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domenica 28 novembre 2021
 
San Valentino
 

Il Papa ai fidanzati: «Amarsi è un lavoro artigianale»

14/02/2014  Francesco incontra oltre 25 mila coppie provenienti da tutto il mondo in occasione della festa di San Valentino. Dialoga con alcuni di loro, offre consigli pratici e alla fine raccomanda: «Litigate pure ma non finite mai la giornata senza chiedervi perdono a vicenda. Il matrimonio si costruisce giorno per giorno e fuggendo dalla cultura del provvisorio»

Non sono le differenze di carattere («non esiste la moglie perfetta o il marito perfetto, per non parlare della suocera»), le difficoltà materiali, l’impossibilità di fare una festa sontuosa o altre preoccupazioni del genere l’ostacolo maggiore sulla via del matrimonio e di un progetto di vita insieme che duri per sempre. È la «cultura del provvisorio», la tentazione, umanissima e sempre in agguato, di fuggire dal compiere scelte definitive e da tutte le bellezze e le fatiche che tale scelta comporta.

È questo il messaggio che papa Francesco ha affidato alle oltre 20 mila coppie di fidanzati presenti venerdì mattina in una piazza San Pietro dal tepore primaverile per l’incontro di San Valentino dal titolo: “La gioia del sì per sempre”. Tutte coppie che si sposeranno nei prossimi mesi e che per l’occasione hanno ricevuto in dono un cuscinetto con l’autografo “Francesco” sul quale poseranno le fedi nuziali.
Il Papa ha detto che amarsi è quasi un «lavoro artigianale» che va compiuto con pazienza, giorno per giorno, con obiettivi precisi: «Il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito. Crescere anche in umanità. Questo si chiama crescere insieme. Ma questo non viene dall'aria, il Signore benedice, ma viene dalle vostre mani, dai vostri atteggiamenti, procurare che l'altro cresca, lavorare per questo»

Il Pontefice ha ascoltato le testimonianze di tre giovani coppie – due italiane e una straniera – e ha risposto alle loro domande. Poi più volte, come suo solito, ha improvvisato parlando a braccio e offrendo consigli anche pratici.

Per prima cosa ha detto che un progetto di vita insieme che sia per sempre non può fondarsi sull’amore inteso come sentimento perché esso «non è solo un sentimento, uno stato psicofisico», ma è «una relazione», allora è ancora possibile, anche oggi amarsi senza aver paura del «per sempre». Il sentimento «va e viene», è come la «sabbia» di cui parla il Vangelo, mentre l’amore di Cristo, che è «stabile e solido», è la roccia alla quale ancorarsi per non avere paura.  

La prima domanda, infatti, era proprio incentrata sulla paura dell’impegno per sempre. «Oggi tante persone hanno paura di fare scelte definitive, per tutta la vita, sembra impossibile… E questa mentalità porta tanti che si preparano al matrimonio a dire: “stiamo insieme finché dura l’amore”». L’amore, ha detto Francesco, «è una relazione, una realtà che cresce, e possiamo anche dire a modo di esempio che si costruisce come una casa. E la casa si costruisce assieme, non da soli!».
Ma come si cura questa paura del “per sempre”? Il Papa ha dato indicazioni precise: «Si cura giorno per giorno affidandosi al Signore Gesù in una vita che diventa un cammino spirituale quotidiano, fatto di passi, di crescita comune». E il «per sempre», ha precisato Francesco, non è solo «una questione di durata! Un matrimonio non è riuscito solo se dura, ma è importante la sua qualità. Stare insieme e sapersi amare per sempre è la sfida degli sposi cristiani. Chiedete a Gesù di moltiplicare il vostro amore». Poi ha invitato i fidanzati e gli sposi a pregare gli uni per gli altri: «"Signore dacci oggi il nostro amore quotidiano", perché l'amore degli sposi è il pane quotidiano dell'anima». Una preghiera che il Papa ha fatto ripetere per due volte ai presenti in piazza San Pietro.

