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domenica 19 maggio 2024
 
il ricordo
 

«Gina Lollobrigida era devota a Maria. Santa Teresa di Calcutta accese in lei l'amore per la Vergine»

25/01/2023  «L’incontro con la suora missionaria le cambiò la vita», dice don Walter Insero rettore della Basilica di Santa Maria in Montesanto. «Portava sempre con sé la Medaglia Miracolosa, legata all’apparizione della Vergine a santa Caterina Labouré in Rue du Bac, a Parigi»

Di una diva come Gina Lollobrigida, di un’icona del cinema capace di rendere immortali i personaggi più  disparati (dalla Bersagliera di Pane Amore e Fantasia, alla fata turchina delle Avventure di Pinocchio di  Comencini), di un’artista poliedrica capace di spaziare (e con successo) dal cinema alla fotografia, dalla pittura alla scultura, ma anche di cimentarsi col canto e il ballo, si è detto e si dirà ancora tanto. Anche troppo riguardo alle frizioni e alle guerre nel privato che la rattristavano negli ultimi anni e sono diventate, suo malgrado, il canovaccio di una sorta di telenovela mediatica (le polemiche continuano, ed è di poche ore fa la decisione annunciata dal suo segretario dir inunciare alla sua parte di eredità invitando l'altro erede testamentario a fare lo stesso). Ma forse il suo aspetto più segreto e affascinante lo ha messo in luce per la prima volta – nell’omelia delle esequie dell’attrice spentasi a 95  anni lo scorso 16 gennaio, senza mai invecchiare – don Walter Insero, rettore della basilica di Santa  Maria in Montesanto a piazza del popolo, detta la chiesa degli Artisti, dove è stato celebrato il rito.

«È  stata una donna molto credente», dice don Walter. «E certo la sua fede veniva da una famiglia cattolica,  da una formazione e un’educazione severa che lei stessa raccontava di aver ricevuto e che tuttavia l’ha  aiutata, perché le ha forgiato il carattere e le ha dato anche questo senso del rispetto del lavoro, della  professionalità, anche del perfezionismo. Il suo slancio interiore, i suoi valori si legano a un ambiente e a  un background che è quello di Subiaco, che sappiamo essere la terra di san Benedetto, di santa Scolastica, quindi una fede che ha visto e ha accompagnato il suo percorso umano, che ha dialogato con  l’arte, con la spiritualità». La fede di Gina Lollobrigida era illuminata, specialmente dagli anni della maturità in poi, da  un’intensa devozione mariana, uno slancio acceso in lei da santa Teresa di Calcutta, che la diva incontrò per  ritrarre col suo obiettivo tra altre grandi personalità del suo tempo, quando, al principio degli anni Settanta, si allontanò dal cinema per dedicarsi prevalentemente alla fotografia e alla scultura,  ma anche ad altre forme espressive che l’avevano sempre attratta. «L’incontro con Madre Teresa le  cambiò la vita», dice don Insero. «Infatti, proprio per questo, dopo averla fotografata e filmata, l’ha  incontrata più volte e ha realizzato tante opere al servizio dei poveri, dei dimenticati, facendo anche  costruire un ospedale in India, aiutando in vari modi gli indigenti e sostenendo le associazioni che si  prendono cura di bambini più sfortunati in Africa e in altri Paesi in via di sviluppo. Gina ha avuto una  grande generosità nel saper condividere la sua fortuna con i dimenticati. Dall’incontro con Madre Teresa, poi, e dalla stima grande per questa figura straordinaria del suo tempo si accese in lei e portò sempre nel  cuore anche una forte testimonianza di amore e venerazione per la Madonna. Portava sempre con sé la  Medaglia Miracolosa, legata all’apparizione della Vergine a santa Caterina Labouré in Rue du Bac, a  Parigi».

