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sabato 25 settembre 2021
 
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Sardine, come sono nate, che cosa chiedono, perché si chiamano così

14/12/2019  Dalla prima piazza a Bologna a Piazza San Giovanni è passato solo un mese e l'attenzione sulle sardine continua crescere, ma che cosa sono davvero? E dove vanno?

Esattamente un mese dopo, rispetto alla loro prima apparizione, le “sardine” hanno riempito Piazza san Giovanni a Roma, adiacenze comprese. Centomila persone dicono gli organizzatori, 35.000 secondo la Questura. La verità starà come sempre nel mezzo. Ma la piazza era piena e il flash mob (un’improvvisata di piazza tramite internet) diventato movimento, a un mese dall’esordio è impossibile da ignorare.

Ma chi sono le sardine? Come nascono? Perché si chiamano così?

Tutto è nato poco prima della metà di novembre del 2019 da un’idea di Mattia Santori, 32enne laureato in Scienze Politiche, che, in concomitanza con il comizio di Matteo Salvini al PalaDozza di Bologna il 14 novembre scorso, ha mandato un messaggio a tre amici, conosciuti durante l’università, con l’intento di organizzare un flash mob per ribadire europeismo e antifascismo e chiedere alla politica di rinunciare all’aggressività e alla rissa verbale.

Perché si chiamano sardine

Al flash mob si è dato il titolo di “6000 sardine”, non un numero a caso ma di poco superiore alla capienza del PalaDozza, sardine perché c’era l’idea di trovarsi tanti e stretti stretti come stanno le sardine, pesci piccoli e muti, che si difendono in banco restando unite contro l’aggressione degli squali. La consegna del flash mob (rispettata a Bologna e sempre di là in poi) era di presentarsi in piazza solo con simboli che evocassero sardine senza alcun segno di appartenenza politica e partitica. La piazza di Bologna si è riempita di quasi 15.000 persone il 14 novembre 2019 e di lì in poi con lo stesso meccanismo si sono riempite decine di piazze in Italia con propaggini in Europa e nel mondo.

Le sardine sono un partito?

Per il momento no, sono partite dal basso e, pur avendo chiara e dichiarata un’anima antisovranista, antifascista ed europeista, sintetizzata nello slogan "Roma non si Lega" adattato di volta in volta alla città di cui riempiono la piazza, dichiarano di non avere legami diretti né collateralismi con partiti e movimenti politici e di non sapere che cosa votino i loro compagni di piazza, di non avere al momento intenzione di fondare un movimento politico proprio, cosa che tra l’altro sarebbe oggettivamente complicata da organizzare in poche settimane, semmai l’intento di fare pressione sulla politica, di rappresentare un “anticorpo”. Per ora si può dire che cercano di dimostrare alla politica al momento in carica e all’opposizione che esiste uno spazio politico che chiede risposte diverse da quelle attualmente in canna, ma è presto per dire se saranno le stesse sardine a organizzarsi in prima persona per occuparlo impegnandosi direttamente, anche perché la loro richiesta di "rispetto per la complessità della politica" parrebbe suggerire più coscienza dei propri limiti che fretta di improvvisarsi. Finora le sardine hanno rifiutato l’idea di dover essere loro ad avere un programma politico - che per altro nei talk show tutti si affannano a chiedere a Santori -, premono invece perché sia la classe politica già attiva ad esprimerne uno che non ignori le loro richieste di piazza.

Che cosa vogliono le sardine

Lo ha spiegato a piazza San Giovanni Matteo Santori, ormai portavoce delle sardine: «Un ripensamento dei decreti sicurezza», che «chi è eletto faccia politica nelle sedi proprie e non stia sempre in campagna elettorale»; che «chi è ministro comunichi solo per canali istituzionali»; che la politica «sia trasparente nell'uso delle risorse sui social», che «la stampa traduca le informazioni in messaggi fedeli ai fatti», che «la violenza fuori dalla politica in toni e contenuti, quella verbale equiparata a quella fisica».

Quali reazioni suscitano?

Ovviamente varie: la strategia comunicativa di Matteo Salvini è reagire "postando" sui social gatti, che notoriamente mangiano le sardine; il centrosinistra guarda al movimento con simpatia e probabilmente si augura di aver trovato in esso un allargamento della propria base, ma tra gli analisti non manca chi metta in guardia quella parte politica dalle illusioni di un’annessione troppo frettolosa. Le sardine, come tali sdrucciolevoli, potrebbero rivelarsi difficili da prendere per la pinna. Altri ancora vedono nella nascita dal basso, e per ora solo in quella, qualche analogia con i 5 stelle prima maniera, ma con una retorica che è il contrario del “vaffa” e senza un Grillo e un Casaleggio alle spalle a dettare una linea.

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