Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
sabato 18 maggio 2024
 
Santagostino Psiche Informa
 

I disturbi alimentari nel 2024: un quadro italiano

16/04/2024  Santagostino Psiche Informa: «Negli ultimi anni, i disturbi legati all'alimentazione hanno vissuto un'escalation notevole, diventando una questione di salute pubblica sia in Italia che a livello globale».

Negli ultimi anni, i disturbi legati all'alimentazione hanno vissuto un'escalation notevole, diventando una questione di salute pubblica sia in Italia che a livello globale.

Questi disordini si manifestano principalmente durante l'adolescenza, ma recentemente hanno iniziato a influenzare sempre di più anche i bambini.

Esploriamo le origini di questi disturbi, i più diffusi in Italia oggi, e le strategie per affrontarli.

Dove sono nati i disturbi alimentari

Disturbi alimentari, sempre più un problema che richiede attenzione e intervento, vista la sua diffusione globale. Ma quando si è iniziato realmente a parlare di questo tema? Quali sono le sue origini? Quando sono stati diagnosticati per la prima volta?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare indietro alla fine del XVII secolo.

È in questo periodo che viene diagnosticato per la prima volta un disturbo alimentare, più precisamente l’anoressia. Questa fu infatti descritta per la prima volta, a Londra, nel 1689, dal medico Richard Morton che, in un trattato medico da lui firmato, descrisse due casi di "consunzione nervosa", riguardanti un'adolescente di 18 anni e un ragazzo di 16.

Morton individua come cause di questa patologia elementi psicologici come tristezza e ansia, escludendo fattori fisici.

I disturbi alimentari più diffusi oggi in Italia

  

Tra il 2019 e il 2023 il Ministero della Salute ha svolto un'indagine sull’intero territorio nazionale per capire la reale diffusione dei disturbi alimentari nella penisola. La ricerca ha rivelato un aumento preoccupante dei casi sul nostro territorio.

Dai 680.569 casi registrati nel 2019, infatti, il numero è salito a 1.450.567 nel 2022. Tra i principali disturbi identificati troviamo:

 - anoressia
 - bulimia
 - disturbo da alimentazione incontrollata

Questa crescita esponenziale è ancora più allarmante se si considera che nel 2000 i casi registrati erano circa 300.000.

Ma a rendere più preoccupante il quadro sono i dati che arrivano dai Rencam regionali, ovvero i registri che su base regionali indicano le cause dei decessi che, nel solo 2022, hanno riportato 3.158 decessi correlati ai disturbi alimentari, con un'età media delle vittime di 35 anni.

L’aumento dei casi è stato particolarmente significativo dopo il 2020, con un’esplosione degli accessi ai servizi per disturbi alimentari.

Al quadro drammatico va aggiunta la mancanza di una rete di supporto professionale adeguata: su tutto il territorio nazionale si riscontra, infatti, una grande difficoltà nel rispondere ad una richiesta così importante.

I soggetti più colpiti dai disturbi alimentari

Sempre secondo l’indagine del Ministero della Salute, i disturbi alimentari colpiscono in misura notevolmente maggiore la popolazione femminile.

 Ad esempio, per quanto riguarda l’anoressia nervosa, su una base di 100mila persone, 8 donne sono a rischio, mentre per gli uomini la percentuale oscilla tra lo 0,2 e l’1,4.

 Anche per la bulimia nervosa, si registra una prevalenza maggiore di casi per il sesso femminile: 12 ogni 100.000 persone, rispetto a 0,8 per gli uomini.

 I disturbi alimentari tendono a manifestarsi in una fascia di età giovane, con sintomi per l’anoressia e la bulimia nervosa che compaiono già tra i 15 e i 19 anni.

 Per quanto riguarda i bambini, invece, i maggiori disturbi dell’alimentazione sono tre.

 1.  Disturbo da alimentazione selettiva
 2.  Disfagia funzionale
 3.  Anoressia nervosa infantile.

 Si parla di disturbo da alimentazione selettiva quando il bambino mangia solo alcuni tipi di cibo, ed esclude tutti gli altri

La disfagia funzionale, invece, si verifica quando il bambino sperimenta un trauma relativo al cibo - ad esempio il rischio di un soffocamento - e, a causa della paura che il cibo possa arrecargli del male, inizia a sperimentare delle difficoltà nel mangiare.

Infine, il terzo disturbo maggiormente diffuso in età infantile è l'anoressia nervosa infantile. Questa condizione si manifesta attraverso una importante perdita di peso, perché il bambino si rifiuta di mangiare in modo adeguato. Se un bambino di tre anni soffre di questo tipo di anoressia, dimostra interesse per le cose intorno a sé, ma non esprime nessun tipo di interesse nei confronti del cibo né comunica di avere fame.

Come gestirli e risolverli

  

Affrontare i disordini alimentari negli adolescenti e nei bambini richiede un atteggiamento delicato e professionalmente mirato, considerate le particolari esigenze e lo sviluppo - ancora in divenire - della persona.

Gli adolescenti vanno attivamente coinvolti nelle decisioni che riguardano il loro trattamento. Un trattamento, si specifica, che in gergo viene definito multidisciplinare.

Le figure professionali utili alla gestione di un disturbo dell’alimentazione sono solitamente non solo il medico generico, ma anche:

 -  l’endocrinologo, che si occupa di valutare e curare gli eventuali danni che la cattiva alimentazione ha fatto al corpo della persona.
-  lo psicologo e/o lo psichiatra, che lavorano per studiare e risolvere le cause psicologiche.
 -  il nutrizionista, il cui compito è riportare l’adolescente, in modo definitivo, sulla strada di una corretta alimentazione.

Nei bambini è invece importante coinvolgere i genitori nel trattamento, educandoli su come essere di aiuto al loro bambino, creando quindi un ambiente domestico che promuova abitudini alimentari sane. Gli interventi terapeutici possono includere la terapia cognitivo-comportamentale, adattata all’età del piccolo paziente. Anche per i pazienti più piccoli è necessario ricorrere a dietisti, specializzati, che monitorano in modo regolare la crescita.

In entrambi i casi, risulta essenziale intervenire quanto prima per prevenire il peggioramento dei sintomi e favorire una rapida guarigione

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo