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Sarà il Giubileo delle porte aperte

29/10/2015  Intervista esclusiva con l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, il “ministero” vaticano cui papa Francesco ha affidato l’organizzazione del Giubileo.

Monsignor Rino Fisichella  (64 anni), è il presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione,  il “ministero” vaticano cui papa Francesco ha affidato l’organizzazione del Giubileo.
Monsignor Rino Fisichella (64 anni), è il presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, il “ministero” vaticano cui papa Francesco ha affidato l’organizzazione del Giubileo.

Dagli inizi di novembre sarà possibile registrarsi, sul sito ufficiale www.im.va, per prenotare data e orario dell’accesso al percorso pedonale riservato ai pellegrini, che condurrà da Castel Sant’Angelo alla Porta santa della basilica di San Pietro. Lo anticipa a Credere, in questa intervista esclusiva, l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la  promozione della nuova evangelizzazione, che papa Francesco ha voluto come “regista” del Giubileo della misericordia.

- Lei ha avuto occasione di parlare a lungo con il Papa negli ultimi mesi. Qual è la principale motivazione che ha spinto Francesco a indire questo Anno santo straordinario?

«Il desiderio che la Chiesa trovi nel tema della misericordia il contenuto fondamentale per la sua conversione pastorale. Questo significa che innanzitutto noi sacerdoti e vescovi dobbiamo comprendere che abbiamo la grande responsabilità e missione di rendere tangibile la misericordia divina a tutti i fedeli. Una volta che questa conversione avrà toccato noi e tutto il popolo di Dio, allora riuscirà a trasformare anche le strutture, cosicché le nostre comunità non saranno agenzie di servizi, uffici dove ritirare certificati, ma comunità vive e missionarie, capaci di raggiungere tutte le persone che si trovano all’esterno della comunità».

- Per la prima volta si tratta di un Giubileo tematico e non cronologico, non legato cioè all’anniversario della nascita o della morte di Cristo. Che cosa significa questo porre in risalto l’attributo divino della misericordia?

«Esprime la volontà di papa Bergoglio di far toccare con mano la vicinanza di un Dio che viene incontro con la tenerezza di un Padre, un Dio che non esclude nessuno ma accoglie tutti. E poi vuole rendere chiunque consapevole che vivere e sperimentare la misericordia non è un segno di debolezza, ma un segno di coraggio, mediante cui realmente si può cambiare la propria vita. Nel suo più recente documento sul Giubileo, il Pontefice ha sottolineato tre contenuti: l’indulgenza, la facoltà a tutti i sacerdoti di assolvere dal peccato di aborto, la validità e liceità delle confessioni fatte dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Il denominatore comune è una misericordia che diventa concreta, a testimonianza che Francesco, più che per le parole, deve essere compreso per i gesti che compie».

- In particolare, l’Anno santo che va dal prossimo 8 dicembre al 20 novembre 2016 si celebra, contemporaneamente a Roma, anche in tutte le Chiese del mondo. Qual è il valore di questa accentuazione dell’esperienza diocesana?

«È essenzialmente il modo con cui il Santo Padre ha voluto ribadire la responsabilità che abbiamo di vivere nella dimensione locale della Chiesa, soprattutto in quelle che lui definisce le “periferie esistenziali”, comprendendo le situazioni concrete della nostra comunità per trovare le forme per una sua positiva trasformazione. Non si tratta però soltanto di iniziative da avviare nelle comunità parrocchiali o diocesane, ma di una sollecitazione a farci carico della nostra responsabilità in un impeto missionario che sappia valorizzare il dono della misericordia. Ma attenzione: non dobbiamo ridurre il concetto della misericordia alla sola dimensione del perdono. La misericordia, nel linguaggio biblico, è ciò che proviene dall’intimo, dalle viscere, di una persona. Dunque in qualsiasi gesto umano è coinvolta la testimonianza della misericordia».

- Avete cominciato già a ricevere riscontri dalle Chiese locali?

«Ogni giorno ci viene consegnata qualche nuova lettera pastorale che vescovi di ogni continente hanno dedicato al piano pastorale dell’Anno santo. È la documentazione concreta che non c’è soltanto una grande attenzione per quanto ha voluto il Papa, ma un vero e proprio desiderio di mettersi in cammino per trasformare la vita della Chiesa in chiave di misericordia. E questo significa plasmare la nostra pastorale per farla diventare pastorale di vicinanza, capace di raggiungere tutti in una dinamica missionaria».

- Se questa dimensione locale è così importante, perché allora venire a Roma?

«Perché Roma ha la vocazione di esprimere l’unità di tutta la Chiesa. Roma ci conferma che non possiamo rinchiuderci nella nostra Chiesa particolare, ma siamo in comunione con tutte le Chiese sparse nel mondo. Venire a Roma significa compiere un pellegrinaggio che rafforza nella fede e nella comunione. Si verrà qui anche per ascoltare la parola del successore di Pietro: papa Francesco è il segno di unità e recarsi sulla tomba di Pietro significa condividere con il Pontefice la responsabilità per il mondo d’oggi».

- Le ultime vicende riguardanti l’amministrazione comunale di Roma, con le dimissioni del sindaco Marino, e una certa lentezza anche nei provvedimenti governativi per il Giubileo creeranno difficoltà?

«Roma è una città che nelle grandi occasioni ha sempre saputo dare il meglio di sé e il suo popolo per tradizione è capace di grande accoglienza. Le difficoltà dell’amministrazione comunale indubbiamente ci sono, ma tutte le iniziative giubilari sono state valutate in una commissione bilaterale nella quale sono presenti rappresentanti del Vaticano, del Governo italiano, della Regione Lazio e del Comune di Roma. Quindi c’è una responsabilità partecipata, della quale si è fatto garante il Governo, che ci consente di pensare che tutto riuscirà bene. Del resto questo è un Giubileo nello stile di Francesco, di una sobrietà estrema. Non abbiamo sollecitato grandi opere strutturali, ma ci siamo limitati a chiedere che i pellegrini possano raggiungere facilmente a piedi le Porte sante, semplicemente mediante la risistemazione di alcuni marciapiedi e di alcune aree circostanti le basiliche».

- Quello della misericordia non intende essere un Giubileo trionfalistico. Ci saranno però certamente alcuni momenti più significativi. Quali sono?

«Proprio per quello che ho detto, molto importanti saranno i pellegrinaggi delle diocesi e di altri gruppi, indipendentemente dai grandi eventi. Per quanto riguarda gli appuntamenti di rilievo, indicherei l’esposizione a metà febbraio delle spoglie di san Pio da Pietrelcina e di san Leopoldo Mandic, due grandi confessori che hanno speso la vita a distribuire la misericordia; l’incontro mondiale degli adolescenti in aprile; la veglia di preghiera per “asciugare le lacrime”, in maggio; l’appuntamento in settembre per gli operatori e i volontari della misericordia».

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