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giovedì 20 gennaio 2022
 
Il caso
 

Caterina non deve morire

13/03/2021  Da anni subisce vessazioni e minacce da suo marito ed è certa: «Appena può mi ammazzerà». Oggi l'uomo è in carcere, inchiodato da una videocamera, ma cosa accadrà quando sarà di nuovo fuori? L'appello di don Patriciello perché non muoia un'altra donna

Ornella è morta. Aveva solo 40 anni questa bella mamma napoletana; suo marito, per ben dodici volte, l’ha pugnalata senza pietà. Caterina, invece, è viva ma ha paura di essere ammazzata come Ornella. E lo sta gridando al mondo. Suo marito, in questi giorni, è in carcere, ma presto sarà libero. Attraverso la trasmissione « Chi l’ha visto?» la voce pacata di Caterina, il suo volto, tenero e sciupato, la sua storia, sono entrati nelle case e nei cuori di tanti italiani. Ma è stato, soprattutto, un video di pochi minuti a farci inorridire. Nel filmato si vede un uomo – suo marito, il padre dei suoi tre figli – entrare con fare minaccioso nel cortile dell’abitazione dove lei si è rifugiata, dopo averlo denunciato per maltrattamenti e violenze di ogni tipo. Trova la porta chiusa - la famiglia è rintanata in casa per la paura - ed eccolo pronto ad arrampicarsi su per la grondaia. Non ce la fa, scivola, cade. Non si arrende, ritenta, cade di nuovo. Alla fine, accorgendosi di essere stato ripreso, rompe la telecamera. Caterina, i suoi bambini, le sue sorelle, i genitori sono terrorizzati. L’uomo era riuscito, negli anni precedenti, a isolarla dal contesto familiare e dalle vecchie amiche. Le aveva fatto il vuoto intorno. Una tecnica, questa, che si ripete in quasi tutte le situazioni simili. Isolata da tutti, infatti, la donna-vittima, rimane in balia del suo aguzzino. In questo modo diventa sempre più difficile ribellarsi. D’altronde, Caterina, sa bene che al primo tentativo di ribellione, l’uomo diverrà più vigliacco e più violento. Allora tace. Per amore dei figli, tace. Illudendosi di condurre alla ragione l’uomo che divenne suo marito, tace. Implorando da Dio un miracolo, tace. E ingoia. Lacrime, amarezze, delusioni, paura. Ingoia, fino a quando il miracolo avviene. All’improvviso una forza misteriosa che non sapeva di avere si fa avanti prepotentemente. Caterina finalmente capisce che l’unica cosa da fare è correre dalle forze dell’ordine denunciare. Lo fa, e non una volta sola. L’uomo viene diffidato dall’avvicinarsi al nuovo domicilio della moglie. Un vero affronto, per lui. Non è possibile. Per un marito-padrone-carnefice non è concepibile che la “sua” donna gli sfugga dalle mani. Non si rassegna, non si dà pace. E parte. Va, deve andare, deve sfogare la rabbia che tiene prigioniero lui e tormenta e affligge gli altri. Deve fargliela pagare a quella donna, sempre dolce e remissiva, che ha osato sfidarlo; e con lei dovranno pagarla anche coloro che la stanno sostenendo e incoraggiando. Il diavolo fa le pentole ma non ha mai imparato a fare i coperchi. E lui, quel giorno, non ha fatto i conti con quella piccola, benedetta telecamera che con occhio vigile e discreto riprende la sua vigliacca impresa. Ed è proprio grazie a quel filmato se oggi è in carcere. Oggi. E tra pochi mesi? Che avverrà il giorno in cui Caterina e la sua famiglia se lo ritroveranno davanti, magari infrangendo il solito divieto di mantenere le debite distanze? Non osiamo e non vogliamo immaginarlo. Caterina, che da anni ha subito vessazioni di ogni tipo, è certa: «Appena può mi ammazzerà». Il pensiero corre alla cara Clara Ceccarelli di Genova, uccisa con 100 – cento! – coltellate dall’ex compagno. La povera Clara, convinta che la sua vita sarebbe finita in quell’orribile modo, si era pagata addirittura il funerale. Per Clara, Ornella, Ilenia e tante altre care donne- martiri non possiamo fare più niente per riportarle in vita. Siamo arrivati tardi; troppo tardi e non senza omissioni e colpe. Abbiamo preferito occuparci di tante banalità o argomenti meno importanti, trascurando, o minimizzando, la violenza vigliacca e bieca di tanti maschi sulle donne che ritenevano essere loro proprietà privata. Per Caterina, però, possiamo e dobbiamo fare di tutto perché gli incubi che rendono insonni le sue notti non diventino realtà. Caterina non deve morire. Ognuno faccia la sua parte. Tutti insieme, salviamo Caterina.

 
 
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