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sabato 30 maggio 2020
 
Salone del Libro
 

S. Sede al Salone del libro: «La Chiesa non può mancare dove si fa cultura»

11/05/2014  Dal cardinale Ravasi, che ha dialogato con Claudio Magris, al Segretario di Stato Parolin che ha riflettuto sulle parole chiave del magistero del Papa, l'edizione del Salone del Libro che ospita la Santa Sede fa sold out e attrae migliaia di persone al Lingotto. Effetto Francesco ma non solo. Un bilancio con mons. Iacobone del Pontificio Consiglio per la Cultura: «Dove c'è passione per l'umano e si discute dell'uomo», dice, «la Chiesa deve esserci e proporre la sua bellezza che per secoli ha nutrito tutte le arti e regalato capolavori all'umanità»

Mons. Pasquale Iacobone, responsabile del Dipartimento Arte e Fede del Pontificio Consiglio della Cultura
Mons. Pasquale Iacobone, responsabile del Dipartimento Arte e Fede del Pontificio Consiglio della Cultura

«C'è qualcosa che non va», sorride monsignor Pasquale Iacobone, responsabile del Dipartimento Arte e Fede del Pontificio Consiglio della Cultura, mentre osserva la sala stracolma di persone all'ombra del Cupolone di libri allestito al Lingotto. Si parla del latino ai tempi di Twitter. Non proprio l'argomento adatto per attirare la folla delle grandi occasioni. Soprattutto se sono le 14 di un caldo sabato pomeriggio di primavera. Eppure si registra il pienone. «Nessuno ci libererà dal latino», scherza il professore Ivano Dionigi, direttore della rivista Latinitas e presidente della Pontificia Accademia di latinità, insieme a Luciano Canfora e Valerio Massimo Manfredi. Applausi. Altro che lingua morta, verrebbe da dire.

«Sono sorpreso, è quasi folle», riprende Iacobone che qui al Salone del Libro, dove la Santa Sede è ospite d'onore, fa gli onori di casa. «In questi giorni sono passate migliaia di persone dal nostro stand».
Attorno al Cupolone in effetti c'è ressa continua. Effetto Francesco? «Certo ma non solo», spiega Iacobone, «nei confronti del Papa c'è grande curiosità. Molti editori laici hanno un corner apposito con i libri su di lui, davvero tanti». I numeri parlano chiaro: nei primi dodici mesi di pontificato sono stati pubblicati nel nostro Paese 111 titoli scritti dal Papa e 139 a lui dedicati, per un totale di 250 volumi in un anno.

La Libreria Editrice Vaticana con i suoi 700 volumi occupa il 70 per cento dello stand della Santa Sede che riproduce il selciato di Piazza San Pietro e la cupola della Basilica nel progetto originario di Donato Bramante, di cui quest'anno ricorrono i 500 anni dalla morte. A progettarlo, l'architetto Roberto Pulitani del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
Oltre ai libri, la gente, tra cui tantissimi giovani, si ferma ad ammirare alcuni pezzi rari arrivati direttamente dal Vaticano: un'edizione dell'Iliade del 1477, un libro d'ore del XV secolo, reperti archeologici degli albori della cristianità e un'illustrazione della voragine infernale della Commedia dantesca realizzata da Sandro Botticelli. Per la Santa Sede e le sue plurisecolari istituzioni culturali, dall’Archivio Segreto Vaticano alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, dall’Ufficio Filatelico e Numismatico alla Biblioteca Apostolica, si tratta di un debutto assoluto qui al Salone.
Il bilancio? «Molto positivo», tira le somme Iacobone, «il senso della nostra presenza è una mano tesa, una proposta di bellezza da porgere, non da imporre. E far conoscere al grande pubblico la ricchezza del nostro patrimonio artistico, storico, culturale che per secoli ha nutrito e fecondato tutte le arti: dalla musica alla letteratura, dalla scienza alla pittura. È una provocazione, se vogliamo, ma anche uno stimolo, un invito a lasciarsi ferire da questa bellezza».
“Uscire verso le periferie”, d'altra parte, è la chiave di narrazione di questo pontificato. E il Pontificio Consiglio della Cultura, affidato da Benedetto XVI al cardinale Ravasi, porta la Santa Sede là dove si fa cultura e si discute. La Biennale di Venezia, l'Expo a Milano, ora il Salone del Libro.

«C'è dell'altro», riflette il monsignore, «le persone che vengono qui vogliono riscoprire il senso di comunità, dell'incontrarsi e stare insieme. Anche dell'identità collettiva, se vogliamo. Una signora ieri mi si è avvicinata e mi fa: “Sono davvero contenta per la vostra presenza. In un periodo in cui tolgono i crocifissi dalle aule e i simboli religiosi sono messi in discussione, vedervi qui è una bella boccata d'ossigeno. Un'occasione di confronto”».
Uno dei quattro “emicicli” riprodotti attorno alla Cupola ospita l'Ufficio Filatelico e numismatico, preso letteralmente d'assalto dai visitatori curiosi. Il Segretario di Stato, il cardinale Parolin, è venuto sabato mattina ed è rimasto «entusiasta», racconta Iacobone.
Accanto ai vari reperti fanno bella mostra anche quattro lettere autografe: una di Cavour, le altre tre indirizzate a Pio IX da don Giovanni Bosco, da Carlo Alberto re di Sardegna e dal re d’Italia Vittorio Emanuele alla vigilia di quella Breccia di Porta Pia (1870) che sancì la fine dello Stato pontificio e del potere temporale dei Papi e l'annessione di Roma al Regno d'Italia. Mons. Iacobone sorride: «Essere ospiti d'onore di un evento “più laico della laica città di Torino”, come ha detto Rolando Picchioni (presidente del Salone, ndr), significa aver varcato il confine di un'epoca».
Mentre chiacchieriamo il flusso di gente non s'arresta, si forma una coda lunghissima per ascoltare nell'Auditorium del Lingotto la lectio magistralis del priore di Bose, Enzo Bianchi, su “Dono e perdono”. Nel bookshop della stand vaticano vengono distribuite “pillole” dell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium con la foto sorridente del Papa e tanto di posologia: “Una compressa al giorno per un cuore sano”.

Gli organizzatori parlano di un più 5 per cento di biglietti staccati fuori e di un dieci per cento in più di libri venduti dentro. Evidentemente il Salone spirituale che propone il Bene come filo conduttore e ospita la Santa Sede tira molto. Pienissima, sabato mattina, la sala dei 500 per ascoltare la lectio del cardinale Parolin sulle parole di papa Francesco. Stesso copione anche per il dialogo tra il cardinale Ravasi e lo scrittore Claudio Magris e la riflessione , domenica mattina, di padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, sulla “rivoluzione” comunicativa del Papa insieme a padre Lombardi, il filosofo Giovanni Reale e il critico Aldo Grasso. E c'è chi fa notare che nell'anno del sacro una delle file più lunghe se la sia aggiudicata il laicissimo Odifreddi chiamato a parlare di Natura. Il diavolo e l'acqua santa, insomma.

«Dove c'è passione per l'umano e si discute dell'uomo è giusto esserci», spiega mons. Iacobone che guarda già al prossimo appuntamento dell'Expo di Milano. “Non di solo pane”, è la riflessione proposta dalla Santa Sede per l'Esposizione universale del 2015. «La Chiesa», dice, «non può può mancare in tutte quelle occasioni in cui il mondo si confronta con le difficoltà, i contrasti e la varietà contemporanee».

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Salone del Libro, il Cupolone di San Pietro è fatto di libri
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