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Santo
 

San Tommaso Moro, il santo che tenne testa a un re

22/06/2021  Avvocato, scrittore e uomo politico inglese, è ricordato soprattutto per il suo rifiuto alla rivendicazione di Enrico VIII di farsi capo supremo della Chiesa d'Inghilterra, una decisione che mise fine alla sua carriera politica conducendolo alla pena capitale con l'accusa di tradimento. Nel 1935, è proclamato santo da Papa Pio XI, nel 2000 Giovanni Paolo II lo ha proclamato patrono degli statisti e dei politici

Thomas More nacque a Londra il 7 febbraio 1478, figlio del giudice John More, membro dell’Alto Tribunale Giudiziario. Tommaso, ancor giovanissimo, fu al servizio del cardinale John Morton, cancelliere di Enrico VII. Si procurò un’ottima cultura umanistica a Oxford, ove conobbe alcuni tra i massimi esponenti dell’Umanesimo, come Colet, Linacre, Latimer, Tunstall, Colt. La sua amicizia con Erasmo da Rotterdam iniziò nel 1499. Studiò il diritto a New Inn e poi a Lincoln’s Inn. Durante la sua giovinezza sentì il desiderio di diventare monaco, e infatti, ebbe rapporti con i francescani di Greenwich e fece anche un prolungato soggiorno di quattro anni nella Certosa di Londra. Dopo aver lasciato la vita claustrale, sposò Jane Colt, dalla quale ebbe quattro figli; rimasto vedovo, si unì di nuovo in matrimonio con Alice Middleton.
Nel 1504 divenne membro del parlamento, e specializzatosi in diritto marittimo, iniziò a lavorare per la Livery Companies e la The Merchant Adventures. Nel 1510, Enrico VIII lo nominò rappresentante della corona a Londra, sottosceriffo della città e giudice di Hampshire. Essendo stato chiamato a coprire diverse mansioni diplomatiche, viaggiò nelle Fiandre (1515) e a Calais (1517).
In questo periodo, precisamente nel 1516, pubblicò il suo capolavoro, Utopia. Nel 1519, Enrico VIII lo nominò suo consigliere regio. Nel 1523 fu eletto presidente dei Comuni. Nel 1529 fu nominato Lord cancelliere, carica che tenne per quattro anni. Infatti, nel 1532 si dimise perché non accettò l’Atto di Supremazia, per il quale il re diventava capo della Chiesa d’Inghilterra.
Moro abbandonò la vita pubblica, e si ritirò nella sua casa di Chelsea; accusato di alto tradimento, venne incarcerato nella Torre di Londra e condannato a morte. Durante il processo pronunciò un’apologia, rimasta celebre nella storia: in essa confessò l’indissolubilità del matrimonio, il rispetto del patrimonio giuridico ispirato ai valori cristiani e la libertà della Chiesa di fronte allo Stato. La decapitazione avvenne il 6 luglio 1535.
Tommaso Moro appare come persona con una grande dedizione alla famiglia, impegnato nell’educazione religiosa, morale ed intellettuale dei figli, dando una grande importanza alla preghiera in famiglia e ai momenti di svago. Coltivò la virtù dell’umorismo, fu ammirato, tra l’altro, per la grande integrità morale, l’acutezza di ingegno, il suo carattere aperto e gioviale e la sua straordinaria erudizione.
Fu beatificato da Leone XIII nel 1886. Venne canonizzato da Pio XI il 22 giugno 1935. Giovanni Paolo II lo ha dichiarato patrono dei politici e dei governanti mediante motu proprio firmato il 31 ottobre 2000.

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