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domenica 11 aprile 2021
 
 

Sapelli: "Non ce lo possiamo permettere"

25/06/2013 

Per il professor Giulio Sapelli, storico dell’economia ed esperto di movimenti di massa, il momento di una sorta di “primavera italiana”,  prima o poi, arriverà. “Ma non quest’anno, la crisi è troppo profonda. Bisognerà aspettare la ripresa”

- Una rivoluzione come quelle avvenute nel Maghreb, in Turchia e in questi giorni in Brasile?
“Innanzitutto non le chiamerei rivoluzioni, poiché la componente ideologica in questo caso non c’è o è molto debole. Non c’è una base, diciamo così, filosofica, a differenza del 68 francese, tedesco e italiano, anarchico, ribellistico marcusiano, maoista. Io parlerei di mobilitazioni collettive di classi agiate o di ceti medi, grandi e piccoli, in ascesa. Ed è questo il tratto comune. In piazza Taksim è evidente. Lo stesso sta avvenendo con molta nettezza in Sudamerica”.

 -Un movimento come questo può contagiare l’Europa e in ultima istanza l’Italia?
“Questa domanda dovrebbe destare un certo interesse in Italia, ma vedo che nessun governante da noi se la fa. C’è la più grande crisi economica del mondo, ma gli unici che protestano nel mondo sono quelli che stanno bene. Curioso, non le sembra? Ci dovrebbero essere quanto meno dei dibattiti, o qualche articolo di fondo di qualche nostro editorialista”.

- E perché protestano solo i ceti borghesi o piccolo borghesi?
“Perché chi sta bene non ha paura, se lo può permettere, può fare quello che vuole. La gente non si mobilita quando capisce che il Paese sta andando verso l’abisso. Sa che la crisi è appena cominciata, che la depressione industriale sta arrivando alla sua fase più acuta, che la deflazione, ovvero la paralisi dei prezzi con conseguente congelamento della produzione, si farà sentire. Come fa a  mobilitarsi un padre di famiglia che è già in cassa di integrazione con un governo che gli dovrebbe abbassare l’Iva e togliere l’Imu e non si decide a farlo spostando la risposta di qualche mese, sempre più in là? Da noi le manifestazioni generali indette dai sindacati arrivano a 100 mila persone, quando in altri tempi, per esempio con Cofferati, si arrivava a due milioni. Per assistere in Italia a manifestazioni brasiliane o turche  bisogna che arrivi prima la crescita economica. Ma quando il sistema si riprenderà, vedrà che comparirà anche la mobilitazione collettiva”.

 
 
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