi di loro. Ma la ragazza, che oggi ha 17 anni e sogna di diventare giornalista, aveva un asso nella manica: “Sapevo che i matrimoni precoci sono vietati dalla legge, sapevo che qui, nello slum, è attivo un Comitato per la protezione dell’infanzia e sapevo come contattarlo. Sapevo che non volevo sposarmi”, racconta oggi con un sorriso. E così, invece di mostrarsi ubbidiente e sorridere in silenzio a quell’uomo sconosciuto, Roxana ha fatto di tutto per rendersi insopportabile agli occhi del potenziale suocero. Suo padre, ovviamente, si è arrabbiato molto. Ma alla fine è stato costretto a cedere.

 

L’Organizzazione mondiale della sanità e l’Unicef definiscono i matrimoni precoci una violazione dei diritti umani delle bambine e delle ragazze, costrette a interrompere gli studi per occuparsi della cura della casa e dei figli, spesso sono vittima di violenze da parte del marito o dei familiari. Roxana ha imparato tutto questo osservando quello che succedeva nella vita della sorella maggiore e delle sue amiche già sposate: “Ho visto cosa succede dentro questi matrimoni: ci sono tanti problemi e ho visto i mariti picchiare le mogli, che non possono più parlare con le loro amiche e sono via via sempre più isolate. Avevo capito che se mi fossi sposata troppo presto, era questo quello che mi aspettava.

 

Siamo nello slum di Baunia Badh, a Dacca, capitale del Bangladesh. Sulla stretta strada di terra battuta, dove gruppi di bambini scalzi si rincorrono schivando buche e rifiuti, si affaccia la scuola gestita dall’associazione “Arban”. Un piccolo cortile pulito, su cui si affacciano quattro aule affollate di studenti della scuola primaria, intenti a seguire le lezioni mattutine. Roxana ha studiato qui, quando era più piccola. E sempre in questi spazi partecipa all’Adolescence club promosso da “Arban” in collaborazione con “Terre des Hommes Italia”.

 

“Quello degli Adolescence club è un modello diffuso in tutto il Bangladehs. Sono spazi pensati per gli adolescenti, dai 10 ai 19 anni, che possono trascorrere del tempo assieme giocando, chiacchierando e ascoltando musica”, spiega Valentina Lucchese, referente di “Terre des Hommes Italia” nel Paese. Può sembrare banale, ma in un contesto come quello bengalese, dove adolescenti maschi e femmine vivono in due mondi separati, senza quasi mai incontrarsi, avere la possibilità di trascorre del tempo assieme rappresenta un importante elemento di crescita e socializzazione. “Grazie al tempo trascorso assieme, all’interno del club i ragazzi imparano a rispettare le ragazze e capiscono i motivi per cui alcuni atteggiamenti molto diffusi nella nostra società, come le molestie, sono sbagliati”, spiega Mongchingsha Marma, coordinatore della scuola e dei progetti promossi da “Arban”.

 

Inoltre, all’interno dell’Adolescence club si organizzano momenti di formazione e sensibilizzazione tra pari sui diritti delle donne, il contrasto al matrimonio precoce, la salute sessuale e riproduttiva. “Al centro degli incontri ci sono una serie di problematiche che i ragazzi dovranno affrontare nel corso della vita, ma su cui non sono preparati, dal momento che né la scuola, né le famiglie danno loro questo tipo di informazioni -aggiunge Valentina Lucchese-. Inoltre si mette un particolare accento sui modelli di leadership femminile: la presidenza del club, ad esempio, viene sempre assegnata una ragazza ed è lei a guidare i momenti di formazione”.

