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Sarkissian: "Per la Siria la soluzione non deve essere militare"

24/01/2016  Parla il primate degli Armeni di Siria, monsignor Sarkissian: "La situazione è tragica e non vedo soluzioni a breve scadenza, ma la via d'uscita può essere solo politica. Dobbiamo lavorare tutti uniti per trovare la pace".

«Quanto unisce l’ecumenismo del sangue!». Monsignor Shahan Sarkissian, vescovo di Aleppo e primate degli Armeni in Siria, in Italia per qualche giorno, invitato dalla Comunità di Sant’Egidio, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, è convinto che solo uno sforzo congiunto potrà riportare la pace nel suo Paese.

«Uno sforzo che deve vedere insieme cristiani e musulmani, uniti contro il terrorismo. Perché non esiste un terrorismo islamico o cristiano. Bisogna far capire che terrorismo e islam non sono la stessa cosa. Il terrorismo non ha religione, non ha cultura, non ha credo. È violenza totale, non ha niente di umano, non ha niente di religioso».  

Monsignor Sarkissian parla di una «tragedia continua», che lascia Aleppo «senza acqua, senza elettricità, senza comunicazioni, senza benzina. C’è bisogno di tutto: di dare da mangiare alla gente, di assistenza sanitaria, di rimettere porte e finestre alle case e alle scuole quando finisce il bombardamento, di educazione. Stiamo aiutando i ragazzi ad acquistare quello che è necessario per studiare e stiamo pagando gli insegnanti».

Ma la situazione, dopo cinque anni di guerra, è disastrosa. «Si vive nella paura e non si vede una soluzione in tempi brevi. Anche se da uomo religioso non posso che avere speranza. Guardando ora la città non si può avere idea di cosa era prima Aleppo. La guerra ha cambiato molte cose. Un giorno forse dovremo parlare di tutti i cambiamenti che si sono verificati, non solo quindi della distruzione del Paese, degli edifici, ma forse anche della mentalità. Non ricordo che prima della guerra ci fosse questa nozione di “ghetto”: cristiani e musulmani stavano insieme, da cittadini».

E poi c’è la paura dell’Isis. «Anche se», sostiene il vescovo, «nei media Occidentali si esagera il potere dello Stato Islamico. L’Isis non è così forte, anche se ha compiuto atti terroristici». In questa situazione, continua il vescovo, «sperimentiamo la fratellanza ecumenica tra le Chiese, non solo al più alto livello, cioè tra i vescovi e i rappresentanti delle varie confessioni religiose, ma anche tra la base, nella gente comune. E la stessa cosa vale anche per i cristiani e i musulmani». Ed è da qui che bisogna ripartire perché «ci deve essere una soluzione, ma la soluzione non deve essere militare, ma politica. Bisogna riunire insieme nello stesso posto i rappresentanti siriani, Governo e opposizione, e tutti devono imporsi di raggiungere la pace. I siriani possono trovare la soluzione tra di loro e ricostruire il Paese. Credo che non ci sia altra soluzione. La Comunità internazionale può fare pressione su tutte le parti, non solo su alcune, perché si siedano al tavolo. Tutti. Certo, non i terroristi. Non si può discutere di pace con i terroristi e non li si può collocare né con l’opposizione, né con il Governo. Il terrorismo deve solo essere estirpato dalle radici».  

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