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Non dimentichiamo che un uomo ama la donna se la rispetta

14/02/2021  La festa degli innamorati è stata preceduta da quattro femminicidi in pochi giorni: il domenicano padre Giovanni Calcara riflette sulla violenza dell'indifferenza. E sottolinea: «La dimensione donna non può essere relegata alle giornate celebrative, ma deve interessare scelte di campo, finanziamenti economici, percorsi educativi a tutti i livelli scolastici, prassi pastorali delle parrocchie, mondo dei media»

di padre Giovanni Calcara

Festa dell’amore e dei fidanzati: al di là delle preoccupazioni dei ristoratori (se potranno rimanere aperti fino alle ore 22), o di certi quotidiani e social che invitano a inviare messaggi, foto, componimenti vari per festeggiare... rimane la realtà e la cronaca, purtroppo nera, come richiamo e monito che ci ricorda il bisogno di distinguere bene tra sogni-desideri e realtà-esperienza.

In pochi giorni, il funerale della piccola Roberta Siragusa (17 anni) a Caccamo (Pa), ennesimo femminicidio, come quello di Piera Napoli (32 anni) a Palermo, Ilenia Fabbri (46 anni) a Faenza (Ra), Lulijeta Heshta (47 anni) a Milano. Vicende personali e drammi di fidanzati-mariti- genitori-amici accomunati da rimpianti: “nessuno se lo aspettava... chiediamo giustizia... bisogna denunciare... non deve accadere più...”. Se non si trattasse di vite umane, si potrebbe anche andare oltre. A questa ritualità del dolore e dei riti, purtroppo, a cui non si sottrae neanche la Comunità Ecclesiale, non segue la riflessione, la presa di responsabilità che ognuno dovrebbe fare. Le iniziative concrete, perché oltre al fenomeno, si possano affrontare le sfide che esso, pone, a tutti, nessuno escluso.
 

Bisogna passare dalla denuncia alla proposta e alla responsabilità. Il resto è omissione! Il vedere, giudicare, agire di Paolo VI, forse, ci potrebbe aiutare per affrontare in maniera serie e responsabile tale emergenza, perchè la dimensione donna non può essere relegata alle giornate celebrative, ma interessare scelte di campo, finanziamenti economici, percorsi educativi a tutti i livelli scolastici, prassi pastorali delle parrocchie, mondo dei media. Se lasciamo che l’argomento sia ancora retaggio ed ostaggio di retoriche ideologiche, culturali e religiose, abbiamo perso fin da adesso, e continueremo a perdere tutti. La sola certezza sarà quella di aggiornare le statistiche delle vittime e delle violenze, a recriminare quote rosa e diritti che di fatto, sono negati. Come accettare che, a pari livello di preparazione-titoli-incarichi una donna debba guadagnare il 30% in meno rispetto ad un uomo? Come giustificare che in tutti gli Ordini professionali, anche se le donne sono in maggioranza, gli organi rappresentativi e dirigenziali sono in maggioranza guidati da uomini? Come credere che, la presenza della donna nella Chiesa, possa ancora, essere orientata da una prassi e da una tradizione e non dalla Teologia sui ministeri?

Facciamo risuonare le parole di Liliana Segre, che dopo aver ricordato l’indifferenza dei milanesi al passaggio delle colonne di Ebrei diretti alla stazione per essere deportati, ebbero manifestata la solidarietà soltanto dai detenuti del carcere di S. Vittore. “L’indifferenza porta alla violenza e l’indifferenza è già violenza”. La stessa cosa, purtroppo, sta accadendo oggi per le donne del nostro tempo, per le donne italiane: uccise, tra l’indifferenza che, è la vera violenza che le uccide prima dei femminicidi! Basteranno le parole di papa Francesco? “Se vogliamo un mondo migliore, che sia casa di pace e non cortile di guerra, dobbiamo tutti fare molto di più per la dignità di ogni donna”.

Bisogna passare dalla denuncia alla proposta e alla responsabilità. Il resto è omissione! Il vedere, giudicare, agire di Paolo VI, forse, ci potrebbe aiutare per affrontare in maniera serie e responsabile tale emergenza, perchè la dimensione donna non può essere relegata alle giornate celebrative, ma interessare scelte di campo, finanziamenti economici, percorsi educativi a tutti i livelli scolastici, prassi pastorali delle parrocchie, mondo dei media. Se lasciamo che l’argomento sia ancora retaggio ed ostaggio di retoriche ideologiche, culturali e religiose, abbiamo perso fin da adesso, e continueremo a perdere tutti. La sola certezza sarà quella di aggiornare le statistiche delle vittime e delle violenze, a recriminare quote rosa e diritti che di fatto, sono negati. Come accettare che, a pari livello di preparazione-titoli-incarichi una donna debba guadagnare il 30% in meno rispetto ad un uomo? Come giustificare che in tutti gli Ordini professionali, anche se le donne sono in maggioranza, gli organi rappresentativi e dirigenziali sono in maggioranza guidati da uomini? Come credere che, la presenza della donna nella Chiesa, possa ancora, essere orientata da una prassi e da una tradizione e non dalla Teologia sui ministeri?

Facciamo risuonare le parole di Liliana Segre, che dopo aver ricordato l’indifferenza dei milanesi al passaggio delle colonne di Ebrei diretti alla stazione per essere deportati, ebbero manifestata la solidarietà soltanto dai detenuti del carcere di S. Vittore. “L’indifferenza porta alla violenza e l’indifferenza è già violenza”. La stessa cosa, purtroppo, sta accadendo oggi per le donne del nostro tempo, per le donne italiane: uccise, tra l’indifferenza che, è la vera violenza che le uccide prima dei femminicidi! Basteranno le parole di papa Francesco? “Se vogliamo un mondo migliore, che sia casa di pace e non cortile di guerra, dobbiamo tutti fare molto di più per la dignità di ogni donna”.

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