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Sacchi: il mio bilancio della Serie A

12/05/2012  Il coordinatore tecnico delle Nazionali giovanili a 360 gradi sul campionato: i meriti della Juve, la corsa alla Champions League, la violenza negli stadi e l'ombra del calcio scommesse

Arrigo Sacchi, coordinatore tecnico delle Nazionali giovanili  (foto e copertina Ansa).
Arrigo Sacchi, coordinatore tecnico delle Nazionali giovanili (foto e copertina Ansa).

Tra scudetto (già assegnato) e Champions League (l’ultimo posto in ballo). Passando per i tanti veleni di un calcio che stenta a trovare la strada maestra. Arrigo Sacchi tira le somme, dispensa elogi (pochi), guarda all’immediato futuro, ammonisce pensato al calcio che verrà. Innanzitutto, il calcio giocato. Che ha promosso la Juventus, in barba ai pronostici della vigilia del campionato.

- Scudetto in bianconero: meritato?

 

"Meritatissimo, direi. E per più di un motivo. La Juventus veniva da anni difficili, è stata abile nel programmare. Ha puntato su un allenatore giovane, che ha dimostrato di avere idee chiare e attitudine alla ricerca di un calcio propositivo. Come conseguenza, è nata la squadra con il miglior gioco d’assieme del nostro campionato. Al di là di quel che abbiamo visto in campo, un dato statistico emerge prepotentemente a dar credito al gioco bianconero".

- Quale?

 

"Il bomber Matri ha realizzato soltanto dieci reti. La distribuzione dei gol tra molti giocatori della rosa e vari reparti è la palese dimostrazione di come la Juve abbia sempre ricercato un gioco di squadra, anziché affidarsi alle invenzioni dei singoli".

- Un dato importante, anche per il futuro?

 

"Sicuramente. Perché la Juve vista all’opera quest’anno è di gran lunga la squadra italiana a maggior vocazione europea. Se in serie A è spesso stato sufficiente altro, per vincere in Europa serve un calcio propositivo e d’assieme".

- La Juventus è stata un’eccezione?

 

"Una delle poche. Perché il campionato è stato incerto e per certi versi imprevedibile ma non bello. Anche perché in Italia più che lo spettacolo si chiedono risultati, anche immediati. L’incertezza ha aumentato le emozioni, non lo spettacolo. La Juve è stata brava: ha coniugato bel calcio e successo, per questo ancor più meritato".

- Resta in ballo un posto in Champions League: chi la spunterà?

 

"L’Udinese è favorita, perché ha un piccolo quanto importante vantaggio in classifica e perché sa esaltarsi in un calcio molto italiano, basato su un’eccellente fase difensiva e veloci ripartenze. Quindi, può far risultato a Catania. Non mi meraviglierei, però, se arrivassero sorprese dell’ultima ora. Negli ultimi anni non eravamo abituati, ma stavolta molte partite nel finale di campionato si sono risolte in modo sorprendente. Quindi, nessuno alzi bandiera bianca: tutto è possibile".

- Tante sorprese nel finale di stagione: novità importante?

 

"Molto importante, ma questa tendenza dovrà essere consolidata nel tempo. Potrebbe essere dettata solo dal timore per l’evolversi delle ultime vicende del calcio scommesse, ma può anche darsi che si stia elevando lo spirito sportivo dei protagonisti. Questo lo capiremo col passar del tempo".

- Ma la questione del calcio scommesse non è certo un bel vedere: cosa ne pensa?

 

"Uno dei tanti guai del calcio italiano. Se si considera l’etica come un inutile orpello si va incontro a queste degenerazioni".

- Altri problemi?

 

"Dello spettacolo che latita s’è detto, poi c’è la questione stadi, che sono sempre fatiscenti e obsoleti, contribuendo a tenere lontana la gente dal calcio. E poi, violenza ed esasperazione. Spesso la violenza la fa da padrona: si ingabbiano i violenti, ma per farlo si tengono lontane le famiglie e i ragazzini. Il calcio, poi, andrebbe vissuto con gioia, invece si esaspera tutto in maniera esagerata, dalle decisioni arbitrali ai risultati negativi. Prendiamo l’episodio di Delio Rossi: certamente grave, ma determinato dall’esasperazione del momento".

 

- Una strada senza via d’uscita?

 

"Le vie d’uscita ci sono sempre: basta volerle imboccare".

 
 
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