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martedì 18 maggio 2021
 
ARTE
 

Sassi, storia e fede: rinasce la Cattedrale di Matera

11/03/2016  E' tornata a risplendere la chiesa dedicata a Maria Santissima della Bruna dopo circa 13 anni di restauri. Era stata chiusa nel 2003 a causa del cedimento di due navate.

Nel cuore dei Sassi è tornata a risplendere la Cattedrale di Matera chiusa dal 2003 dopo il cedimento di due navate. Oltre tredici anni di lavori per il consolidamento e il restauro fino al momento tanto atteso dell’apertura della Porta Santa giubilare sabato scorso. A presiedere il rito il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano che ha impartito la benedizione di papa Francesco. “Questa porta è segno dell'inesauribile misericordia del Padre che perdona ogni uomo dai propri peccati - ha sottolineato -. E’ la Cattedrale del cuore che prima di tutto va restaurata, ed è la porta santa interiore quella che più di ogni altra va spalancata. Va spalancata a Cristo in modo che possa entrare la luce, la strada verso la verrà bontà divina”.

La cerimonia si è svolta alla presenza di monsignor Salvatore Ligorio, arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo - Metropolita di Basilicata e già arcivescovo di Matera-Irsina, dell'amministratore diocesano monsignor Pierdomenico Di Candia, dei rappresentanti del clero cittadino e delle istituzioni locali tra cui il sindaco del capoluogo lucano Raffaello De Ruggieri oltre a tantissimi fedeli. L’arcivescovo neoeletto di Matera, monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo che s’insedierà il 16 aprile prossimo, in un suo messaggio ha definito “lo splendore dell’opera un segno importante che aiuta il fedele ad elevare lo spirito nella preghiera e nel ringraziamento al Dio che ha scelto di incarnarsi”.

Il tempio sorto nel XIII secolo e dedicato a Maria Santissima della Bruna racchiude oggi evidenti segni di rinnovamento in particolare per la cattedra, l’altare e l’ambone dove sono stati utilizzati marmi di Carrara e oro zecchino. Imponenti le opere per rafforzare le navate e ricostruire i tetti. Matera, capitale europea della cultura 2019, si riappropria così del suo luogo sacro ideale, vero punto di riferimento per la comunità religiosa da sempre impegnata nel suo cammino di fede e di carità.

“La riapertura al culto del Duomo - ha detto durante l’omelia il cardinale Parolin - manifesta quanto sia importante per la Chiesa e per la collettività disporre nuovamente di questo antico tempio, testimone dei principali avvenimenti ecclesiali, luogo della memoria e della celebrazione, dove tante generazioni di fedeli hanno imparato a conoscere, ad amare e pregare il Signore. Qui i fedeli percepiscono che la loro chiesa natale è strettamente unita alla chiesa universale e apostolica. Le sue sono porte di grazia attraverso le quali la nostra umanità si incontra con Dio dove noi, sovente distratti da frasi e messaggi profani, ascoltiamo l'unica vera parola che salva. Qui si entra per amare Dio e di qui si esce per amare gli uomini”.

Il cardinale Parolin ha poi deposto le reliquie dei Santi Giovanni da Matera ed Eustachio martire nel sepolcro sotto l'altare accompagnandole con la preghiera di dedicazione, la sacra unzione e lo spargimento dell'incenso. Un suo sentito pensiero anche per esaltare l’identità e l’immagine della città lucana “tra le più antiche del mondo e autentico museo a cielo aperto per il particolare impianto urbanistico dei Sassi e del suo centro storico riconosciuto nel 1993 patrimonio dell'umanità”.
Evento nell’evento il concomitante convegno “Le sfide del giornalismo al tempo di Francesco”, organizzato in occasione del congresso nazionale dell’Unione cattolica stampa italiana. “Il pontificato di Francesco ha scosso le acque dell’ambiente della comunicazione, perché il Papa si è messo dalla parte di chi non ha voce” ha detto il presidente dell’Ucsi, Andrea Melodia.

Durante il dibattito è emerso che “la costruzione del bene comune e della giustizia sociale richiedono una informazione corretta e credibile, fatta di denunce doverose, di senso alto e nobile della giustizia e della legalità ma anche di compassione e speranza, per non cadere nella trappola del cinismo davanti alle vite che si raccontano”. E’ intervenuto anche il cardinale Parolin che ha espresso tutto il suo dolore e la sua costernazione per le quattro suore uccise in Yemen definendole “martiri”. Sul tema del convegno ha dichiarato: “la missione del giornalista è di dare voce a chi non ce l’ha e, nell'era del web, non arrivare prima ma arrivare meglio. La fede non si oppone alla ricerca”. Il convegno ha contribuito a far prendere coscienza di quanto sia sempre più indispensabile lavorare con spirito di servizio rispettando l'etica, la deontologia e il dovere della verità. Pertanto, la sfida più grande per coloro che fanno informazione è mettere al centro della professione giornalistica la dignità dell'uomo.

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