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Sardegna, cosa c'è dietro il tonfo dei Cinque Stelle

25/02/2019  Si conferma l'ascesa del Centrodestra, con il risveglio a sorpresa del Centrosinistra. Ma il dato più netto è lo schianto del movimento fondato da Beppe Grillo. Per diverse ragioni

In Sardegna si spogliano a rilento le schede da stamattina alle sette. Per ora gli exit poll dànno il Centrodestra  in lieve vantaggio sul Centrosinistra, ma, per effetto del voto disgiunto, con un interessante testa a testa tra i due candidati governatori. Si conferma l'ascesa del Centrodestra, mentre il risveglio del Centrosinistra ha quasi del miracoloso viste le convulsioni catatoniche interne al Pd, che si avvia a noiosissime primarie. Quello che è certo è l’esito del Mvimento Cinque Stelle, che è disastroso: sotto al 20%, forse addirittura al 14, anche se è presto per definire con precisione le percentuali.

Il tonfo dei Cinque Stelle non è certo improvviso, ma segue il disastro delle elezioni regionali dell’Abruzzo. A questo punto è lecito pensare che si riapre la partita per la maggioranza del governo giallo-verde guidato da Giuseppe Conte. E’ noto che gli ex alleati del Centrodestra premono per un esecutivo sostenuto da Salvini, Berlusconi e Giorgia Meloni. Ma non è detto che l’attuale ministro degli Interni risponda alle sirene berlusconiane. La Lega sta crescendo nei consensi proprio grazie al suo alleato grillino, nel senso che continua a fagocitarne consensi. Ed è forse la conferma che il sovranismo non è molto democratico, ammette una sola formazione che assorbe tutte le altre come il mercurio. Nella gara a chi è più determinato nelle politiche xenofobe, antieuropeiste e nazionaliste di destra Salvini vince sempre a mani basse e a quel punto si va a scegliere “l’uomo forte”, contro la complessa e  articolata azione di mediazione del premier Conte e i compromessi ingoiati dal vicepremier Di Maio.

Dall’altra parte un Movimento che non riesce più coniugare gli ideali espressi al tempo della fondazione con l’azione di governo, che spesso è totalmente opposta. Di esempi se ne possono fare tanti: uno per tutti è la decisione di respingere l’autorizzazione a procedere per Matteo Salvini, inquisito dal Tribunale dei ministri peril caso Diciotti. Per un movimento che ha sempre inneggiato alle manette e gridato “onestà, onestà” non è propriamente una prova di coerenza politica. Ma anche su opere pubbliche, politica migratoria, Tav e misure economiche le discrepanze sono diverse. 

Nessuno può provedere cosa avverrà nel movimento dei Cinque Stelle, che è sostanzialmente etero diretto dalla coppia Grillo-Casaleggio, ma è chiaro che la fronda più legata a orientamenti di sinistra, quella che per comodità potremmo indicare come l'area capitanata dal presidente della Camera Roberto Fico, è in preda a forti mal di pancia. Di certo è che il Movimento Cinque Stelle è un partito sottoposto a una fortissima emorragia di voti, con conseguenze imprevedibili: non solo per la formazione di Grillo ma per tutto il quadro politico italiano.

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