Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
mercoledì 17 aprile 2024
 
 

Satta: «Unico punto: quanti erano in via Fani?»

07/08/2013  Lo storico e documentarista: tutto già chiarito, i dubbi sono legati al commando di via Fani.

“Molte risposte sono state date dai processi e dalle Commissioni d’inchiesta, non credo ci sia molto altro". Vladimiro Satta, storico e documentarista, ha messo in due volumi Odissea del caso Moro . Viaggio controcorrente attraverso la documentazione della Commissione Stragi (edup) e Il caso Moro e i suoi falsi misteri (Rubbettino) tutte le risposte ai quesiti che ogni tanto si agitano nell’opinione pubblica italiana.
“Intanto il luogo della prigionia. Si sente dire, qualche volta, che Moro potrebbe essere stato detenuto anche in via Gradoli, l’altro covo delle Br scoperto per cause accidentali. Cosa inverosimile visto che in quell’appartamento non c’era nessuna struttura o installazione che potesse far pensare alla detenzione di un prigioniero. Viceversa, in via Montalcini, sono stati fatti innumerevoli riscontri che attestano, in modo indubitabile, che Moro è stato tenuto prigioniero in quell’appartamento”.

Nessuna prova neppure della presenza di servizi segreti sul luogo della strage di via Fani, così come nelle vicinanze di via Montalcini. “Mi sembra improbabile quello che scrive il giudice Imposimato nel suo libro. E cioè che i servizi segreti avevano un appartamento proprio sopra la prigione di Moro. In quel momento i servizi si stavano riorganizzando e non avevano neppure una loro sede centrale.
Molti dubbi sollevati hanno già avuto risposta nelle perizie e nelle indagini. Basta andare a leggere i documenti”. E anche sul memoriale del presidente della Dc scomparso e poi riapparso, Satta è lapidario: “Il memoriale non è mai scomparso. È sempre stato nella disponibilità delle Brigate rosse. Portato a Milano perché Nadia Mantovani lo studiasse a fondo e perché fosse dattiloscritto, è stato sequestrato in due momenti: nel 1978, con l’arresto della stessa Mantovani, e nel 1990 quando sono stati fatti i lavori di ristrutturazione dell’appartamento (fino a quel momento sotto sequestro, n.d.r.). Tutte le perizie convergono nel dire che i fogli ritrovati nel 1990 erano dietro l’intercapedine poi smontata, dal 1978. Mi sembra del tutto coerente che le Br tirassero fuori solo parte dei fogli da studiare tenendo nascosto il resto”. 
Forse, conclude lo storico, “ci potrebbe essere da individuare ancora qualcuno presente in via Fani al momento della strage. Sono propenso a credere che il numero dei brigatisti presenti in via Fani fosse superiore a quello emerso. Questo, però, pur avendo una rilevanza giudiziaria gravissima, non credo cambi nulla della prospettiva storica”.

I vostri commenti
1

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo