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martedì 19 ottobre 2021
 
Santa Marta
 

«Confessiamoci così in questi giorni difficili»

20/03/2020  Papa Francesco prega per i medici e gli operatori sanitari che stanno dando la vita contro il Coronavirus. E poi spiega come ci si può confessare, a norma del Catechismo della Chiesa cattolica, quando non si ha un sacerdote a disposizione.

La messa del mattino dedicata a quanti stanno in prima linea nel combattere il Coronavirus. «Ieri», confessa papa Francesco, «ho ricevuto un messaggio di un sacerdote del bergamasco che chiede di pregare per i medici di Bergamo, Treviglio, Brescia, Cremona, che stanno al limite del lavoro; stanno dando proprio la propria vita per aiutare gli ammalati, per salvare la vita degli altri». E poi aggiunge una preghiera anche «per le autorità; per loro non è facile gestire questo momento e tante volte soffrono delle incomprensioni. Medici, personale ospedaliero, volontari della salute o le autorità, in questo momento sono colonne che ci aiutano ad andare avanti e ci difendono in questa crisi. Preghiamo per loro».

Poi spiega come ci si può confessare quando non è possibile avere un sacerdote a disposizione.  Spiega il passo del profeta Osea: «Torna Israele, al Signore, tuo Dio, torna». «Quando lo sento», dice Bergoglio nell’omelia, «mi viene alla memoria una canzone che cantava 75 anni fa Carlo Buti e che nelle famiglie italiane a Buenos Aires si ascoltava con tanto piacere: “Torna dal tuo papà. La ninna nanna ancora ti canterà”. Torna: ma è il tuo papà che ti dice di tornare. Dio è il tuo papà; non è il giudice, è il tuo papà: “Torna a casa, ascolta, vieni”. E quel ricordo – io ero ragazzino – mi porta subito al papà del capitolo 15.mo di Luca, quel papà che dice: “Vide venire il figlio da lontano”, quel figlio che se ne era andato con tutti i soldi e li aveva sprecati. Ma, se lo vide da lontano, è perché lo aspettava. Saliva sul terrazzo - quante volte al giorno! - durante il giorno e giorni, mesi, anni forse, aspettando il figlio. Lo vide da lontano. Torna dal tuo papà, torna dal tuo Padre. Lui ti aspetta. È la tenerezza di Dio che ci parla, specialmente nella Quaresima. È il tempo di entrare in noi stessi e ricordare il Padre o tornare dal papà». Il figlio ha vergogna di tornare perché sa di averne combinate tante. Ma il Signore gli dice: «Torna, io ti guarirò dalla tua infedeltà, ti amerò profondamente, perché la mia ira si è allontanata. Sarò come rugiada; fiorirai come un giglio e metterai radici come un albero del Libano”. Torna da tuo padre che ti aspetta. Il Dio della tenerezza ci guarirà; ci guarirà da tante, tante ferite della vita e da tante cose brutte che abbiamo combinato. Ognuno ha le proprie!».

Tornare a Dio «è tornare all’abbraccio, all’abbraccio del padre. E pensare a quell’altra promessa che fa Isaia: “Se i tuoi peccati sono brutti come scarlatto, io ti farò bianco come la neve”. Lui è capace di trasformarci, Lui è capace di cambiare il cuore, ma ci vuole dare il primo passo: tornare. Non è andare da Dio, no: è tornare a casa».

Questo è anche il senso della Quaresima che «sempre punta su questa conversione del cuore che, nell’abitudine cristiana, prende corpo nel sacramento della Confessione. È il momento per – non so se [per] “aggiustare i conti”, non mi piace quello – lasciare che Dio ci imbianchi, che Dio ci purifichi, che Dio ci abbracci».

Ma come si fa a confessarsi in questi giorni?  «Tanti mi diranno oggi: “Ma padre, dove posso trovare un sacerdote, un confessore, perché non si può uscire da casa? E io voglio fare la pace con il Signore, io voglio che Lui mi abbracci, che il mio papà mi abbracci … Come posso fare se non trovo sacerdoti?”», sottolinea il Papa. Francesco cita il Catechismo della Chiesa cattolica, che «è molto chiaro: se tu non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo padre, e digli la verità: “Signore ho combinato questo, questo, questo … Scusami”, e chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di dolore e promettigli: “Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso”. E subito tornerai alla grazia di Dio. Tu stesso puoi avvicinarti, come ci insegna il Catechismo, al perdono di Dio senza avere alla mano un sacerdote. Pensate voi: è il momento!  E questo è il momento giusto, il momento opportuno. Un Atto di dolore ben fatto, e così la nostra anima diventerà bianca come la neve. Sarebbe bello che oggi nei nostri orecchi risuonasse questo “torna”, “torna dal tuo papà, torna da tuo padre”. Ti aspetta e ti farà festa».

E, infine, anche oggi, papa Francesco pronuncia la preghiera per la comunione spirituale recitando queste parole:

«Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore. In attesa della felicità della comunione sacramentale, voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io venga da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere, per la vita e per la morte. Gesù, credo in Te, spero in Te, Ti amo».

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