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sabato 11 luglio 2020
 
Sport invernali
 

Sci in lutto: addio a Rolly Marchi

14/10/2013  Si è spento a 92 anni uno dei più grandi cronisti e scrittori di sport invernali e di montagna. Con Mike Bongiorno ideò nel 1957 il Trofeo Topolino e con il suo libro "Ride la luna" è stato finalista al Premio Campiello.

Il giornalista Rolly Marchi insieme alla campionessa di sci di fondo Manuela Di Centa.
Il giornalista Rolly Marchi insieme alla campionessa di sci di fondo Manuela Di Centa.

Quel grande cappello scuro era il suo segno distintivo. Un piccolo vezzo: Rolando Marchi, per tutti Rolly lo portava quasi sempre, senza mai velare di un’ombra i suoi vivacissimi e sorridenti occhi azzurri. In realtà, nel mondo dello sci e della montagna non aveva bisogno di farsi notare, lo conoscevano e amavano tutti. Ora quel mondo è in lutto. Piange quello che è stato sicuramente uno dei più grandi giornalisti e scrittori di sci e di vette di ogni tempo. Ha lasciato tutti a 92 anni e chi gli è stato vicino nelle ultime ore dice che era lucido e sereno come sempre. «Si è spento come una candela, fino a mezz’ora prima c’era la luce e poi, all’improvviso, il buio», ha raccontato il figlio Paolo, giornalista anche lui e tra l’altro ideatore e organizzatore di Identità Golose, uno dei più importanti eventi dell’alta gastronomia internazionale.
Trentino di Lavis, Rolly Marchi è stato tra i creatori, nel 1957, insieme a Mike Bongiorno, del Trofeo Topolino di sci alpino, una sorta di Mondiale e vivaio internazionale di giovani sciatori, che mise in luce anche il nostro Alberto Tomba.
Fu anche co-fondatore della 3Tre, la più antica gara di Coppa del Mondo di sci d’Italia, con sede a Madonna di Campiglio.

Come cronista sportivo ha poi seguito i Giochi olimpici invernali nel 1936, in Germania Garmisch-Partenkirchen. In seguito è stato corrispondente, per vari giornali, in tutte le edizioni delle Olimpiadi invernali fino al 2006.

Appassionato di montagna e alpinismo, ha partecipato anche a scalate diventate celebri con Dino Buzzati, Walter Bonatti e Reinhold Messner.

Da scrittore, nel 1979 è stato finalista al Premio Campiello con Ride la luna.  Ma la passione per la montagna, l’amicizia, gli amori, le conquiste si ritrovano in tanti altri suoi romanzi. Tra tutti Le mani dure, che racconta le tragedie vissute da un gruppo di giovani all’indomani della seconda guerra mondiale. Splendido affresco di un’epoca passata.

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