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Sberna: "Sono discriminate le famiglie, non i gay"

24/07/2013  La lettera aperta di Mario Sberna, deputato di Scelta Civica, ed ex presidente dell'Associazione delle famiglie numerose.

Pubblichiamo la lettera aperta di Mario Sberna, parlamentare di SCelta Civica ed ex presidente dell'Associazione delle famiglie numerose.

«Quanti sono gli omosessuali in Italia? Secondo alcune associazioni che dicono di rappresentarli, è omosessuale persino un cittadino su dieci. Un dato che considero eccessivo, ma che per una volta voglio prendere per buono. Reclamano tutti diritti, si sentono tutti discriminati? In Italia, è vero, non esiste una legge che riconosca l’ufficialità di una relazione affettiva tra persone – non parenti – dello stesso sesso. Però alcuni enti locali hanno provato a superare la normativa nazionale, approvando l’istituzione di un registro delle unioni civili. Pisa è stato il primo comune a dotarsi di questo strumento nel 1997 su pressione dell’Arcigay. Un flop totale. In quindici anni al registro si sono iscritte una cinquantina di coppie, quelle omosessuali si contano con le dita di una mano. Le prime coppie iscritte si sono già separate, alcune si sono cancellate dal registro, altre no. Altrove non è andata meglio.

Posso sbagliarmi, ma tutto questo tam tam sui diritti degli omosessuali è montata dall’ideologia. Quando si spengono i riflettori dei media su questa o quella battaglia promossa dalla lobby omosessuale, ci si accorge che è una minoranza della minoranza a percepirli come indispensabili. Conosco diversi omosessuali: coabitano, si danno una mano in casa, si vogliono bene. Si sentono coppia. Bene. Si sentono discriminati? Mi pare di no.

La loro carriera nelle aziende in cui si sono conosciuti non ha trovato ostacoli. Al contrario, diverse donne con contratto a tempo determinato e promessa di un full-time, sono state gentilmente accompagnate alla porta appena hanno comunicato al loro datore di lavoro di aspettare un bambino. Ci sono mille modi per mettere la donna di fronte ad una scelta: o lavoro o casa. Dimissioni in bianco firmate prima dell’assunzione, contratti non rinnovati, allontanamento dalla sede del lavoro più vicina a casa… problemi di questo tipo non mi sembra appartengano ad un omosessuale o a un single in genere, che, almeno in linea di principio, può spendere tutto sé stesso per il lavoro.

Ciascuno degli omosessuali che coabitano e che io conosco, fa un 730 ed un Isee. Per usufruire di eventuali servizi pubblici il reddito di ciascuno dei due viene diviso per un coefficiente pari ad 1, mentre se venissero dichiarati nucleo familiare il loro reddito dovrebbe prima essere sommato e poi diviso per 1,57. Io ritengo che un bambino abbia diritto ad avere un padre ed una madre. Ma voglio, per un istante, immaginare un omosessuale che abbia fiscalmente a carico un figlio. Se la normativa equiparasse l’omosessuale all’etero, gli assegni familiari riconosciuti ad un single (nel caso delle coppie etero ad un ragazzo-padre o a una ragazza-madre) sarebbero maggiori rispetto a quelli riconosciuti alla coppia, per la quale occorrerebbe sommare i redditi. L’Isee del nucleo familiare sarebbe più basso, dovendo tener conto del reddito di un solo padre e di una sola madre. E dunque l’accesso ai servizi sarebbe agevolato. Anche per l’accesso al nido i comuni prevedono l’assegnazione di punteggi più alti per ragazzi/padri – ragazze/madri.

E se la coppia omosessuale si separasse? Sarebbe una ferita, mi dicono quegli omosessuali che conosco. Ma nessuno dei due avrebbe l’obbligo di riconoscere all’altro un assegno di mantenimento. E l’eredità? Gli omosessuali che conosco io hanno già deciso: si sono recati da un amico notaio e hanno fatto testamento. Il diritto privato offre tante opportunità.

Io sono un convinto promoter dell’istituto del matrimonio. Ma sono un romanticone. La mia amica Ada, commercialista, da tempo mi dice: “Guarda, esser sposato non conviene più, meglio separarsi e vivere come coppia di fatto”. Con mia moglie Egle resisto: si tratta di un sacramento per noi, che non vogliamo svendere a mammona. Ma capisco quelle giovani generazioni che, fragili, questo ragionamento l’hanno già fatto, preferendo la convivenza al matrimonio concordatario, in chiesa o in comune, perché a suon di andar dietro alle “eccezioni’ lo Stato ha finito per dimenticarsi degli impegni che si erano presi i padri costituenti parlando della famiglia nella Costituzione.

Noto, al contrario, come, a fronte di una riduzione progressiva di matrimoni di coppie etero, la lobby omosessuale sia riuscita a far passare il matrimonio tra persone dello stesso sesso come un’esigenza sentita da tutti gli omosessuali. Insomma, questo istituto – lo dico col sorriso – pare attiri solo gli omosex. Noto anche un’altra cosa: se un maschio e una femmina si abbandonano ad effusioni in un luogo pubblico, essi vengono allontanati (è capitato a me ed Egle: ci stavamo baciando per strada, bacio casto tra moglie e marito, e siamo stati redarguiti da un vigile) e nessuno ne parla più. Se invece il vigile urbano redarguisce una coppia omosessuale per lo stesso motivo, quella stessa sera in quella piazza ci sarà una manifestazione promossa dall’Arcigay, una richiesta di sospensione dal servizio per il vigile e una interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio. Questo, sì, mi dà fastidio.

Nei giorni scorsi ho rivisto i risultati di un sondaggio on-line promosso, tra gli associati, dalle Famiglie numerose italiane. Alla domanda: siete mai stati vittime di discriminazioni, soprusi, insulti e minacce per il fatto di essere famiglia numerosa? Quasi il 28% delle famiglie hanno risposto «sì, spesso», mentre il 23,51% hanno risposto «sì, è capitato una volta». Butto là una provocazione: non è che i veri discriminati siano altri?»

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