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San Giovanni Battista de la Salle, il patrono degli insegnanti

07/04/2020  Innova i metodi educativi , forma gli insegnanti, abolisce le lezioni in latino introducendo il francese e fonda la comunità dei “Fratelli delle Scuole Cristiane” per i bambini, in particolare poveri. Per questa attività fu tanto osteggiato in vita quanto esaltato dopo la morte

Il fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane nacque a Reims il 30 aprile 1651, primogenito di dieci figli dei quali tre furono poi sacerdoti e una religiosa. Giovanni Battista ricevette la prima istruzione in casa da alcuni precettori, poi frequentò come esterno il collegio dei Bons Enfants avvertendo molto presto la vocazione al sacerdozio. A undici anni ricevette la prima tonsura, poi a sedici fu nominato canonico della cattedrale al posto di un suo anziano parente e l’anno dopo ricevette i primi ordini minori. A soli 21 anni, rimasto orfano di entrambi i genitori, dovette occuparsi dei fratelli, continuando però la sua preparazione in vista dell’ordinazione sacerdotale, che gli fu conferita soltanto nel 1678. Intanto frequentava la facoltà teologica di Reims, poi si trasferì a Parigi nel seminario di S. Sulpizio per poter frequentare i corsi di teologia alla Sorbona.

Per lui si rivelò determinante la direzione spirituale del can. Nicola Roland, che aveva fondato a Reims le suore del S. Bambino Gesù per la cura e l’assistenza delle fanciulle povere: presso questa comunità, Giovanni Battista incontrò Adriano Nyel, un laico molto zelante che era particolarmente interessato al problema delle scuole popolari. Con lui ed alcuni sacerdoti della città aprì scuole gratuite per i ragazzi, nella parrocchia di S. Maurizio e poi in quelle di S. Giacomo e di S. Sinforiano. Ma ben presto il santo si rese conto che i tre maestri che si erano uniti al Nyel non avevano una sufficiente preparazione culturale e didattica, nonostante le loro buona volontà. Egli allora, dopo averli accolti in una casa presa in affitto, cercò di istruirli e di formarli moralmente, di ispirare loro una chiara coscienza della missione che erano chiamati a svolgere.

Non gli mancarono le critiche da parte dei parenti e degli amici perché, invece di aspirare alle dignità ecclesiastiche, passava il suo tempo coi maestri; tuttavia, convinto che quello del maestro non può essere un mestiere, pian piano elaborò il progetto di fondare una congregazione adatta alla scuola popolare, dove la vocazione presupponeva doti attitudinali naturali e acquisite, nonché una “consacrazione laica”. Cominciò così a far vita comune con quei maestri, dopo aver rinunciato al canonicato e liquidato il suo patrimonio dandolo ai poveri durante la terribile carestia del 1684. In quello stesso anno, i primi dodici Fratelli emisero con lui i voti annuali di obbedienza e di stabilità. Tre anni dopo venivano inaugurati a Reims un seminario per i maestri di campagna e il noviziato con un buon numero di aspiranti, tutti di notevole livello. In questo periodo il fondatore iniziò a mettere a punto le regole canoniche del suo istituto e a comporre le sue opere a carattere pedagogico e spirituale. Da questi scritti emerge una dottrina pienamente inserita nel movimento della Riforma cattolica post-tridentina, che si ispira ai grandi maestri del ‘600, in particolare San Francesco di Sales, il cardinale Pietro de Bérulle e il fondatore dei Sulpiziani, Jean-Jacques Olier.

Alla Congregazione non mancarono ostacoli e dure prove. In alcune località dove erano presenti le sue scuole, il santo fu accusato dai “maestri di strada” – suoi diretti concorrenti nel campo dell’istruzione elementare - di percepire compensi dagli alunni e di usufruire di privilegi riservati alla loro corporazione professionale, nonché di mantenere una comunità di insegnanti senza le necessarie autorizzazioni. Il curato di San Sulpizio, considerandosi un po’ il capo dei Fratelli per i sussidi che elargiva loro, tentò di modificare alcuni punti della regola che gli sembravano troppo rigidi. Ma il Fondatore si mostrò intransigente, suscitando una forte reazione anche nei vertici ecclesiali e, nel 1702, dopo una visita canonica fu deposto da superiore come inetto alla direzione. I suoi discepoli però furono irremovibili nel riconoscere solo lui come legittimo superiore. Composta la vertenza con l’arcivescovo di Parigi, ad opporsi all’Istituto fu un gruppo di concorrenti che operavano nel sobborgo di Sant’Antonio, i “maestri calligrafi”: poiché i Fratelli del La Salle vi avevano aperte una ventina di scuole accogliendovi anche ragazzi non poveri, costoro reagirono con violenza, giungendo fino al saccheggio e all’incendio, tanto che la polizia ordinò la chiusura di tali scuole.

