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martedì 28 giugno 2022
 
 

Scala, Noseda salva Luisa Miller

07/06/2012  Il direttore milanese, ora al regio di Torino, è stato accolto da grandi applausi prima e dopo l'esecuzione dell'opera verdiana. Superato "l'incidente" dell'89.

Il 6 giugno l’esordio operistico alla Scala di Gianandrea Noseda ha coinciso con il felice ritorno su quelle scene di Luisa Miller, i cui trascorsi scaligeri non erano certo dei più incoraggianti. Gravava infatti su questa edizione dell’opera verdiana l’ombra della rappresentazione del 2 maggio 1989, caratterizzata soprattutto da un primo atto ostaggio di un loggione particolarmente turbolento.

Tutt’altro clima questa volta, fin dall’arrivo sul podio di Noseda, salutato da calorosi
applausi di benvenuto, subito ribaditi sia dopo la serrata esecuzione dell’ouverture, una delle più incisive composte da Verdi, sia alla fine dello spettacolo. La riuscita complessiva molto deve infatti all’impegno e allo sforzo equilibratore compiuto dal direttore milanese, che ha pienamente riscattato in chiave verdiana le ombre suscitate da precedenti esecuzioni. Luisa Miller è un’opera che risponde ai canoni di una vocalità espansa e anticipa soluzioni adottate poi nella cosiddetta “trilogia popolare”.

Autentico mattatore della serata è stato ancora una volta l’amatissimo Leo Nucci, sulla cui organizzazione vocale le settanta primavere non sembrano pesare più di tanto. L’aria del primo atto ne è stata un’entusiasmante dimostrazione. Non si può affermare che Elena Mosuc vocalmente sia la Luisa ideale, ma supplisce con una sensibilità e un coinvolgimento scenico di tale verità da offrire un’interpretazione nel complesso assai convincente. Marcelo Álvarez invece avrebbe i mezzi per delineare un Rodolfo credibile a tutto tondo, ma il suo canto, generoso all’eccesso, appare spesso faticoso, con risultati che solo a tratti colgono l’obiettivo prefisso. Dei due bassi, Vitalij Kowaljow (il conte di Walter) e Kwang Chul Youn (Wurm), entrambi scenicamente molto efficaci, il primo denuncia carenze nel registro grave, mentre il coreano coglie perfettamente i risvolti demoniaci del personaggio. Molto pertinente infine la partecipazione di Daniela Barcellona, il cui fasto vocale, opportunamente integrato da una presenza fisica particolarmente accattivante, dà finalmente il giusto peso richiesto da Verdi per il personaggio della Duchessa, spesso però vanificato da cantanti più o meno insufficienti.

Mario Martone ha firmato una regia sobria e funzionale. Priva di suggestioni naturalistiche, se si eccettua il bosco stilizzato che domina lo svolgersi dell’intera vicenda, la scena, percorsa da persone rigorosamente in abiti moderni, coinvolge un particolare contesto sociale che condiziona il dramma intimo dei vari personaggi fino al tragico epilogo.

 
 
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