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Santo del giorno
 

San Guido Maria Conforti, il seminarista sonnambulo che risvegliò le Missioni

05/11/2021  Beatificato nel 1996 insieme a Daniele Comboni e canonizzato il 23 ottobre 2011 da Benedetto XVI, nonostante la malferma salute che lo accompagnò sempre e gli impedì di abbracciare completamente in prima persona la vita missionaria fu instancabile nel sostenerne il risveglio nel clero e nei seminari

Il fondatore dei Saveriani, beatificato nel 1996 insieme al Comboni e canonizzato il 23 ottobre 2011 da Benedetto XVI, è una poliedrica figura di vescovo e di missionario che, nonostante la malferma salute che lo accompagnò sempre, svolse un’attività apostolica incredibile a tutti i livelli. Ottavo di dieci figli, era nato a Casalora di Ravadese, in provincia di Parma, il 30 marzo 1865 da una famiglia abbastanza benestante. Fin da ragazzo rivelò un’intelligenza spiccata e il padre lo mandò a Parma perché frequentasse le elementari presso i Fratelli delle Scuole Cristiane, pensando che da grande avrebbe potuto gestire la sua azienda agricola. A otto anni Guido ricevette la Cresima e a dieci poté accostarsi per la prima volta all’Eucaristia. Da allora cominciò ad avvertire i sintomi della vocazione religiosa, suscitando però in famiglia una certa opposizione, soprattutto da parte del padre che vedeva svanire il suo progetto. Comunque, a undici anni, nel novembre 1876, Guido entrò nel seminario, di cui rettore don Andrea Ferrari, futuro arcivescovo di Milano e cardinale (beatificato nel 1987), ambientandosi subito assai bene grazie anche al suo carattere che gli guadagnò la simpatia dei superiori e dei compagni. Quando tutto pareva andare per il meglio, nel 1882 cominciò improvvisamente a manifestarsi in lui uno strano malessere, giudicato inizialmente come epilessia, i cui sintomi non erano del tutto convincenti.

Durante le crisi il giovane assumeva atteggiamenti stravaganti comportandosi come un sonnambulo, muovendosi nella stanza a occhi chiusi senza inciampare nei mobili, rispondendo a chi gli parlava e consultando libri che apriva alla giusta pagina sempre a occhi chiusi; e una volta ridestatosi, non ricordava nulla di quanto aveva detto e fatto. Il vescovo e il rettore, se non fosse stato per l’esemplare condotta di Guido, lo avrebbero rimandato a casa; invece gli ritardarono l’ordinazione in attesa di un cambiamento. Nel frattempo, consigliato dalla fondatrice di una piccola congregazione di suore, la beata Anna Maria Adorni, il giovane si recò in pellegrinaggio ai santuari mariani di Fontanellato e di Bologna (San Luca) e poco dopo le crisi diradarono cessando poi del tutto: la Madonna l’aveva guarito. Così il egli fu ordinato sacerdote il 22 settembre 1888. In precedenza era stato nominato vicerettore del seminario e insegnante in prima ginnasio. Cominciò a esercitare il ministero della predicazione e della confessione nelle parrocchie alla periferia di Parma. Lo zelo e le indubbie capacità da lui dimostrate spinsero i superiori a nominarlo canonico e successivamente arcidiacono della cattedrale nonostante avesse appena ventotto anni.

