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mercoledì 30 novembre 2022
 
 

Sandro Donati: ecco perché allenerò Schwazer, so che non tutti capiranno.

01/04/2015  Sandro Donati, ex allenatore, noto per le sue denunce contro il doping spiega perché ha accettato, sotto l'egida di Libera, di allenare Alex Schwazer e a quali condizioni.

«È una rottura di continuità, ma coerente con il mio percorso: lo faccio perché penso che i tempi lo richiedano», ha parlato così Sandro Donati alla conferenza stampa che annunciava il progetto di ritorno di Alex Schwazer. 

«Ho sempre considerato l’atleta un anello della catena del doping, e neanche il più importante. Anzi, al contrario, l’anello più fragile da sfruttare e utilizzare, per portare all’affermazione e al consolidamente delle posizioni di altre persone. È sempre stata una viltà puntare il dito contro l’atleta e scappare, un’ipocrisia circoscrivere l’analisi del doping solo all’atleta. Come tornare in pista, sapendo per ammissione dello stesso Schwazer che un dopato che torna è difficile da accettare? È la domanda che mi sono posto quando ho ricevuto la proposta di Schwazer. La collaborazione fu ventilata da Alex durante una conferenza stampa, io precisai che bisognava che lui prima collaborasse con la magistratura. Cosa che poi è avvenuta».

Non era l’unica condizione, posta dal professore. Altre riguardavano i controlli, il monitoraggio, più severo di quello previsto dall’agenzia nazionale antidoping. Non va dimenticato che nell’inchiesta di Bolzano c’è soprattutto una storia di “reperibilità” per controlli, gestita in modo lasco.  «E' stata molto importante la sua disponibilità di Schwazer a essere controllato per 24 ore al giorno e non più solo per un’ora nell’arco di una giornata: è un passo rivoluzionario. I medici potranno esaminarlo come e quando vorranno senza avvisare nessuno, neppure me. Avranno contatti diretti con la Coni Nado, che potrà disporre libertà di tutti i dati di Alex. È stata un’idea dell’atleta solo a un giovane poteva venire. Ma sono consapevole che tanti non capiranno questa mia scelta».

Quando si parla di ritorno ovviamente si parla di un pecorso tutto in salita e non solo per via della squalifica sportiva ancora in parte da scontare, ci sono incognite fisiche, tecniche. «Il ritorno di Schwazer ovviamente è un’incognita. È fermo da molto tempo, più di due anni, ne ha 31 anni ed è reduce dall’uso di doping. Hoi visto i suoi dati e mi sono fatto un’idea, anche se altri particolari dovranno essere chiariti. Non ho esperienza diretta con la marcia, che è disciplina molto specifica. Per questo ho chiesto aiuto a un esperto del settore come il professor Mario De Benedictis».

Il progetto ha la fiducia di don Luigi Ciotti che ha mandato un messaggio «Sandro Donati che allena Alex Schwazer è una bella notizia. Speriamo induca altri atleti a uscire dall'ombra, denunciare, riconquistare la propria dignità e libertà».  

 
 
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