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lunedì 09 dicembre 2019
 
 

Sberna: senza figli il Paese muore

04/07/2013  L'ex presidente delle Famiglie Numerose, ora deputato di Scelta Civica parla della sua interpellanza per chiedere al governo Letta una delega sulla famiglia.

Una delega per la famiglia che le dia visibilità politica. E’ questa la richiesta di una interpellanza presentata da dodici parlamentari (per Scelta Civica Gian Luigi Gigli, Federico Fauttilli, Paola Binetti, Rocco Buttiglione, Lorenzo Cesa, gli esponenti del Pd Ernesto Preziosi, Giorgio Zanin, Angelo Senaldi, Edoardo Patriarca e quelli del Pdl Raffaello Vignali e Raffaele Calabrò) al presidente del consiglio Enrico Letta.

Ne parliamo con Mario Sberna, neo eletto alla Camera per Scelta Civica, nonché primo firmatario.

- Perché è così difficile mettere la famiglia tra le priorità della politica?

«Sembra che ci sia paura nell’aprire il capitolo del “senso” della famiglia e di che “tipo” di famiglia parliamo, come se poi qualcuno potesse chiedere un ministero “delle famiglie”. Dall’altra, siamo il Paese con il più basso investimento nelle politiche familiari di Europa e con il minor numero di nascite; siamo in pieno inverno demografico. Fare un ministero della Famiglia in tempo di crisi potrebbe voler dire compromettere il Governo costretto a investire di più senza averne le risorse. Ma questo è un errore enorme per un Paese sempre più vecchio, catastrofico perché se non rilanciamo la famiglia questo Paese,  semplicemente, muore. Sostenerla è un obbligo della costituzione e del buon senso».

- Cinquantadue anni, sposato da 28 con Egle e padre di tre figli naturali, uno adottato ed altri in affido di lungo periodo, lei è stato fondatore dell'Associazione famiglie numerose.

«E questo giustifica il fatto che io sia qui. L’associazione ha scelto di mandare un suo rappresentante perché promuovesse le esigenze delle famiglie numerose. Personalmente è una grande sofferenza stare a distanza di centinaia di km dai miei, ma sono qui a nome di tutte le famiglie che mi hanno voluto per sostenerle e sostenerne le esigenze. Nessuno mi toglie dalla testa che il paese è andato in crisi quando ha smesso di mettere al mondo figli. Senza famiglia non c’è speranza e senza figli non c’è futuro».   

-Eppure è notizia di ieri che l’aumento dell'Iva andrà a colpire le famiglie numerose con un reddito basso.


«I nuclei numerosi sono quelli che fanno più spesa perché hanno più bocche da sfamare. E’ un modo per ribadire ancora una volta il disinteresse per le famiglie numerose che negli ultimi 5 anni si sono impoverite in maniera drammatica. Basti pensare che i figli di queste sono i bambini più poveri d’Europa. Cosa aspettiamo a fare un ministero della Famiglia?».

- Qual è la prima cosa su cui interverrebbe?

«Imporrei una fiscalità che guardi a quante persone si sfamano con quello stipendio. Il famoso fattore famiglia che permette, alleggerendo le tasse in base al numero di figli, di farli diventare una responsabilità non solo dei genitori ma di tutta la società».     

 
 
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