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sabato 27 novembre 2021
 
 

Tettamanzi: i sacramenti, segni delle misericordie del Signore

02/10/2014  Il cardinale Tettamanzi ci introduce il punto centrale del Sinodo: aiutare a vivere in modo più limpido e cosciente il significato del sacramento del matrimonio

«Non voglio minimamente entrare nel dibattito che ha preceduto il Sinodo sulle famiglie. Il rischio è di dimenticarsi del cuore vero del problema: le persone, le famiglie ferite e il loro cammino di fede». Non ci sta il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, da qualche giorno nelle librerie con Il Vangelo della misericordia per le famiglie ferite, edito San Paolo. In cui risponde a domande cruciali: qual è realmente la posizione della Chiesa nei confronti delle “famiglie ferite” e dei fedeli divorziati risposati? Perché non possono accostarsi al sacramento della riconciliazione e ricevere la comunione? E, in un futuro non lontano, sono possibili delle aperture?

«Una prima precisazione è che i fedeli divorziati risposati sono membri della Chiesa e lo sono in forza del battesimo ricevuto e in virtù della fede conservata e in qualche modo vissuta. La spiegazione sta innanzitutto nel sacramento del battesimo che in virtù del suo carattere indelebile fa di chi lo riceve una «creatura nuova», un essere definitivamente e irreversibilmente inserito in Gesù Cristo e nel suo Corpo vivente che è la Chiesa. Ma non possono accedere all’eucarestia, limitazione necessaria derivata dalla loro condizione di vita. Se ricevuta dai divorziati risposati, l’eucarestia si configura come un «segno falso e falsificante»: mentre questa significa e attua una partecipazione piena a Gesù Cristo nel sacrificio che sigilla la sua indissolubile alleanza d’amore alla Chiesa. La loro è «un’alleanza spezzata».

- Pochi giorni all’apertura del Sinodo e l’attenzione si concentra su questo tema che brucia per le famiglie ferite.
«Permane l’amarezza per coloro che si sentono giudicati come “imperdonabili”. Invece, Dio ama, tutti nessuno escluso, con un cuore misericordioso».

- Lei si è sentito interpellato da queste riflessioni nel suo magistero?
«Senz’altro, sia nel mio insegnamento teologico pastorale sia nel mio ministero sacerdotale. Nel 2008 ho scritto Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, una lettera per far comprendere la posizione della Chiesa e per vivere gli spazi smisurati che il cuore di Cristo apre a tutti».

- Lei, nel libro, parla di una responsabilità storica che non si può disertare nel rispondere a coloro che si sentono esclusi dalla comunità cristiana.
«Mi faccio guidare dalla luce del Vangelo e dall’esperienza umana. Ho a cuore “la cura delle anime” e per questo suggerisco pazienza, dialogo e perdono: un cammino esistenziale in cui le persone si confrontano con i propri errori e, passando per un percorso di purificazione e maturazione, arrivano a riconciliarsi tra loro, con la Chiesa e con Dio».

- Nella logica di una Chiesa, Madre e Maestra, si augura eventuali cambiamenti nella disciplina e nella pastorale delle famiglie ferite?

«Sollecito una pastorale, come dice papa Francesco, intelligente, coraggiosa e piena d’amore, fatta di vicinanza, compassione e condivisione, senza giudizio né condanna della persona. Un cammino pastorale nel segno dell’inclusione e non dell’esclusione, dove l’intelligenza e il coraggio trovano nell’amore il loro fondamento, il loro dinamismo e il loro compimento. Una pastorale di annuncio e di educazione alla grandezza e alla bellezza umana e cristiana del matrimonio».

- Lei non esclude l’ipotesi di una possibile ricezione dei sacramenti della penitenza e dell’eucarestia da parte dei fedeli divorziati risposati?
«In attesa delle discussioni sinodali penso che l’ipotesi potrebbe essere accolta a tre precise condizioni che determinano una strada da percorrere: se dei sacramenti si assume, secondo l’insegnamento costante della Chiesa, il significato di “segni delle misericordie di Dio”; se si evitano indebite confusioni sull’indissolubilità del matrimonio e si assicura un recuperato impegno di vita cristiana attraverso «cammini di fede» che siano veri e seri».

- Lei definisce questo recuperato impegno di evangelizzazione la grande questione in gioco nei lavori sinodali sulla famiglia: qual è il senso di tale “grande questione”?
«Aiutare a vivere in modo più limpido e cosciente il significato del sacramento del matrimonio e del vissuto quotidiano della coppia e della famiglia nella Chiesa e nella società come vocazione e missione loro proprie».

- Cosa si augura da questo Sinodo?
«Che si promuova una “iniziazione cristiana per adulti” in analogia a quella per bambini e fanciulli. Che sia luogo di sapienza evangelica, incontro che si fa dialogo e genera comunione. Un evento illuminato e guidato dallo Spirito».

 
 
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