Va ricordato che per la santa missionaria la Medaglia Miracolosa fatta realizzare dalla Labouré  secondo le precise istruzioni della Vergine era «un’arma potente» per eludere il male e affidare ogni  progetto alla intercessione di Maria. Molte delle sue case di accoglienza sono nate in luoghi impensabili o addirittura proibitivi (una anche in Vaticano) dopo che Madre Teresa scagliava e faceva scagliare da chi  le era vicino una piccola pioggia di medagliette nell’area prescelta. Ne portava sempre un po’ con sé,  andandosi a rifornire in grossi quantitativi ogni volta che passava da Parigi nel santuario di Rue du Bac. E  poi le donava alle anime da curare che il Signore le metteva sul cammino. Ne diede una pure a Lady Diana, assieme a un rosario che fu messo tra le mani alla principessa nella bara. Anche Gina, come la  prima moglie di re Carlo d’Inghilterra, fu spinta dall’impatto con la vulcanica suora, così presa dall’amore di  Dio da riuscire a trasmetterlo nei cuori, anche quelli più induriti o feriti che incontrava, a mettere la  propria celebrità al servizio delle cause umanitarie. E così, viaggiando per il mondo con la sua macchina  fotografica, la Lollobrigida ha svelato, anche nei suoi scatti, una predilezione affettuosa verso gli “scartati”.  Nel 1999, per l’impegno assolto in varie organizzazioni umanitarie, è stata nominata prima ambasciatrice  della Fao, collaborando anche con l’Unicef, l’Unesco e Medici senza Frontiere. Senza contare le tante  iniziative abbracciate per i bambini della Romania. Ma a scuoterla in questo impegno fu anche l’amore e la  tenerezza con cui Madre Teresa guardava a Maria, suo modello nell’orazione e nella missionarietà. Le  parole della santa devono aver risvegliato nella diva i ricordi dell’infanzia, di quella cinquecentesca Vergine  con il Bambino affrescata nel tempio e delle preghiere sgorgate allora nel suo animo nella chiesa  romanico-gotica di Santa Maria della Croce, nella natìa Subiaco, durante il Secondo conflitto mondiale,  rifugio delle famiglie a ogni allarme aereo. O forse anche quelli legati all’adolescenza, quando, trasferitasi a Roma, studiava le arti a due passi dalla chiesa in piazza del Popolo, dove ha ricevuto l’ultimo omaggio,  davanti al dolce volto della Vergine, dipinta da Plautilla Bricci nel XVIII secolo. I sentimenti sopiti in un  mondo meno dorato di quel che si vede si riaccesero in Gina per quella carezza di Dio ricevuta da Madre  Teresa, per questo anche lei portò d’allora in avanti sempre con sé la Medaglia Miracolosa, l’arma di  grazia donata da Maria all’umanità. Alla Madonna che apparve a Rue du Bac la Lollo ha continuato ad  affidarsi fino all’ultimo.

«Gina», continua don Insero, «aveva grande determinazione, combattività, un  carattere volitivo. Lei stessa diceva di avere una volontà di ferro, la voglia congenita di indipendenza. Lasciò Subiaco sotto le bombe della Seconda guerra mondiale, la sua famiglia si ritrovò tra gli sfollati a  Roma perché il mobilificio paterno fu raso al suolo. Vivevano in case utilizzate come alberghi, erano in  grande difficoltà. Le tre sorelle le riconobbero un grande talento artistico, e si sacrificaronoper permetterle di metterlo a frutto, cosa di cui lei sarà per sempre grata. Mentre loro lavorano per aiutare la famiglia, lei  studia all’Istituto delle arti a via di Ripetta, non lontano da questa chiesa, e poi frequenta i corsi  dell’accademia di Belle Arti. Ha dentro un grande desiderio: essere artista. E già a 8 anni esprime quello  di diventare scultrice. Per questo sogno inizia a disegnare. È bravissima nel disegno, ma studia anche  canto e pittura e per sbarcare il lunario e aiutare anche lei i familiari in quegli anni difficili fa delle caricature  al carboncino che realizza lei stessa, vendendole ai turisti, posa per i fotoromanzi. E in quel  frangente, quindi nell’immediato dopoguerra, quand’era una ragazza bellissima viene notata da produttori e  registi. “È il cinema che mi ha scelto. Non sono stata io a scegliere il cinema”, era solita ripetere. Così,  inizia la sua carriera con delle comparsate fino ad affermarsi rapidamente tra le star internazionali».  Ma non per questo fu disposta a fare compromessi o a rinunciare alla sua voglia  d’indipendenza.

Continua don Insero: «Già nel 1950 va a Hollywood, dove le propongono un contratto  stratosferico che richiedeva però una presenza a Los Angeles per molto tempo e delle restrizioni che lei  alla fine non accetta e quindi rescinde il contratto e ritorna nella sua amata Italia. Non le interessavano la  fama, la notorietà fine a se stesse. Quando si allontanò dal cinema spiegò che era cambiato e quindi lei  quasi non si ritrovava più nelle logiche e anche nelle proposte che riceveva. Per questo si è dedicata alla  scultura, alla pittura, alla fotografia e amava rifugiarsi nel suo studio, nel suo atelier e lì continuare a vivere  d’arte. Ecco, il grande amore della vita di Gina è stata l’arte in tutte le sue espressioni ed è stata una  donna che ha inseguito e ricercato la bellezza e ora sicuramente contempla la bellezza del Dio vivente». 

 

 
 
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