Il Conforti però da tempo coltivava un progetto: nel cuore aveva sempre desiderato di partire come missionario, ma non avendo potuto realizzare il suo sogno per la scarsa salute, aveva pensato di fondare egli stesso un seminario per le missioni. Ne parlò al suo vescovo, mons. Andrea Miotti, il quale si mostrò disposto ad assecondarlo, ma successivamente lo orientò verso la creazione di un orfanotrofio cittadino. Morto il Miotti nel 1893, incoraggiato dal vicario capitolare della diocesi mons. Pietro Tonarelli, il Conforti scrisse al cardinale Mieceslao Ledochowski, prefetto di “Propaganda Fide”, il dicastero vaticano che si occupa delle missioni, esponendogli le linee fondamentali del suo progetto e dicendosi disposto «a sacrificare tutto me stesso, le mie sostanze e quanto sarà in mia mano per riuscire nella santa impresa». La risposta di Roma fu positiva e incoraggiante. Il vescovo succeduto al Miotti, mons. Francesco Magani, nominò il Conforti pro-vicario della diocesi e, dopo che questi aveva conseguito la laurea in teologia,vicario generale. L’o.k. giunto da “Propaganda Fide” trovò favorevole anche mons. Magani e il 31 dicembre 1895 il Conforti poté aprire a Parma, in Borgo del Leon d’Oro, una casa per la formazione di missionari, realizzata dal santo con fondi dell’eredità paterna e di alcuni benefattori. Il nuovo istituto, posto sotto la protezione dell’apostolo delle Indie, san Francesco Saverio, ospitava inizialmente diciassette alunni provenienti da varie parrocchie della diocesi, ai quali si era unito anche don Caio Rastelli, un sacerdote ordinato pochi giorni prima, che fu subito destinato dal Conforti a vicerettore con il compito di supplirlo nell’assistenza degli alunni. Ben presto, per l’aumentato numero di vocazioni, fu trovata una nuova sede in Campo di Marte per quella che era ormai una nuova congregazione religiosa, la “Pia Società Saveriana”; un primo regolamento fu approvato dal vescovo nel 1898, mentre le costituzioni, dopo la formulazione definitiva avrebbero nel 1906 ricevuto l’approvazione da Roma in via provvisoria e, nel 1920 quella definitiva.

Nel 1899 partirono da Parma i primi due missionari per la Cina, ma uno – don Rastelli – morirà di tifo e l’altro sarà costretto a tornare in seguito alla rivolta dei Boxer. Un secondo gruppo di Saveriani verrà inviato in Cina nel 1904. Intanto però nel 1902 mons. Conforti, che nel frattempo aveva emesso i voti religiosi, veniva nominato vescovo di Ravenna, una diocesi nella quale la propaganda anticlericale, che era molto attiva, gli procurò molti ostacoli. E qui una grave forma di insonnia lo costrinse, dopo appena un anno dall’insediamento, a dimettersi, suscitando vivo rimpianto nella popolazione. Ma una volta rimessosi in salute, nel 1907 veniva destinato come vescovo coadiutore di Parma, con diritto di successione, a fianco di mons. Magani, e alla morte di questi, poco meno di tre mesi dopo, egli assunse il governo della diocesi. Nei suoi venticinque anni di episcopato il Conforti, senza rinunciare a vigilare sullo sviluppo della sua Congregazione, svolse con zelo indicibile il suo ministero, compiendo cinque volte la visita pastorale nelle più di trecento parrocchie della diocesi, sparse non soltanto nella pianura padana, ma anche in piccoli paesi dell’Appennino, da lui raggiunti inerpicandosi su strade non sempre praticabili, dove predicava e confessava senza sosta. Una delle sue maggiori preoccupazioni fu l’insegnamento del catechismo. Inoltre, organizzò due congressi eucaristici, un congresso mariano e due sinodi diocesani, attivando durante la prima guerra mondiale (1915-1918) numerose iniziative di carità che gli meritarono dal re il riconoscimento di Grand’Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Nel 1928 il santo fece un viaggio in Cina per visitare le missioni saveriane, mentre in Italia diede un notevole impulso al risveglio della coscienza missionaria nel clero e nei seminari, anche come presidente dell’Unione Missionaria del Clero. Alla gente risultava particolarmente simpatico per la cordialità del tratto e per la profonda spiritualità della sua condotta. Il 25 ottobre 1931 cadde malato, anche a causa della snervante e ininterrotta attività e il 5 novembre morì in seguito ad una emorragia cerebrale. Tra il 1952 e il 1954 tutti i Saveriani furono espulsi dalla Cina, ma aprirono missioni negli altri continenti mentre le vocazioni aumentavano. Oggi sono presenti in diversi Paesi dell’America Latina e dell’Africa, oltre che in Giappone, Thailandia e Indonesia. Inoltre, dopo la morte del Conforti, un suo figlio spirituale, il padre Giacomo Spagnolo, realizzò quello che era stato un altro sogno incompiuto del santo, la Società Missionaria di Maria, ramo femminile dell’Istituto saveriano.

 
 
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