 

Il Bangladesh è uno dei Paesi con il più alto tasso di matrimoni precoci al mondo: il 59% delle ragazze si sposa prima dei 18 anni. Il 22% prima dei 15 anni. “Le cause che alimentano questo fenomeno sono diverse. La povertà spinge i genitori a organizzare i matrimoni in più presto possibile, anche per pagare una dote più bassa -spiega Valentina Lucchese-. C’è poi il tema degli abusi sessuali e delle molestie: quando raggiungono la pubertà, le ragazze iniziano ad attrarre commenti per strada, rischiano di subire molestie e persino violenze da parte di estranei. E questo viene visto dai genitori come una minaccia all’onore della famiglia. Il matrimonio precoce, nella loro visione, rappresenta un modo per tutelare l’onore”.

 

C’è poi un altro elemento, più sottile da individuare e che emerge solo dopo lunghe conversazioni con le ragazze che frequentano l’Adolescence club della scuola di Arban: una donna in Bangladesh può essere solo moglie e madre, i suoi unici compiti sono la cura della casa e dei figli. Una visione diversa -quella di una donna che completi il suo percorso di studi, che trovi un lavoro e contribuisca al mantenimento della famiglia- fatica ancora ad affermarsi. Alle ragazze, non resta dunque che mettere in pratica un sottile e costante lavoro di negoziazione con i propri genitori: non vanno allo scontro diretto (a meno che non sia necessario) ma “manovrano” per ritagliarsi degli spazi di manovra. Chiedono di posticipare il matrimonio o di poterlo vincolare alla promessa di continuare gli studi. Esercitano una costante arte del compromesso per poter realizzare i propri progetti personali, pur all’interno di un contesto che le vede partire da una posizione di netto svantaggio, in quanto figlie femmine di famiglie povere. “Questa situazione non mi piace, così come non mi piacciono i commenti di molte persone del quartiere che criticano le mie scelte e quelle di mio marito”, spiega Nasrin, 20 anni, che ha accettato di sposarsi a patto di poter continuare gli studi e di poter lavorare. “Io faccio quel che devo fare: scendo a compromessi, contratto le mie opzioni ed evito di litigare per non avere altri problemi. Forse per le bambine più piccole le cose saranno diverse e ci sarà un vero cambiamento. Ma servirà del tempo”.

 

Piccoli cambiamenti, però, iniziano a vedersi. “Due anni fa i miei genitori avevano organizzato il matrimonio di mio fratello maggiore con una ragazza di 15 anni. E lui aveva subito abbastanza passivamene la loro decisione -racconta uno dei ragazzi del club-. Qui ci hanno spiegato quali problemi può avere una ragazza se si sposa così giovane, così ho parlato con mio fratello. L’ho convinto e assieme abbiamo convinto i nostri genitori a posticipare le nozze”.

 

E quando le energie dei ragazzi da soli non bastano, ecco che entrano in azione gli adulti. “Una bambina è una bambina, come può essere moglie? Come può essere madre? Una ragazza troppo giovane non è in grado di gestire una gravidanza, un figlio. Una famiglia”. Abul Bashar, uno dei membri del “Comitato per la protezione dell’infanzia” attivo a Baunia Badh alza spesso il tono della voce, mentre elenca i diversi problemi che affliggono la zona: povertà e basso tasso di istruzione, oltre alla mancanza di consapevolezza sui rischi che i matrimoni precoci comportano per le ragazze. Abul Bashar e gli altri membri del comitato -tutte persone influenti all’interno dello slum- hanno ricevuto una formazione ad hoc su temi quali i diritti dei bambini, matrimonio precoce e prevenzione della violenza di genere.

Quando nei vicoli dello slum inizia a circolare la notizia di un matrimonio con una ragazza ancora minorenne, i membri del comitato si incaricano di contattare la famiglia della giovane e convincerla almeno a posticipare le nozze al compimento dei 18 anni. “Nella quasi totalità dei casi il nostro intervento è risolutivo -spiega Abul Bashar-, ma quando non basta chiamiamo la polizia. Nel 2016 siamo riusciti a fermare tra i 200 e i 250 matrimoni. Nel 2018 gli interventi sono stati meno di trenta”.

 

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