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Russia, i cristiani che dicono "no" alla guerra di Putin

23/02/2023  Sono ortodossi, cattolici e protestanti e, in nome della fede, prima di Natale hanno pubblicato un coraggioso appello alla pace e all’unità con cui prendono le distanze dall’aggressione all’Ucraina e dalla propaganda del Cremlino. Ora spiegano le ragioni che li hanno spinti a prendere posizione. Il servizio integrale sul numero di Credere da giovedì 23 febbraio in edicola

Nella foto, tratta dal settimanale Credere, i ritratti di alcuni estensori del video-appello "christian4peace". In alto e in copertina: Vladimir Putin, 70 anni, con il Patriarca Kirill, 76. Foto: Ansa.
Nella foto, tratta dal settimanale Credere, i ritratti di alcuni estensori del video-appello "christian4peace". In alto e in copertina: Vladimir Putin, 70 anni, con il Patriarca Kirill, 76. Foto: Ansa.

«NON SI PUÓ PIÚ TACERE SU QUEL CHE ACCADE»  

Forza e convinzioni le hanno tratte dal Vangelo. Il resto l'hanno aggiunto loro: parliamo del coraggio, tanto coraggio. Un gruppo di cristiani russi si è opposto alla guerra di Putin. Il settimanale Credere, nel numero in edicola da giovedì 23 febbraio, pubblica un’intervista esclusiva con tre estensori della Dichiarazione di Natale di un gruppo di credenti russi. Si tratta di un documento con cui un gruppo di credenti di nazionalità russa, appartenenti a diverse confessioni cristiane – ortodossi, protestanti e cattolici – ha lanciato un appello alla pace e all’unità, sconfessando pubblicamente le motivazioni che giustificherebbero l’attacco all’Ucraina secondo la propaganda del presidente Vladimir Putin, appoggiata anche dalle voci ufficiali della Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca.

Grazie a contatti riservati, il giornalista Gerolamo Fazzini è riuscito a intervistare tre degli estensori della dichiarazione, garantendo loro l’anonimato. A rispondere alle domande di Credere sono (nomi di fantasia): Aleksej, maestro elementare, protestante; Boris, studente universitario ortodosso e infine Daniil, un insegnante, anch’egli ortodosso, che serve anche come accolito in parrocchia. Questi cristiani hanno instaurato una rete che coinvolge sia persone in Russia, sia persone che per i più diversi motivi – in particolare il rifiuto di combattere una guerra fratricida – oggi sono all’estero.

 

La celebrazione della Domenica delle Palme nella Cattedrale di Sant'Isacco, a San Pietroburgo, il 17 aprile 2022. Foto Ansa.
La celebrazione della Domenica delle Palme nella Cattedrale di Sant'Isacco, a San Pietroburgo, il 17 aprile 2022. Foto Ansa.

NON SUI PUò USARE DIO PER GIUSTIFICARE LA GUERRA

«Abbiamo scritto la Dichiarazione innanzitutto come cristiani, e ci basiamo primariamente sulla Parola di Dio», dicono nell’intervista. «Alcuni cristiani in Russia appoggiano la guerra non perché non abbiano letto il Vangelo, ma perché credono nella propaganda di Putin e sono convinti che in Ucraina ci siano veramente nazisti e satanisti che torturano e uccidono a centinaia i bambini perché non parlano in russo o amano la cultura russa. Se le cose stessero realmente così, la decisione di inviare truppe in Ucraina sarebbe pienamente giustificabile dal punto di vista della morale cristiana. Per questo anche la nostra Dichiarazione non è slegata dalla nostra visione politica. Tra di noi le posizioni possono differenziarsi, naturalmente, ma tutti noi siamo convinti che il regime autoritario esistente oggi in Russia arrechi un grave danno al nostro Paese e debba essere superato, i diritti e le libertà fondamentali della persona debbano essere ripristinati, e i detenuti politici lasciati tornare alle loro case. Non crediamo che in Ucraina sia al governo un regime nazista, non crediamo che la Russia sia circondata solo da nemici desiderosi di annientarla. Proprio questa visione ci dà la possibilità di giudicare la politica estera della Russia come non conforme all’insegnamento del Vangelo e ai valori cristiani».

La Dichiarazione, spiegano gli intervistati, non nasce da un disprezzo per la Russia ma, anzi, da un autentico spirito di patriottismo. «Nella Dichiarazione facciamo un tentativo di recuperare e riabilitare questo concetto. Per noi il patriottismo non equivale a fedeltà indiscussa ai governanti, ma a carità cristiana nei confronti del prossimo».

IL VIDEO ORIGiNALE (IN RUSSO SOTTOTITOLATO IN INGLESE)

  

«NOI, OPERATORI DI PACE»: IL TESTO DELL'APPELLO

«Vigilia di Natale. Per le vie grandi luminarie, ci prepariamo alla festa, compriamo regali, ci scaldiamo con un caffè caldo nel nostro bar preferito, facciamo piani per le vacanze. La vita di sempre. Scherziamo dicendo che sta per finire un altro anno difficile. Intanto, nel Paese confinante, l’Ucraina, c’è la guerra, scatenata dal nostro Governo: gli abitanti sono rimasti senza luce, senza riscaldamento, molti senza la famiglia. Anche loro facevano piani per quest’anno, anche loro volevano far festa e anche loro credevano in un miracolo. Ma il nostro Paese gli ha portato la guerra in casa, e adesso per loro scaldarsi un po’ e ricaricare il cellulare è già una festa».

Inizia così la Dichiarazione di Natale scritta da un gruppo di cristiani russi: laici, pastori, insegnanti e sacerdoti. «Non si può tacere su quel che accade», prosegue il testo. «Per questo, ci rivolgiamo a tutti i cristiani in Russia», con dieci proposte. Innanzitutto, si legge, «noi crediamo che Cristo ci invita ad amare tutti. Che i comandamenti divini «”non uccidere” (Esodo 20,13), non vendicarti di chi ti ha fatto del male, “amate i vostri nemici” (Matteo 5,39 e 44) non si possono ignorare ma si devono incarnare nella vita personale e della società. Riteniamo che l’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina sia un delitto contro la legge divina, e che la sua cosiddetta “motivazione morale” contraddica la dottrina cristiana […], riteniamo che i crimini, immaginari o reali, degli altri Stati non possano giustificare i crimini commessi dal nostro. […] Con grande amarezza prendiamo atto che la stragrande maggioranza delle comunità cristiane in Russia non ritiene necessario o importante alzare la propria voce a difesa degli innocenti e denunciare l’illegalità. Siamo inorriditi dal fatto che molti ministri delle Chiese e teologi, nel tentativo di giustificare l’invasione, distorcono il significato delle Sacre Scritture […]. Invitiamo tutti i cristiani in Russia che vogliano essere operatori di pace ad assumersi i seguenti impegni, che anche noi ci assumiamo: non ritirarsi nel proprio guscio. […]».

«Pregare perché la guerra finisca. […]. Tenendo conto dei rischi connessi e della propria situazione, denunciare il male e sostenere il ritiro immediato delle truppe dall’Ucraina, nonché l’interruzione della guerra. […]. Fare resistenza non violenta alla mobilitazione. Convincere parenti e conoscenti a non prendere parte a questa guerra in nessuna forma; aiutare coloro che si sottraggono al servizio militare. […]. Offrire aiuto umanitario. Aiutare i profughi ucraini ovunque si trovino. Sostenere con ogni mezzo possibile chi è rimasto vittima di questa guerra. Come dice san Giovanni, “Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore” (1 Giovanni 4,18). Allora saremo dei veri cristiani».

 
 
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