La seconda domanda da parte di Stefano e Valentina dalla provincia di Frosinone (leggi qui la loro storia) era una richiesta di consigli per la vita quotidiana. Il Papa ha risposto con una piccola catechesi su tre parole che lui considera fondamentali per amarsi e stare insieme: permesso, grazie, scusa.

«“Permesso?”. È la richiesta gentile di poter entrare nella vita di qualcun altro», ha detto, «con rispetto e attenzione. Bisogna imparare a chiedere: posso fare questo? Ti piace che facciamo così? Che prendiamo questa iniziativa, che educhiamo così i figli? Vuoi che questa sera usciamo?... Insomma, chiedere permesso significa saper entrare con cortesia nella vita degli altri. A volte invece si usano maniere un po’ pesanti, come certi scarponi da montagna! L’amore vero non si impone con durezza e aggressività... E oggi nelle nostre famiglie, nel nostro mondo, spesso violento e arrogante, c’è bisogno di molta più cortesia».

«“Grazie”. Sembra facile pronunciare questa parola - ha spiegato Francesco - ma sappiamo che non è così… Però è importante! La insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo! sappiamo ringraziare? Nella vostra relazione, e domani nella vita matrimoniale, è importante tenere viva la coscienza che l’altra persona è un dono di Dio, e bisogna rendere grazie sempre a Dio dei suoi doni. E in questo atteggiamento interiore dirsi grazie a vicenda, per ogni cosa. Non è una parola gentile da usare con gli estranei, per essere educati. Bisogna sapersi dire grazie, per andare avanti bene insieme». 

E infine«scusa»: «Nella vita facciamo tanti errori, tanti sbagli. Li facciamo tutti. Forse non c’è giorno in cui non facciamo qualche sbaglio. Ecco allora la necessità di usare questa semplice parola», ha osservato Francesco. «Impariamo a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa. “Scusa se ho alzato la voce”; “scusa se sono passato senza salutare”; “scusa se ho fatto tardi”, “se questa settimana sono stato così silenzioso”, “se ho parlato troppo senza ascoltare mai”; “scusa se mi sono dimenticato”… Anche così cresce una famiglia cristiana. Sappiamo tutti che non esiste la famiglia perfetta, e neppure il marito perfetto, o la moglie perfetta. Non parliamo della suocera perfetta. Esistiamo noi, peccatori. Gesù, che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedersi perdono... È abituale litigare tra gli sposi, ma mai finire la giornata senza fare la pace!». Se non finisci la giornata facendo la pace, «quello che hai dentro, il giorno dopo è più freddo, è più duro...».

Marco e Miriam, da Massa, hanno raccontato la loro scelta di sobrietà («non faremo nessuna festa di addio al celibato o nubilato, le partecipazioni sono scritte a mano, pochi fiori») e hanno chiesto al Papa alcuni “consigli” sulla festa di nozze. «Fate in modo che sia una vera festa, una festa cristiana, non una festa mondana!», ha detto, indicando nella presenza di Gesù - come avvenne alle nozze di Cana - «il segreto della gioia piena, quella che scalda il cuore veramente».

Francesco ha fatto una battuta: «Immaginate una festa di nozze dove si finisce bevendo il tè. Non va bene eh. Ci vuole il vino della gioia», riferendosi al celebre episodio delle nozze di Cana dove «a un certo punto il vino viene a mancare e la festa sembra rovinata». Ma il vino della gioia, dice il Papa, lo può dare solo Gesù. Al tempo stesso, ha aggiunto il Papa, «è bene che il vostro matrimonio sia sobrio e faccia risaltare ciò che è veramente importante. Alcuni sono più preoccupati dei segni esteriori, del banchetto, delle fotografie, dei vestiti e dei fiori... Sono cose importanti in una festa, ma solo se sono capaci di indicare il vero motivo della vostra gioia: la benedizione del Signore sul vostro amore».

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