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lunedì 25 ottobre 2021
 
SANT'AMBROGIO
 

«C'è una parola per te, Dio rende possibile una storia nuova»

07/12/2020  Nell'omelia per la festa del santo patrono, l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ridà fiato a gente confusa e impaurita a causa del Covid, ribadisce che la missione della Chiesa, Vangelo alla mano, è annunciare la Buona Novella a tutti (anche e soprattutto ai "lontani"), conferma che l'unica cosa da condannare è il peccato, non chi pecca che invece è chiamato a convertirsi per vivere in pienezza i proprio giorni.

Scuote cuori e coscienza. Nell'omelia per la festa del santo patrono, pronunciata la mattina del 7 dicembre nella Basilica di Sant'Ambrogio, l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini ridà fiato a gente confusa e impaurita a causa del Covid, ribadisce che la missione della Chiesa, Vangelo alla mano, è annunciare la Buona Novella a tutti (anche e soprattutto ai "lontani"), conferma che l'unica cosa da condannare è il peccato, non chi pecca che invece è chiamato a convertiris a vivere in pienezza i proprio giorni.

«C’è una parola per te, che non conti niente», ha esordito l'arcivescovo. «C’è una parola per te, che hai l’impressione di non contare niente per nessuno, per te che sei solo e come perduto nell’anonimato della città, per te che non sei a casa tua e perciò non abiti da nessuna parte, per te che vivi qui pensando ad un altrove dove era più facile comunicare, sentirsi parte della famiglia o del villaggio o della città, per te c’è una parola. È la  parola del buon pastore che ti chiama e ti invita: è la voce amica di Gesù che desidera che anche tu sappia di essere atteso, ti essere chiamato a entrare nella famiglia degli amici di Dio, perché ci sia un solo gregge e un solo pastore. E il vescovo di questa città, successore di Ambrogio, sente la responsabilità di condividere la sollecitudine di Gesù per tutti gli uomini e le donne e perciò anch’io ti chiamo e vorrei che tu ascoltassi la mia voce per entrare nell’unico gregge per cui Gesù ha dato la vita. E la nostra Chiesa diocesana vuole far risuonare la sua voce per dire che le porte sono aperte, che tu sei atteso: vogliamo essere l’unico popolo che sente questa Chiesa come la propria Chiesa, la propria casa. Ecco: la missione del buon Pastore, la missione che Ambrogio ha continuato, deve continuare in questo nostro tempo, per cercare le altre pecore che non provengono da questo recinto».

 

«C’è una parola per te, che sei smarrito e confuso», ha continuato mosignor Mario Delpini. «C’è una parola per te uomo e donna del mio tempo che ti senti smarrito, come se la vita e la storia fossero una confusione senza senso. Una parola per te che ti sei convinto che le domande serie non hanno risposte, che i cammini degli umani sono sentieri interrotti che non portano da nessuna parte, che le disgrazie e le fortune ti capitano addosso e non c’è altro da fare che cercare rifugio in qualche angolino tranquillo. C’è una parola per te che ti sei convinto che conviene zittire la speranza che invita a guardare lontano e accontentarsi di programmare fino a domani, di sospendere le decisioni definitive, di vivere alla giornata. C’è una parola per te: è la parola dell’apostolo: “a me – che sono l’ultimo tra tutti i santi, è stata concessa la grazia di annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascoso da secoli in Dio, creatore dell’universo” (Ef 3,8s). La parola dell’apostolo è la stessa parola che a me è stata data la grazia di annunciare: il mistero è stato svelato in Cristo. Tutti i popoli, tutte le persone della terra, tutti gli eventi della storia sono chiamati ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo. Il mistero della storia è stato rivelato dal Signore Gesù che ha ricevuto ogni potere in cielo e in terra: tutta la storia è storia di libertà e di amore; e ogni libertà riceve una vocazione e ogni libertà di compie nella comunione: in lui ci ha benedetti … in lui ci ha scelti … in lui abbiamo la redenzione e il perdono delle colpe … in lui anche voi avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo (cfr. Ef 1,4ss)».

«C’è una parola per te, che ti senti soffocare per il peso della tua storia», ha inoltre sottolineato il presule. «C’è una parola per te che ti senti schiacciato dal male che hai fatto, che sei tormentato dai sensi di colpa, che cerchi di evitare di pensare ad alcuni episodi della tua vita, alle parole che avresti dovuto tacere, ai rapporti che hai rovinato, alle scelte che ti hanno rovinato, e sei indotto a pensare: ecco, non valgo niente! Ecco non ho combinato niente di buono! Non merito di essere amato! Ho fatto del male e proprio alle persone che mi erano care! Sono un disastro. C’è una parola per te che ti senti umiliato dalla tue debolezze, che devi constatare che i buoni propositi finiscono per essere un inutile rammarico, una parole per te che hai ricevuto tante grazie, che hai l’impressione di aver sciupato troppe occasioni, che senti fastidio per essere troppo mediocre, troppo insignificante, che ti senti una delusione per il Signore che ti ha chiamato, per la gente che conta su di te».

 

«È la parola e il gesto di Ambrogio che perdona», ha scandito monsingor Delpini, «che riconcilia i peccatori: non come una pratica da archiviare ma come una cammino di conversione da compiere insieme; ogni volta che qualcuno gli confessava i propri peccati per riceverne la penitenza, compartecipava a tal punto del dolore del penitente da versare con lui lacrime di pentimento: si considerava infatti peccatore tra i peccatori. È la parola della Chiesa che in tutta la sua storia ha continuato a condannare il peccato e a offrire il perdono ai peccatori, ha continuato a chiamare i peccatori a conversione e a resistere a coloro che volevano una chiesa di santi e negavano ai peccatori la speranza del perdono. La parola che Ambrogio ha annunciato e vissuto, la parola che anche oggi risuona è quella che urge la conversione perché sa della serietà del peccato e insieme offre la misericordia perché sa della grazia di Dio che rende possibile scrivere una storia nuova, di santità e di libertà.  In questa solennità la liturgia che celebriamo e la presenza paterna del nostro santo padre Ambrogio hanno una parola anche per me, anche per te: se ti senti una persona da niente la parola di Gesù ti rivela l’altezza della tua vocazione; se ti senti smarrito e confuso per quello che capita, la rivelazione del mistero di Cristo ti invita a contemplare il compiersi del desiderio di Dio di rendere partecipi tutti della sua vita; se ti senti peccatore oppresso dalla tua storia sbagliata, l’annunci del perdono di Dio ti apre alla speranza e alla possibilità di rimediare e alla vocazione a costruire una vita bella, santa, lieta».

 
 
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