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mercoledì 01 dicembre 2021
 
POLITICA
 

Salvini tra Lega, Le Pen e neofascismo

15/03/2015  A colloquio con lo storico Alessandro Campi, studioso dei movimenti di destra e collaboratore di Gianfranco Fini: "Di fronte al fenomeno Renzi il segretario del Carroccio è l'unico che si è posto il problema. E ora sta capitalizzando scommettendo tutto sull'identità".

(nella foto: lo storico Alessandro Campi)


 “Gli italiani hanno la memoria corta”, commenta lo storico Alessandro Campi (insegna Storia del pensiero politico all’Università di Perugia), studioso dei movimenti di destra e a suo tempo ispiratore della svolta di Gianfranco Fini che lo portò tra l'altro alla rottura con Berlusconi nel Pdl. “Proprio così, la capacità di dimenticare politicamente le cose è straordinaria. Però non so se in Meridione si dimenticheranno il Salvini antimeridionalista”. Con Campi parliamo del leafder del Carroccio (ma si può ancora chiamar Carroccio?) e della svolta nazionalista di destra, che ha fatto dimenticare in pochi mesi Padania, settentrione, secessione, persino il federalismo, dopo vent’anni di feste, raduni, convegni e comizi al grido di “Prima il Nord”.
E’ cambiato tutto nella Lega professor Campi?
“E’ cambiato sicuramente moltissimo nella Lega. Non appare più come al voce del Nord in chiave anticentralista e antimeridionale. Salvini può sfruttare questa inclinazione all’oblio che gli elettori hanno sempre avuto, soprattutto nella Seconda Repubblica”.
Eppure non è passato molto tempo da quando con i napoletani evocava il colera e li sbeffeggiava alle feste di Pontida.
“Gli italiani (e quindi anche i napoletani che dir si voglia) non si ricorderanno nemmeno quel che Salvini ha detto se riterranno credibile il suo messaggio. Il suo modo di comunicare lo differenzia molto da Matteo Renzi. Il segretario della Lega dà l’impressione di farsi carico dei cosiddetti problemi veri della gente senza veli di ipocrisia. In effetti questo metodo può pagare, specie se davanti hai un mondo politico che parla in maniera ellittica, da Renzi ad Alfano. Magari è brutale, magari con letture confuse,  ma Salvini dice cose che contano nella vita ordinaria delle persone”.
Che destra è quella di Salvini?
"Salvini si apparenta ad altre destre europee che hanno caratteristiche analoghe, fiorite nel corso degli ultimi anni, facendo leva su una serie di temi che vanno dalla paura per l’immigrazione (che si considera incontrollata) alle ansie e alle preoccupazioni legate alla crisi economica. Da questo punto di vista non c’è nulla di nuovo rispetto a quello che è accaduto in altri Paesi. Aggiungiamo questo rigetto crescente nei confronti dell’Europa all’origine della crisi che attanaglia milioni di persone. Una destra populista che ha avuto espressioni varie in Olanda, in Francia in Inghilterra e adesso è arrivata (in ritardo) anche in Italia”. La Lega di Salvini però contiene elementi di localismo, ma strizza l’occhio anche a movimenti postfascisti come Casa Pound. Alla manifestazione in Piazza del Popolo abbiamo visto il ritratto di Mussolini e una marea di bandiere tricolore affiancate a quelle del Veneto e della Lombardia.
“Certo nel partito di Salvini ci sono delle specificità. Guardiamo innanzitutto il contesto politico.  E’ successo che il grande contenitore della destra guidato dal grande leader del centrodestra Silvio Berlusconi è imploso. La Lega di quel mondo è stato il partito che ha attraversato una crisi molto profonda ma al tempo stesso è riuscita a reagire dopo un contrasto interno molto forte e un cambio di dirigenza. E ha funzionato. Cosa che non sono riusciti a fare né Forza Italia né la destra”.
In Forza Italia si moltiplicano le fronde, gli abbandoni, le rese dei conti e le correnti. “L’implosione di quel mondo è dovuta anche al fatto di non aver voluto prendere sul serio le critiche che Fini manifestava. In tutta questa vicenda trovo bizzarro e divertente sentire da Bondi o da Cicchitto (che chissà cosa non hanno detto contro Fini), sostenere che la Lega rischia di diventare egemone e che nel partito ci sia poco dibattito, con un eccesso di personalismo. Tutte cose che erano evidenti quando c'era Fini e che dovevano rappresentare motivo di riflessione politica. Ma quelle critiche sono state rimosse e Fini è stato espulso in malo modo”.
