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lunedì 06 dicembre 2021
 
 

Putin vince la sfida dell'economia

22/08/2012  La Russia entra a tutti gli effetti nell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). L'entusiasmo dell'Unione Europea, lo scetticismo degli Usa.

Vladimir Putin su tutti gli schermi in un centro commerciale di Mosca (foto del servizio: Reuters).
Vladimir Putin su tutti gli schermi in un centro commerciale di Mosca (foto del servizio: Reuters).

Mentre il mondo si appassionava alla sorte delle Pussy Riot, delle loro provocazioni e più in generale ai destini del dissenso politico in Russia, Vladimir Putin metteva a segno un colpo che per lui conta assai più di tutte le condanne morali arrivate negli ultimi tempi. Dopo 19 anni di trattative, infatti, la Russia è stata ammessa a tutti gli effetti nel Wto (World Trade Organization), l'Organizzazione mondiale del Commercio.

La Russia, infatti, era rimasta l'unico Paese del G8 a non essere compresa nel Wto, che con essa ha raggiunto i 156 Paesi membri. Curiosamente, subito dopo è stato ammesso al numero 157 lo Stato di Vanuatu, una minuscola isola del Pacifico. Con questo risultato, il Cremlino spera di ottenere lo stesso "effetto spinta" di cui potè a suo tempo godere la Cina, ammessa nel 2001, anche se il clima economico internazionale è oggi molto più freddo di quello di allora.

Il passo è storico. E come sempre accade, di fronte a un provvedimento importante le opinioni si dividono. Innanzitutto tra ottimisti e pessimisti. I più ottimisti prevedono per gli esportatori russi un guadagno pari al 10% del Prodotto interno lordo (per la Russia di circa 2 trilioni di dollari) grazie all'abbattimento delle barriere doganali negli altri Paesi. Oltre a questo, gli stessi provvedimenti, una volta adottati in Russia (le attuali tariffe doganali scenderanno dal 15 al 7%), dovrebbero portare a un afflusso di merci d'importazione a prezzi più favorevoli, stimolando quindi i consumi a Mosca a dintorni. Proprio questo aspetto, però, inquieta i russi inclini al pessimismo (non pochissimo, almeno rispetto al Wto), che già vedono le merci occidentali (tradizionalmente più appetibili, e da oggi anche meno care) spazzar via dal mercato interi settori dell'industria leggera russa.

Il primo ministro russo Medvedev "controlla" la qualità delle merci in un negozio.
Il primo ministro russo Medvedev "controlla" la qualità delle merci in un negozio.

Il contrasto dei pareri, però, corre anche su un altro crinale, quello geografico. Il commissario europeo al Commercio, il belga Karel de Gucht, ha commentato con entusiasmo l'ingresso della Russia nel Wto: "Faciliterà gli investimentio e il commercio, darà una spinta alla modernizzazione dell'economia russa e offrirà moltissime opportunità agli imprenditori russi ed europei", ha detto. Per poi aggiungere che la riduzione bilaterale delle tariffe doganali farà risparmiare agli esportatori europei circa 3,1 miliardi di dollari (2,5 miliardi di euro).

La Russia, d'altra parte, è il terzo partner commerciale dell'Unione Europea, che non poteva salutare altrimenti il suo ingresso definitivo nella comunità economica internazionale. In questo caso, il vantaggio sarà soprattutto nostro: i produttori Ue esportano in Russia merci per 134 miliardi di dollari (108 miliardi di euro), tra cui automobili per 7 miliardi di euro e medicinali per 6 miliardi di euro. La Russia esporta nella Ue per un valore di 200 miliardi di euro, 130 dei quali però dovuti a gas e petrolio che sono comunque esclusi dai regolamenti del Wto.

Il pessimismo, o meglio lo scetticismo, oggi abita soprattutto sulla sponda americana dell'Atlantico. Le esportazioni Usa verso la Russia contano solo per lo 0,5% del totale delle esportazioni americane. I timori sono in parte minore economici e in parte maggiore politici. Le grandi compagnie americane che lavorano in Russia, come Caterpillar, Deere e General Electric, temono la concorrenza al ribasso dei competitor cinesi, coreani e giapponesi. Ma soprattutto temono (in primo luogo i Repubblicani) che l'ingresso a pieno titolo della Russia nel Wto renda ancora più aggressiva la politica del Cremlino sui fronti "caldi" per gli Usa. Per citare l'ultimo esempio: la Siria e la sorte del presidente Assad.

Per questo molti membri del Congresso (con l'appoggio della grande industria), sia Democratici sia Repubblicani, chiedono che la vecchia legge americana che subordinava i rapporti commerciali con la Russia alla libertà di emigrazione degli ebrei (allora sovietici, poi russi), venga sostituita da un'altra legge che, alle stesse condizioni, punti a sanzionale eventuali abusi del Cremlino nei confronti del dissenso e della libertà di parola.

 
 
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