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venerdì 03 dicembre 2021
 
 

Sahel, lotta contro il tempo

16/03/2012  La Fao lancia un appello per un ulteriore finanziamento di almeno 69,8 milioni di dollari per fornire assistenza a circa 790.000 famiglie contadine vittime della prolungata siccità.

Un'immagine del Ciad orientale, colpito da una dura siccità. Foto Reuters (anche la copertina è dell'agenzia Reuters).
Un'immagine del Ciad orientale, colpito da una dura siccità. Foto Reuters (anche la copertina è dell'agenzia Reuters).

Il Sahel non può aspettare oltre. Occorre intervenire e presto per scongiurare una crisi alimentare di ampie proporzioni, proteggendo o ricostituendo, laddove necessario, i mezzi di sussistenza delle comunità che dipendono dal bestiame e dall'agricoltura.

La Fao lancia un appello per un ulteriore finanziamento di almeno 69,8 milioni di dollari per fornire assistenza a circa 790.000 famiglie contadine vulnerabili intrappolate in un ciclo di crisi alimentari ricorrenti, acuite dalla siccità che - da sola - ha ridotto di un quarto la produzione di cereali. Sono almeno 15 milioni le persone a rischio fame nel Sahel: 5,4 milioni di persone nel Niger (35% della popolazione); 3 milioni in Mali (20%); circa 1,7 milioni in Burkina Faso (10%); circa 3,6 milioni in Ciad (28%); 850.000 in Senegal (6%); 713.500 in Gambia (37%) e 700.000 in Mauritania (22%).  

La crisi ha molteplici cause:come già accennato la prima è senza dubbio la prolungata siccità, ma non vanno dimenticati il rialzo dei prezzi, la scarsità di foraggio per il bestiame, una riduzione delle rimesse dall'estero da parte dei lavoratori emigrati, il degrado ambientale, le migrazioni e la povertà cronica. Intervenire è necessario per interrompere un circolo vizioso. È stato segnalato inoltre un notevole aumento di sfollati e rifugiati, tra cui circa 63.000 sfollati interni in Mali scappati a causa del conflitto in atto nel Nord del Paese, e altri 60.000 rifugiati nei paesi vicini.

Nel Sahel la produzione complessiva di cereali nel 2011 è stata in media il 25% inferiore a quella del 2010, ma in Ciad e in Mauritania il calo è stato del 50% rispetto all'anno precedente. 
In molti Paesi vi è stato anche un massiccio, seppur localizzato, calo della produzione (sino all'80%) secondo quanto riferisce il Food Crisis Prevention Network, un forum di Governi, donatori ed altre istituzioni che lavorano su questioni di sicurezza alimentare in Africa occidentale. 


Una bambina nell'area del Sahel. Foto Reurters.
Una bambina nell'area del Sahel. Foto Reurters.

La crisi ha molteplici cause:come già accennato la prima è senza dubbio la prolungata siccità, ma non vanno dimenticati il rialzo dei prezzi, la scarsità di foraggio per il bestiame, una riduzione delle rimesse dall'estero da parte dei lavoratori emigrati, il degrado ambientale, le migrazioni e la povertà cronica. Intervenire è necessario per interrompere un circolo vizioso. È stato segnalato inoltre un notevole aumento di sfollati e rifugiati, tra cui circa 63.000 sfollati interni in Mali scappati a causa del conflitto in atto nel Nord del Paese, e altri 60.000 rifugiati nei paesi vicini.

Nel Sahel la produzione complessiva di cereali nel 2011 è stata in media il 25% inferiore a quella del 2010, ma in Ciad e in Mauritania il calo è stato del 50% rispetto all'anno precedente. 
In molti Paesi vi è stato anche un massiccio, seppur localizzato, calo della produzione (sino all'80%) secondo quanto riferisce il Food Crisis Prevention Network, un forum di Governi, donatori ed altre istituzioni che lavorano su questioni di sicurezza alimentare in Africa occidentale. 


Area del Sahel: un contadino del Niger. Foto di Phil Behan/Wfp.
Area del Sahel: un contadino del Niger. Foto di Phil Behan/Wfp.

Che fare? «Parte della soluzione sta nel migliorare l'accesso dei contadini e degli allevatori ai mercati locali, incoraggiare l'uso di prodotti locali e applicare buone pratiche di riduzione del rischio per rafforzare la loro capacità di resistenza alle emergenze»,  ha affermato José Graziano da Silva, direttore generale della Fao. Secondo l'agenzia dell'Onu sono necessari almeno altri 75,4 milioni di dollari per dare assistenza a circa 790.000 famiglie: finora sono stati mobilitati solo 5,6 milioni.

I donatori che hanno fornito assistenza alla regione sono l'Austria, il Belgio, il Brasile, il Fondo centrale d'intervento per le emergenze, l'Unione Europea e la sua Direzione Generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile, la Finlandia, la Francia, il Lussemburgo, la Spagna, la Svezia, la Svizzera e gli Stati Uniti.   «Purtroppo il Sahel, in questi ultimi mesi, è stato gravemente e nuovamente minacciato da una consistente diminuzione di risorse alimentari e dalla carestia causata dalla mancanza di pioggia e dell’avanzare costante del deserto che ne consegue. Esorto la comunità internazionale a considerare seriamente l’estrema povertà di queste popolazioni le cui condizioni di vita si stanno deteriorando. Desidero altresì incoraggiare e sostenere gli sforzi degli organismi ecclesiali che operano in questo ambito», ha detto Papa Benedetto XVI, rivolgendosi ai rappresentanti della "Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel".  


 
 
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