Il santo spostò allora il noviziato a St-Yon, un sobborgo di Rouen: «Se il nostro Istituto è opera di uomo», affermava, «non può non cadere; se è opera di Dio riuscirà vano ogni sforzo per distruggerlo». Preghiera e sofferenza furono le sue armi vincenti: la notte tra il venerdì e il sabato egli la trascorreva in chiesa facendo orazione; dormiva seduto su una sedia o disteso su degli assi. Digiunava, si flagellava spesso e portava il cilicio. Nonostante i molti attacchi mossi contro di essa, la giovane famiglia religiosa registrò un notevole sviluppo con fondazioni ad Avignone, Chartres, St-Omer, Grenoble, Marsiglia, Langres, Autun, Boulogne, Alais, Mende e Usez. Fu necessario aprire un altro noviziato a Marsiglia, dove i curati giansenisti cercarono di guadagnare il La Salle alla propria causa,ma egli rimase figlio fedele della Chiesa e quando uscì nel 1713 la bolla Unigenitus con la quale Clemente XI condannava il giansenismo, egli ne spiegò ai Fratelli il significato esortandoli a restare saldi nella fede.

Il viaggio trionfale delle spoglie dalla Francia a Roma

A St-Yon il santo aveva ormai riunito tutti i tipi delle proprie fondazioni: dalle “piccole scuole”, che servivano anche da tirocinio, alle “medie” per la borghesia per le quali aveva creato l’insegnamento tecnico moderno, lingue (il francese al posto del latino), commercio, disegno; dal “piccolo noviziato” per i giovanissimi aspiranti alla vita religiosa, al “noviziato scolastico” dove formava il religioso-maestro; dalla Maison de force per adulti da rieducare in cui – primo nella storia della rieducazione – introdusse criteri di rivalutazione morale, fiori e canarini nelle celle, lavoro manuale e d’arte, alla Maison libre che sanciva la loro riammissione nella vita sociale (e anche qui con pratica di calligrafia e ornati, pittura, scultura e lingue).

Nel maggio 1717, convocato il capitolo fra i principali confratelli, fu eletto superiore generale fra Barthélemy e il fondatore si dedicò a rivedere le regole della congregazione, a completare i suoi scritti e a istruire nella preghiera i novizi. La morte lo colse il 7 aprile 1719, dopo una breve malattia. Ricevuti i sacramenti, intonò coi confratelli la preghiera della sera “Maria Mater gratiae”, e furono queste le sue ultime parole. I funerali furono davvero un’apoteosi, con circa trentamila persone presenti. La sua salma, tumulata nella chiesa di San Severo a Rouen, nel 1734 fu traslata a St-Yon nella cripta della cappella dove l’urna che la conteneva fu violata durante la rivoluzione francese, ma non dispersa. Nel 1906 i Fratelli delle Scuole Cristiane, cacciati dalla Francia in seguito alle leggi contro gli ordini religiosi, ottennero di Pio X di avere con sé l’urna in Belgio, dove era stata fissata la casa madre; ma nel 1937 per ordine di Pio XI la trasportarono definitivamente a Roma, nella Casa Generalizia sulla Via Aurelia: il viaggio doveva svolgersi in incognito, ma per iniziativa del cardinale Schuster, arcivescovo di Milano, dalla frontiera di Chiasso a Roma, di regione in regione, si trasformò in un trionfo per Giovanni Battista de La Salle, che era già stato beatificato da Leone XIII nel 1888 e da lui canonizzato il 24 maggio 1900. Nel 1950, Pio XII lo dichiarò patrono di tutti gli insegnanti.

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