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lunedì 02 agosto 2021
 
FAMIGLIA
 

Scegliere l’università: gli open day sono per i ragazzi

31/03/2016  Sempre più spesso alle giornate di presentazione dei corsi universitari si presentano i figli accompagnati da mamma e papà o addirittura i genitori da soli. Ma è, invece, un momento in cui i ragazzi devono imparare ad affrontare da soli, o magari in compagnia dei coetanei, un nuovo ambiente e le scelte per il futuro.

Mia figlia di 19 anni sta  finendo la scuola superiore e sta scegliendo l’università. Io la accompagno agli open day della facoltà, perché mi sembra un bel modo di partecipare alla sua vita e alle sue scelte. Vedo anche altri genitori che lo fanno. Mio marito è contrario, perché dice che è bene che la ragazza vada da sola. Io però non voglio inflœuenzarla, ma solo condividere con lei questi momenti. Che ne pensa?

MARIA LETIZIA 

Nei giorni scorsi anche il rettore del Politecnico di Milano ha richiamato i genitori a non essere invadenti e a lasciare che la scelta dell’università sia un passo completamente gestito dai giovani stessi. Temo che alcuni genitori non valutino appieno la risonanza delle loro azioni nei figli. Ragazzi e ragazze di 19 anni hanno bisogno di sentire che sulle scelte che riguardano il loro futuro possono guidare la vita in prima persona. Assumendosene la responsabilità. Evidentemente ciò può avvenire se il ragazzo è stato educato a riconoscersi fin da piccolo responsabile delle proprie azioni. Ciò non significa eliminare la presenza dei genitori e il confronto con loro. Mamme e papà, a dovuta distanza, possono ascoltare e sostenere il ragazzo nell’analisi dei pro e dei contro della sua scelta. Non possono però influire sulla decisione con la pressione delle proprie aspettative o dei propri timori. Possono rispettosamente avvertire i figli se ritengono che le scelte vengono fatte in modo scorretto, cioè senza raccogliere e vagliare approfonditamente le informazioni o senza valutare adeguatamente le proprie risorse personali. Ma non possono mettere i figli al riparo dagli insuccessi. Probabilmente su questi atteggiamenti troppo protettivi o di accompagnamento oltre i limiti d’età influiscono la preoccupazione eccessiva di alcuni genitori per il futuro dei figli e la difficoltà a riconoscerli come giovani adulti e a consentire loro di crescere anche sbagliando. Qualche genitore afferma il proprio diritto di conoscere l’ambiente che il figlio frequenterà. Sebbene sia difficile capirne il senso ultimo, nessuno può ovviamente impedire a un genitore di vedere dove il proprio figlio studierà. L’importante è che lo faccia separatamente da lui, in un momento diverso, e possibilmente senza che il ragazzo lo venga a sapere. La presenza del genitore può facilmente ingenerare nel figlio l’idea che sia un’intrusione e che la mamma o il papà non si fidino di lui e lo debbano guardare a vista. Molto meglio che i ragazzi imparino ad affrontare da soli, o magari in compagnia dei propri coetanei, l’impatto con il nuovo ambiente universitario. A casa se ne parlerà poi, avendo comunque chiaro che l’ultima parola deve spettare al futuro studente universitario.

                                                                                                                        FABRIZIO FANTONI

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