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Trapianti
 

Un "cuore nuovo" che batte da 30 anni

11/12/2015  Era il 25 novembre del 1985: Savino Fusaro si svegliava da un delicato trapianto di cuore. Grazie a quell'intervento vive ancora, e oggi è il più longevo trapiantato d'Europa: «Il cuore nuovo mi ha ridato linfa, determinazione e voglia di vivere»

Avere un cuore nuovo che ti batte dentro per trent’anni. La vita che rinasce tra emozioni forti e la speranza di un futuro migliore. Scruta il cielo Savino Fusaro, quasi fosse un segnale divino. Come in quel lontano 25 novembre del 1985, quando riprese conoscenza dopo essersi sottoposto al trapianto effettuato dall’equipe del professor Lucio Parenzan nella clinica cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Ancora oggi l’ex messo comunale di Andria racconta, non senza un filo di commozione, la sua esperienza che lo ha portato ad essere il più longevo d’Italia e d’Europa, fra i due-tre al mondo. “E’ passato così tanto tempo, eppure non mi sembra vero. Da un lato ho la consapevolezza di aver ricevuto un grande dono, dall’altro sono felice di continuare a vivere come se niente fosse accaduto. Ringrazio sempre il Padreterno, è la sua mano che ci guida”.

Fu nell’82 che Savino Fusaro, allora operaio marmista, dopo alcuni accertamenti clinici scoprì di essere affetto da una miocardiopatia dilatativa. “Avevo 33 anni e cominciai ad avvertire un senso di affanno, una specie di apnea. Il mio cuore non funzionava più perfettamente e tendeva gradualmente ad ingrossarsi. Pensavo fosse sufficiente prendere una pastiglia per star bene. Invece, la diagnosi fu impietosa. Il 10 novembre dell’85 venne giù il professor Parenzan che mi visitò. Le sue parole furono schiette e precise: “Giovanotto il tuo è un caso delicato. Voglio seguirti da vicino. Sei disposto a venire in clinica a Bergamo?”. Lì per lì non ci pensai due volte. Gli risposi di sì”.

Il 14 novembre il signor Fusaro venne ricoverato nel reparto di cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Bergamo per una serie di analisi e controlli. Nessuno dei medici faceva alcun accenno alla possibilità di un trapianto. In Italia non si era ancora aperta la nuova frontiera. Proprio in quei giorni, però, venne effettuata la prima operazione a Padova e la seconda a Pavia. L’equipe guidata da Parenzan, di cui faceva parte anche il professore Paolo Ferrazzi, eseguì per la prima volta a Bergamo un trapianto di cuore il 22 novembre sull'allora 48enne Roberto Faironi  (deceduto nell’agosto del ’98). “Io ero all’oscuro di tutto. Non sapevo nemmeno quanto sarebbe durata la degenza anche se mi rendevo conto che la mia vita era appesa ad un filo. Sembrava addirittura che dovessero dimettermi perché c’era una bassa probabilità di trovare un donatore compatibile”.

Ma, successe qualcosa d’imponderabile nel confine sottile che spesso separa la vita dalla morte. Una ragazza 21enne bergamasca di Ghisalba rimase vittima di un incidente stradale. Il suo cuore ed il suo gruppo sanguigno vennero definiti compatibili con quelli di Savino Fusaro. “I medici mi dissero che c’era la possibilità di effettuare il trapianto (sarebbe stato poi il sesto in Italia ndr). Mi chiesero se volevo sottopormi all’intervento. Con molta serenità diedi il totale assenso, confortato anche da mia moglie Antonietta. Entrai in sala operatoria alle 14 del 25 novembre. Ne uscii alle 18,30. Fu tutto davvero straordinario. Quando ripresi conoscenza vidi che ero circondato da alcuni monitor. Mi sentivo sollevato, il respiro era leggerissimo, era come se volassi nel mio letto. Le sensazioni si aggrovigliavano. Pregai Nostro Signore per avermi dato la forza e venne spontaneo rivolgere il mio pensiero affettuoso al mio donatore. Solo a parlarne adesso mi vengono i brividi. Seppi poi che la mia vita era salva grazie al cuore nobile di quella ragazza. Circa un mese dopo incontrai i suoi genitori, suo fratello. Fu un momento di commozione intensa. Ci abbracciammo. Le sarò sempre grato in eterno”.

Trascorse le 48 ore dal trapianto e superata la prima fase del rigetto, Savino Fusaro venne stubato e cominciò ad alimentarsi da solo. “Tutto andò per il verso giusto. Il professor Parenzan, i medici, gli infermieri furono eccezionali. Da allora si consolidò un grande rapporto di amicizia e di affetto, in particolare con Lucio Parenzan (è scomparso a fine gennaio del 2014 ndr) un luminare che ha salvato molte vite umane. Dopo l’intervento, per essere continuamente monitorato e controllato, presi casa a Bergamo dove rimasi più di quattro mesi. Una città che mi accolto come un figlio. Ritornai ad Andria per riprendere la mia vita normale. A Natale dell’86 ebbi un regalo bellissimo, il posto di messo al Comune. Un lavoro che ho svolto con tanto entusiasmo. Sono andato in pensione nel 2011. Il cuore nuovo mi ha ridato linfa, determinazione e voglia di vivere. Sono andato in montagna, al mare, allo stadio per vedere le mie squadre preferite Juventus e Fidelis Andria. La cosa più importante è aver seguito scrupolosamente le indicazioni mediche, cosa che faccio tuttora, prendendo quotidianamente il medicinale antirigetto indispensabile in questi casi. Sono nonno e mi diverto con i miei nipotini. Trent’anni fa ho rivisto la luce che continua ancora a risplendere sulla mia esistenza”.
Savino Fusaro ha partecipato oggi alla cerimonia per il trentesimo anniversario del primo trapianto di cuore a Bergamo. Da quel pionieristico intervento del 1985, nella città orobica sono stati eseguiti 918 trapianti di cuore, 963 di rene, 1327 di fegato, 136 polmoni e 9 di intestino e uno multi viscerale.

Nell’occasione è stato intitolato a Lucio Parenzan il nuovo auditorium-centro congressi dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. Era presente anche Reginald Green, il papà di Nicholas, il bambino americano che nel 1994 venne ucciso da alcuni malviventi durante un tentativo di rapina mentre era in vacanza in Italia con la sua famiglia. I genitori si resero protagonisti di un grande e significativo gesto esprimendo la volontà di donare gli organi del figlio.

 
 
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