logo san paolo
martedì 28 giugno 2022
 
Sant'Ambrogio 2021
 

«La città frenetica non censuri chi ha un vuoto interiore e si lasci interpellare anche dagli ultimi»

07/12/2021  Il Discorso per Sant’Ambrogio dell’arcivescovo Delpini: «La nostra società non ha bisogno solo di forme più severe di controllo, di interventi più incisivi della politica e delle forze dell'ordine» ma anche di trovare un «nuovo umanesimo». E avverte: «Milano lasciati interpellare dagli ultimi della fila, dai vuoti a perdere, dalle vite di scarto»

Invoca gli «artigiani del bene comune» perché contrastino «disonesti e prepotenti». Riconosce che nei confronti dei giovani si rischia una «catastrofe educativa». E invita a uno stile preciso: quello della gentilezza accompagnato anche dal «senso dell’umorismo».

Nel tradizionale Discorso alla città per la festa di Sant’Ambrogio, l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, si discosta, per larghi tratti, dalla narrazione della città produttiva, efficiente, iperattiva e protagonista ora della ripresa post pandemia: «Si avverte», dice Delpini, «che nella nostra società sono presenti persone e organizzazioni che disprezzano la vita umana, cercano in ogni modo il potere e il denaro. Si approfittano dei deboli, fanno soldi sulla rovina degli altri, distruggono giovinezze inducendo dipendenza dalle sostanze stupefacenti, dall'alcool, dal gioco, dalla pornografia. Si approfittano di coloro che attraversano difficoltà economiche e distruggono famiglie e aziende con l'usura, seminando paura, imponendo persone, convincendo di situazioni irrimediabili e di prepotenze incontrastabili che inducono alla resa prima della lotta e alla rassegnazione invece che alla reazione onesta, condivisa con le istituzioni, fiduciosa». E di conseguenza «la nostra società non ha bisogno solo di forme più severe di controllo, di interventi più incisivi della politica e delle forze dell'ordine» ma anche di trovare un «nuovo umanesimo», avverte l’arcivescovo, «di presidiare le relazioni interpersonali, a fronte di una deriva delle stesse nelle interminabili connessioni virtuali (relazioni tascabili e liquide); di lasciarsi interpellare dagli ultimi della fila, dai vuoti a perdere, dalle vite da scarto». E ha bisogno appunto degli «artigiani del bene comune».

Il titolo del discorso, Con gentilezza – Virtù e stile per il bene, è anche un invito agli amministratori presenti nella Basilica, dal sindaco Sala al presidente della Regione Fontana: «In questo nostro tempo confuso, di frenetica ripresa e profonda incertezza, che tende a censurare un vuoto interiore, chi ha la responsabilità del bene comune è chiamato a essere autorevole punto di riferimento con discorsi seri e azioni coerenti, con la saggezza di ricondurre le cose alle giuste dimensioni, di sorridere e di far sorridere», dice l’arcivescovo, «l'esercizio della responsabilità richiede molte virtù: l'onestà, il discernimento, la prudenza, la fortezza, la mitezza, il senso dell'umorismo e alcune che mi sembrano particolarmente necessarie oggi, come la lungimiranza, la stima di sé e la resistenza. Ma per il servizio al bene comune, insieme a queste virtù è necessario uno stile che forse possiamo definire con la virtù della gentilezza. Per gentilezza», specifica Delpini, «non intendo solo le “buone maniere”, ma quell'espressione della nobiltà d'animo in cui si possono riconoscere la mitezza, la mansuetudine, la finezza nell'apprezzare ogni cosa buona e bella, la fermezza nel reagire all'offesa e all'insulto con moderazione e pazienza».

Mons. Delpini ha ribadito quelle che sono le priorità per edificare una città non solo efficiente ma anche giusta: «La promozione delle condizioni che rendano desiderabile e possibile la formazione delle famiglie è la priorità irrinunciabile», ha detto, «troppi drammi si consumano tra le mura domestiche per troppa solitudine, per troppa aggressività, per troppi problemi che non trovano una mano tesa ad aiutare - ha aggiunto -. La crisi demografica che minaccia di condannare all'estinzione la nostra popolazione non si risolve solo con l'investimento di risorse materiali in incentivi e forme di assistenza, ma certo se gli investimenti e i provvedimenti, la legislazione e le delibere sono orientati a favorire chi preferisce non farsi una famiglia, non avere figli, chi vorrebbe formarsi una famiglia e avere figli si sentirà più solo». Secondo Delpini «è necessaria una mentalità nuova, una proposta di ideali di vita che sia offerta con la gentilezza della testimonianza, con l'argomento persuasivo della gioia di famiglie che donino con i figli e le figlie un futuro alla città».

L’altra priorità è l’educazione dei giovani. Secondo mons. Delpini, «è urgente consolidare un'alleanza per accompagnare le giovani generazioni verso il loro futuro». La pandemia da Covid «ha diffuso», ricorda l’arcivescovo, «soprattutto negli adolescenti e nei giovani, svariate forme depressive, con un aumento considerevole dei disturbi alimentari sino alle forme estreme della bulimia, dell'anoressia, del buttar via la vita nei rischi estremi e nel suicidio - ha aggiunto -. È urgente consolidare un'alleanza per accompagnare le giovani generazioni verso il loro futuro. Mi sembra di raccogliere l'impressione di un'impotenza a proposito dell'educazione dei giovani. L'alleanza educativa non potrà essere solo la stesura di protocolli, il reperimento di risorse. Siamo chiamati a un'alleanza intergenerazionale che sia accompagnamento, incoraggiamento, proposta di un camminare insieme verso la terra promessa».

Mons. Delpini denuncia anche «lo scandalo della violenza, in particolare della violenza di cui le donne sono vittime, impone una reazione ferma e una conversione profonda di linguaggi e di comportamenti».

L’arcivescovo si sofferma anche sulle ultime elezioni di ottobre: «La scarsa partecipazione degli elettori nelle elezioni amministrative da poco celebrate in alcuni Comuni è un segnale allarmante e l'opera educativa e la sensibilità sociale di molti devono essere un invito, una sollecitazione per tutti», ha detto, «i cittadini non sono clienti, e nessuno deve solo essere aiutato o essere tollerato. L'attenzione alle persone fragili non è soltanto beneficenza: anche chi è fragile ha risorse da offrire e doni da condividere. L'accoglienza di persone che vengono da altri Paesi non è solamente accoglienza: ogni cultura, ogni persona, ogni tradizione offre un contributo per la società di domani, la Chiesa di domani, la comunità di domani».

L’arcivescovo si è soffermato anche sulla crisi ambientale e climatica che ha visto a Milano scendere in piazza migliaia di giovani: «Nell'agenda pubblica, nell'attenzione responsabile di aziende e istituzioni educative, nella sensibilità diffusa tra le generazioni più giovani, i temi dell'ambiente trovano una sensibilità vivace, persino arrabbiata e risentita verso le generazioni adulte che hanno depredato e rovinato il pianeta», afferma Delpini che ha anche ricordato come la settimana sociale dei cattolici «che si è svolta a Taranto in ottobre ha messo in evidenza la tensione tra la difesa dei posti di lavoro e delle attività produttive e la salvaguardia dell'ambiente. La nostra terra è in grado di mostrare come i due beni da custodire e promuovere si possano conciliare. Le buone prassi diffuse chiedono di essere conosciute e valorizzate non come laboratori specifici e appartati, ma come una metodologia per bonificare l'intero sistema produttivo e una sollecitazione a stili di vita personali e comunitari adeguati».

Multimedia
Da Inter Campus ai ragazzi di PizzAut, gli Ambrogini di chi si impegna per gli altri
Correlati
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo