Matteo Salvini è dunque tecnicamente “imperdonabile” perché senza peccato. Lo apprendiamo da lui medesimo. “Noi non abbiamo bisogno di essere perdonati” ha detto commentando le parole del Papa che oggi ha parlato di immigrati, di porte che vengono loro chiuse in faccia, e della necessità di perdonare chi oppone loro rifiuti.
Il senzaperdono Salvini oppone al Pontefice due frasi da lumbard gagliardo, tagliate nelle pietra verde Po che a Radio Padania fa tanta audience: “Quanti rifugiati ha il Vaticano”? E ancora: “Sono curioso di vedere se a Torino incontrerà qualche sfrattato torinese”. Roba forte.
Analizzando le due risposte, un matematico direbbe che Salvini dispone di una logica binaria, quella che governa i microchip e va avanti per sequenze di 0/1. Ovvero azione/reazione.
L’imperdonabile argomenta attraverso il meccanismo dei riflessi pavloviani, studiati da sempre su criceti e animali da laboratorio. Del tutto secondario se il riflesso, ovvero quel che dice (e regala al resto del mondo), sia vagamente collegato all’azione. Se cioè le parole del Papa abbiano una attinenza logica con quel che dichiara ai microfoni di turno.
Uscendo dalla sua logica binaria e un po’ claustrofobica, vorremmo dunque obiettare al senzapeccato due cose. La prima è che questo Papa ha invitato da tempo la Chiesa ad aprire ogni struttura, vuota o non pienamente utilizzata, per accogliere profughi e dare loro un tetto. Ed è stato fatto, anche (non solo) in Vaticano. Dunque la risposta è: sì il Vaticano accoglie rifugiati. Molti. Questo giornale ne ha parlato diverse volte.
La seconda è che di profughi, rifugiati, (e diremmo anche malati, indifesi, poveri, insomma ultimi della Terra) Francesco ne incontra migliaia al giorno, diremmo “per mestiere”. Se dovesse mancarne qualcuno a Torino, per eccesso di zelo delle autorità locali, avrà modo di rifarsi.
Ps Si attendono riflessi (pavloviani)