Fini però non è stato rieletto.
“Avrà fatto errori tattici politicamente, ma il nucleo critico fondante di quelle posizioni toccavano corde e temi che evidentemente erano seri e che per essere stati rimossi hanno prodotto questa sorta di catastrofe. Per esempio, quando si è materializzato Renzi sulla scena politica, doveva essere un segnale da coglier al volo. Un avversario che passa attraverso una lotta intestina molto forte e fa emergere un nuovo gruppo dirigente. E tu, che sei nel Centrodestra, non ti poni il problema di dover fare altrettanto, di reagire a quell’onda, invece di restare immobile e fermo? Il Centrodestra è stato di un immobilismo assoluto sul piano degli uomini e sul piano delle idee. L’unico che si è posto il problema è stato Salvini, che infatti ora sta capitalizzando la sua capacità di manovra”.
Ma siamo proprio sicuri che questa metamorfosi da partito del Nord in partito nazionalista di destra funzionerà anche nel resto d’Italia? O addirittura che non perderà pezzi in Settentrione, come sta accadendo per la scissione in Liga di Flavio Tosi?
"Questa è la grande incognita. Passare dalle bandiere venete a quelle tricolori non sarà facile. Questa sintesi non è detto che possa funzionare: tra l’altro non è stata sottoposta a elezioni. Anche se al di là dello sventolio di bandiere il collante è un altro: c’è un leader di destra che finalmente alza la voce e agita temi che sono nelle corde delle persone a disagio economico: immigrazione, sicurezza, povertà.  E in nome di questi problemi si passa sopra qualunque contraddizione”.
Ma che bisogno c’era per Salvini allearsi con un movimento postfascista come Casapound? “Casapound è un fenomeno mediatico. Si sta interpretando come una forza politica alleata della Lega che può far nascere una grande forza nazionale un movimento che conterà al massimo duemila persone! Oltretutto è un fenomeno in gran parte radicato a Roma. La forza di Casapound è tutta legata alla rappresentazione mediatica che se ne dà”.
E allora perché il leader della Lega Nord si va ad alleare con questi circoli?
“C’è una convergenza di tipo ideologico. Salvini ha deciso di puntare moltissimo su temi identitari e ha succhiato linfa ideologica da Casapound. Quando una persona ha paura ha bisogno di certezze, ha bisogno di sapere chi è  e chi sono gli amici e i nemici. Salvini scommette uno scenario molto conflittuale in cui i fattori di disagio sociale saranno destinati a crescere e il messaggio identitario forte come quello di Casapound può fare presa".
Non rischia di spaventare il centro moderato, i cui voti peraltro sono in libera uscita? “Quando ci sono momenti di crisi molto radicali i moderati diventano particolarmente sensibili a messaggi radicali ed estremistici che paradossalmente sono quelli più rassicuranti. Il moderatismo va bene quando le democrazie sono stabili, non quando si vivono fragilità, tensioni e smarrimenti".
L’avversario di Salvini dunque è la ripresa.
“Certo lui sta scommettendo su uno scenario catastrofista. Tanto più crescerà il disagio tanto più potrà far presa come dimostra in Francia il partito della Le Pen cui Salvini si ispira. Il caso caso francese insegna: un partito di estrazione neofascista (il padre era addirittura vichista) che però intercetta molto consenso, anche nei contesti metropolitani, persino in fasce di elettorato che vengono dalla sinistra radicale. Col tempo il partito di Marine Le Pen è diventato fortemente antieuropeo, sovranista e fortemente identitario: aiamo francesi vogliamo rimanere francesi. A ben vedere, il padanismo leghista non è molto diverso dal lepenismo. Le Pen padre e figlia pensavano alla Francia, Bossi e Salvini pensavano alla Padania: tradizioni, radicamento territoriale, etc.  Cambia solo la dimensione spaziale, in fondo Salvini è solo passato dal micro (la Padania) al macro: l’Italia. Simbolicamente sembra un salto logico molto forte ma lo schema è sempre quello".  

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