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Scicli, prove tecniche di xenofobia

08/11/2014  La Chiesa metodista locale appronta una palazzina per accogliere trenta profughi. Gli estremisti di destra di Forza Nuova partono all’attacco, e nella cittadina del ragusano iniziano raccolte di firme e compaiono scritte razziste sui muri. La risposta dei cattolici è immediata: «Non fatevi strumentalizzare dai movimenti xenofobi e razzisti», dice alla cittadinanza don Ignazio La China, vicario foraneo di Scicli.

Una delle scritte comparse a Scicli all'ingresso della sede ristrutturata dai metodisti per farne un centro d'accoglienza per i profughi. In copertina: manifestazione di studenti contro l'ondata xenofoba.
Una delle scritte comparse a Scicli all'ingresso della sede ristrutturata dai metodisti per farne un centro d'accoglienza per i profughi. In copertina: manifestazione di studenti contro l'ondata xenofoba.

A Lampedusa, commemorando i morti nel Mediterraneo, Papa Francesco ha lanciato un invito alla tenerezza e il grido: «Dov’è tuo fratello?». La risposta a questa domanda spesso divide le comunità poste di fronte alla sfida dell’accoglienza. In questi giorni è successo a Scicli, cittadina del Ragusano famosa per il suo barocco e per le spiagge che hanno ospitato il set del Commissario Montalbano.

Qui, la Chiesa metodista ha preso in affitto un palazzo, inutilizzato da anni, e sta allestendo un centro per ospitare trenta profughi, all’interno del progetto “Mediteranean Hope” della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei).

Negli stessi locali, oltre a un salone a disposizione della cittadinanza per incontri culturali, si prevede di realizzare anche uno studio per offrire cure dentistiche a quanti, italiani e stranieri, non possono permettersele e una mensa per famiglie in difficoltà. I costi? Tutti sostenuti dalla Chiesa valdese, e il progetto è stato anche l’occasione per assumere degli abitanti di Scicli, per ora quattro e forse altri in futuro.

Eppure, non appena si è diffusa la notizia, sui social network è montata la protesta. A fine ottobre si è passati all’azione: la prima a muoversi è stata Forza Nuova, una presenza marginale a Scicli ma che ha colto l’occasione per guadagnare consenso; poi è stata avviata una raccolta firme da alcuni cittadini, sono comparse scritte di protesta sulla porta dell’edificio, e l’Associazione commercianti ha chiesto di spostare il progetto in periferia.

Una delle lapidi senza nome di immigrati affogati nel Mediterraneo, sepolti al cimitero di Scicli.
Una delle lapidi senza nome di immigrati affogati nel Mediterraneo, sepolti al cimitero di Scicli.

Racconta il pastore Francesco Sciotto: «Sono state alimentate paure immotivate, dalla perdita di attrattiva turistica alle malattie. D’altro canto, però, le reazioni di solidarietà sono state numerose e forti».

A Scicli il dramma di chi attraversa il Mediterraneo è ben noto: al cimitero, lapidi scarne ricordano che sottoterra sono sepolti i cadaveri degli affogati. Sono indicati con un numero, la data dello sbarco e la parola “ignoto”. Tanti semplici cittadini e associazioni locali hanno sostenuto la scelta della Chiesa metodista, che è a Scicli dal 1897, gestisce un apprezzato asilo ed è una presenza storica in tutta la Sicilia (a Palermo, nel 1865 aprirono la prima scuola pubblica dell’isola). Continua il pastore Sciotto: «L’appoggio più deciso è venuto dalla Chiesa cattolica».

Don Ignazio La China, vicario foraneo di Scicli, ha invitato i cittadini a non farsi «strumentalizzare nell’adesione a raccolte firme o a movimenti xenofobi e razzisti». Ha scritto: «A nome di tutte le comunità parrocchiali e di tutte le aggregazioni ecclesiali, esprimo vicinanza fraterna e solidarietà alla comunità metodista per il vergognoso attacco a essa rivolta».

Il sacerdote ha voluto poi «stigmatizzare l’uso improprio della Madonna delle Milizie».  L’immagine della Vergine in armi, tanto venerata in città e legata a un momento particolare della storia siciliana, era diventata il logo del movimento contro gli immigrati. Al contrario, don La China ha invitato a rileggere il Beato Paolo VI, che nell’enciclica Populorum Progressio del 1967 già diceva: «I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido d’angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello».

Insomma, una bella alleanza ecumenica attorno ai poveri del mondo. Non a caso, sia Sciotto sia don La China parlano della responsabilità dei cristiani a «riconoscere nel fratello il volto stesso del Signore».

«Gesù è nato in una mangiatoia perché per lui non c’era posto», dice il pastore metodista, e il sacerdote cattolico cita il Vangelo di Matteo: «Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito (…). In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».

 
 
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