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venerdì 27 maggio 2022
 
 

Tutti i segreti della Traviata

06/12/2013  Guidati dal direttore Daniele Gatti e dal regista Dmitri Tcherniakov, scopriamo la genesi, le curiosità, i protagonisti, la trama dell'opera che inaugurerà la stagione della Scala e che sarà trasmessa in diretta da Rai 5 il 7 dicembre dalle 17.30.

Giuseppe Verdi ha scritto 27 opere. Ed alcuni sono capolavori fra i più grandi e più rappresentati della storia della musica. Eppure La traviata conserva un fascino particolare, unico. E l’attesa per ogni suo allestimento lo dimostra. Ancor più alla Scala, dove viene raramente messa in scena (l’ultima volta fu nel 1990 per la direzione di Riccardo Muti e la regia di Liliana Cavani, poi ripresa): ed ogni volta per i melomani è una sfida ed un confronto con le Traviate del passato, e soprattutto con quella storica che ebbe per protagonista Maria Callas per la regia di Luchino Visconti. Fu una regia rivoluzionaria per una interprete indimenticata.

Ma i confronti con il passato diventano un peso inutile. Ed ogni allestimento è e deve essere una storia a sé. Ne sono convinti Daniele Gatti, il direttore scelto per questa inaugurazione e Dmitri Tcherniakov, il regista russo che ha già dato prova di straordinarie capacità di allestimento. Gatti, come i nostri lettori possono leggere su Famiglia cristiana in edicola non ha dubbi: “è solo musica e Verdi non sarebbe contento per tutti questi confronti”, ci ha detto. “E noi dobbiamo essere sinceri e dare la nostra interpretazione”.

Aggiungendo una sintesi del dramma che illumina la figura della protagonista.

 

Ed anche il regista entra nel merito dell’attualità: “la sensibilità cambia. Cambia il modo di vedere il dramma, cambiano gli ambienti. Quel che nell’Ottocento scandalizzava oggi non scandalizza più. Io non metto in scena per giudicare il comportamento dei personaggi, per dividerli in buoni e cattivi. Ma per comprenderli. E mi muovo con la regia come Bergman si muoveva nel cinema: con primi piani, con una recitazione attenta ad ogni sfumatura del testo. Il tema della Traviata è l’amore”.

Eccola dunque la Traviata del 21° secolo. Ma ecco anche tutta l’opera modera. Non più cantanti dalle espressioni stereotipate da “cinema muto”, ormai ridicole. Non più esecuzioni che ne esaltano soltanto le qualità ginniche. Oggi la lirica è uno spettacolo a 360 gradi. Che nulla toglie alla storia di Traviata ed al suo mito.

Andata in scena nel 1853 al Teatro La Fenice di Venezia fu un fiasco clamoroso. Al di là del cast non all’altezza e dell’orchestra modesta, fu la vicenda a scandalizzare il pubblico. Non solo perché protagonista era una donna dalla vita sentimentale molto movimentata, ma per la vicenda contemporanea che interamente si svolgeva in interni. Del resto il personaggio di Violetta, la protagonista, è ispirato alla figura di Alphonsine Plessis, cortigiana ai tempi di Luigi Filippo ed amante di Alexandre Dumas figlio, l’Autore de La signora della Camelie, dal quale Francesco Maria Piave ricavò il libretto per Verdi: non per nulla Violetta muore di tisi come la Plessis (nel 1847).

Corretta nella parte musicale, Traviata tornò in scena l’anno successivo: e da quel momento fu un trionfo. Anche se non mancarono in alcune città correzioni: qualche spostamento di ambientazione indietro nei secoli, qualche scena edulcorata. La libertà di allestimento nell’Ottocento era tanta, in assenza della mentalità filologica dei nostri giorni ed in presenza della censura locale.

Oggi la storia di Violetta che ama e mantiene Alfredo Germont fino a quando il di lui padre la convince a rinunciare al suo amore per non infangare il nome della famiglia e compromettere il matrimonio della sorella di Alfredo è soprattutto amata per alcuni numeri musicali di ineguagliabile presa sul pubblico: i Preludi, la Scena del brindisi, l’Amami Alfredo e lo struggente Addio del passato.

Prove ardue per la protagonista Diana Damrau, dal punto di vista vocale e della recitazione. L’attesissima prima (che di fatto conclude le celebrazioni del Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi) viene trasmessa su RadioTre ed in diretta televisiva su Rai 5 alle 18 di sabato 7 dicembre (giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano). In differita su RaiTre. Ma saranno milioni gli spettatori che la seguiranno in collegamento diretto televisivo in molti paesi del mondo. Senza dimenticare i cinema che anche in Italia ospiteranno la proiezione (per informazioni: www.microcinema.eu).

Milano vivrà come sempre un giorno speciale. La diretta potrà essere seguita anche dall’Ottagono, dal Teatro Dal Verme e perfino dai carcerati di San Vittore. Mentre le tante iniziative collaterali comprendono mostre (Giuseppe Verdi e le arti alla Galleria di Arte Moderna), e pubblicazioni (le 4 monografie dedicate a quattro grandi artisti “Scaligeri” del passato – Georgiadis, Pomodoro, la Marzot e Ponnelle - ed un libro dedicato ad Alessandro Sanquirico, il più grande scenografo del Teatro nell’’800, il tutto curato da Vittoria Crespi). Ma, alla fine di tutto, sarà come sempre Giuseppe Verdi a rappresentare l’uomo nel suo amare, soffrire e morire.

 
 
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