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San Francesco d'Assisi

11/11/2011 

Il Fondatore dei Francescani nacque alla fine del 1181 o all’inizio del 1182 e fu battezzato col nome di Giovanni, ma suo padre, il mercante di stoffe Pietro di Bernardone, che si trovava in Francia per lavoro, volle che il figlio si chiamasse Francesco. Poco si sa della sua fanciullezza: cominciò presto a lavorare nella bottega paterna, e da giovane avido di primeggiare com’era, amante del fasto ma anche generoso con i poveri, era l’animatore delle allegre brigate della gioventù assisana. Sui vent’anni partecipò al primo periodo di lotte cittadine tra Perugia e Assisi e dopo la disfatta dei suoi concittadini a Ponte S. Giovanni, cadde prigioniero dei perugini. Liberato un anno dopo, si diresse verso la Puglia per farsi armare cavaliere nell’esercito di Gualtieri di Brienne, ma, convinto da un misterioso sogno di cui non si conoscono i particolari, giunto a Spoleto tornò sui suoi passi. E qui iniziò la sua profonda conversione, che lo vide dedicarsi alla preghiera, all’assistenza ai poveri e soprattutto ai lebbrosi, nonostante l’incomprensione e lo scherno dei familiari e dei coetanei. Nell’autunno 1205 si sentì rivolgere dal Crocifisso il seguente invito, mentre pregava nella chiesetta campestre di S. Damiano: «Francesco, va’ e ripara la mia chiesa che, come vedi, va tutta in rovina». In quel periodo era preoccupato di sfuggire all’ira del padre, deluso dai suoi progetti sul figlio: lo scontro diretto con lui lo portò a rinunciare ai beni e ai diritti dell’eredità paterna davanti al vescovo Guido, alla cui autorità si sottopose come penitente e consacrato a Dio. Furono queste le sue nozze con “madonna Povertà”.

Dopo un biennio di vita solitaria, da eremita, in cui restaurò tre chiesette fatiscenti nella campagna assisana, tra cui quella di S. Damiano, Francesco trovò la sua definitiva vocazione ai primi di aprile del 1208: durante la Messa aveva ascoltato un brano del vangelo di Matteo sulla missione degli Apostoli, spiegatogli poi dal sacerdote nei suoi punti essenziali di assoluta povertà, di umile abbandono e fiducia in Dio, di predicazione popolare e itinerante. Era quello che da tempo egli desiderava e da allora la sua vita eremitica si trasformò: con una corda bianca ai fianchi della rozza tunica e con l’aggiunta del tipico cappuccio in uso presso i contadini umbri, Francesco cominciò presso la chiesa parrocchiale di S. Giorgio in Assisi la sua prima predicazione. Dopo pochi giorni, commossi dal suo esempio, arrivarono i primi compagni: il ricco mercante Bernardo da Quintavalle e il dottore in legge Pietro Cattani, a cui se ne aggiunsero poi altri dieci. Per un anno il santo li istruì presso il tugurio di Rivotorto, inviandoli poi nelle prime missioni di predicazione in alcune regioni d’Italia, mentre egli scriveva la prima Regola che, approvata l’anno seguente da Papa Onorio III a Roma, sanciva la fondazione canonica dell’Ordine dei Frati Minori. Lo stesso Pontefice autorizzò il gruppo dei dodici a predicare dovunque, inserendoli con la tonsura nella categoria clericale; probabilmente il santo fu ordinato diacono, ma poi in seguito per umiltà non volle diventare sacerdote.

Dal 1210 al 1224 Francesco predicò per le strade e le piazze non solo dell’Italia centrale mentre aumentava incredibilmente il numero dei suoi frati con i quali, dopo la primitiva sede di Rivotorto, si installò definitivamente alla Porziuncola, una piccola chiesa nella piana di Assisi. A lui si unì presto Antonio di Padova, che con la sua predicazione attirava folle incredibili, mai viste prima di allora. Nel 1211 Francesco aveva accolto alla Porziuncola la giovane Chiara, dandole un abito religioso e affidandola prima a un monastero benedettino, e successivamente inviandola con alcune compagne a S. Damiano dove sarebbe sorto il secondo ordine francescano, quello delle Clarisse. Nel 1219 il santo riuscì a recarsi in Terrasanta, spingendosi poi in Siria e in Egitto, dove presso Damietta predicò alla presenza del sultano Al-Malik al-Kamil, un sovrano benevolo e prudente, aprendo così il vasto campo dell’apostolato missionario ai suoi figli; ma nel frattempo aveva dato vita alle prime dodici province dell’Ordine inviando i suoi frati in varie nazioni d’Europa, nella stessa Palestina e nel Marocco, dove il 126 gennaio 1220 furono giustiziati i primi cinque protomartiri francescani. Nel 1221 il santo completava i suoi istituti con la fondazione del Terz’Ordine dei Penitenti, o Terziari Francescani, uomini e donne desiderosi di vivere nel mondo secondo lo spirito del Vangelo.

Nel 1220 aveva ottenuto da Cristo mediante l’intercessione della Vergine degli Angeli - «per mandare tutti in paradiso» - il grande “perdono” o Indulgenza della Porziuncola, confermata per il 2 agosto di ogni anno da Onorio III, il quale nel 1223 approvò poi anche la Regola definitiva. In quello stesso anno, in occasione del Natale, nella selva di Greccio il santo ricostruiva, con figure viventi, le scene del Presepio del Signore, meritando ai accogliere tra le sue braccia Gesù Bambino. L’ultimo biennio di vita vide Francesco sempre più distaccato dal mondo e dal governo dell’Ordine, indebolito nel corpo per le austerità e diverse malattie, ma sempre più conforme a Cristo con episodi memorandi, tra cui quello del 14 settembre 1224 quando, sul monte della Verna, dallo stesso Crocifisso, apparsogli in forma di serafino alato, ricevette le sacre stigmate nelle mani, nei piedi e nel costato. Era la prima volta nella storia della santità cattolica che si verificava questo miracolo che, ben documentato e minutamente descritto da fonti sicure, fu energicamente difeso da Gregorio IX.

Tornato ad Assisi stremato, essendo stato informato dal Signore della sua prossima fine, ormai quasi cieco il Poverello improvvisò il suo Cantico di frate Sole (o Cantico delle creature) per il quale egli può anche essere considerato il primo poeta in lingua italiana. Nell’agosto del 1226 dettò il suo Testamento, facendosi poi portare alla Porziuncola e qui accolse cantando “sorella morte” il 3 ottobre, dopo che si era fatto mettere nudo per terra. Il giorno dopo fu portato nella chiesa di S. Giorgio, passando per S. Damiano per ricevere il saluto di Chiara, che baciò le stimmate del santo dopo che per lei ne era stata aperta la bara. Il 25 febbraio 1229, per il moltiplicarsi di miracoli attribuiti alla sua intercessione, fu canonizzato da Gregorio IX; intanto si stava costruendo la basilica dove nel 1230 sarebbe stato traslato definitivamente il corpo del santo. Pio XII il 18 giugno 1939 lo proclamò patrono d’Italia con S. Caterina da Siena. Francesco costituisce una novità nel modello monastico perché egli propone un religioso chiamato frate: non più monaco, isolato dal mondo, ma fratello, vicino a tutti, in parentela con tutti.

 
 
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