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domenica 26 giugno 2022
 
Generare è un bene comune
 

«La fertilità? È giusto che se ne occupi il ministero della Salute»

01/09/2016  Nel giorno in cui infiamma la polemica per l'#fertilityday lanciato dal ministro Beatrice Lorenzin per il 22 settembre noi ne abbiamo parlato con la psicologa dei Legami familiari Eugenia Scabini: «Da un parte si pensa di poter sempre fare figli, a qualsiasi età, e non è così. Dall’altra i vincoli che ha il corpo umano, soprattutto quello femminile. Per questo un’informazione sulla fertilità è strategica».

Eugenia Scabini, Presidente del Comitato Scientifico del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica, non vuole entrare sugli aspetti comunicativi della polemica perché non le competono, ma dal suo punto di vista le idee sono chiare. «La fertilità è un tema che va affrontato assolutamente e lo deve fare il ministero della Salute; è la sovrapposizione con il tema demografico che crea confusione, ma non è di competenza di quest’ultimo. Così come le politiche sociali, il welfare etc. Sul cambiamento demografico un progetto culturale della Cei del 2011 già allora messo in luce la gravità e le conseguenze di questo e della denatalità. Eppure, pur essendo un tema importantissimo, è emerso solo in quella occasione, ma è stato poco recepito. A fronte di un lavoro che aveva a che fare con il benessere della società, allora come oggi si è fatto un gran titolone sui giornali, ma ne sono conseguite pochissime politiche sociali ed economiche per risolvere il problema».

Dal suo osservatorio cosa è bene chiarire ai ragazzi?

«Va ribadito che la biologia ha determinati vincoli che vanno rispettati. Tendiamo a pensare che possiamo superare qualsiasi limite ma poi la biologia ti presenta il conto. Per gli studenti, oggi giorno, si possono sempre avere figli. Non è vero, non è così. Perché c’è una curva di fertilità che non è sempre uguale. E questi problemi, a maggior ragione ai ragazzi che pensano che tutti i limiti si possano sempre superare, è giusto che vengano posti all’attenzione. Sugli aspetti biologici invece permane una strana ambivalenza: da un parte è come se si potesse sempre fare di tutto e dall’altra i vincoli che ha il corpo umano, soprattutto quello femminile se non vengono rispettati portano problemi. Avere i figli a 25 anni è più facile, a 35 meno. Per questo un’informazione sulla fertilità è molto importante darla. Poi se la strada sia giusta non lo so, ma le tematiche sono vere. Poi c’è un tema di costume e di stile di vita. Temi veri e sui quali l’informazione va fatta bene perché non è detto che si sappia effettivamente, ovvero che si conoscano gli effetti di scelte fatte con superficialità».

"La fertilità – quindi - è un bene comune"?

«Bisogna garantire che le persone possano avere figli sani quando lo vogliono; questo sì che è un bene comune. La generazione è un bene comune, generare è un bene senza il quale la società non avanti ed è legato alla fertilità. Ovvero, generare non è solo affar mio, ma bisogna creare le condizioni perché le persone possano prendersi cura del corpo in quanto corpo in grado di generare. Igiene, salute e cura. Certe scelte di vita possono produrre effetti sfavorevoli. I giovani devono sapere che certi stili di vita possono avere conseguenze molto importanti sulla vita loro e di tutti».

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