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Sant'Ambrogio
 

Scola: «Il terrore si sconfigge con l’integrazione»

05/12/2015  Nel Discorso alla città alla vigilia della festa di Sant'Ambrogio, l'arcivescovo di Milano ha svolto la sua riflessione su «Misericordia e giustizia nell'edificazione della società plurale» davanti alle autorità civili e militari, dal sindaco Pisapia a Giuseppe Sala. Tra i temi toccati la sfida del terrore islamista col quale bisogna rispondere con il "meticciato di culture e civiltà", la situazione delle carceri e quella degli immigrati

La sfida del terrorismo islamista, le periferie, la situazione delle carceri e quella degli immigrati e la crescita di Milano dopo l’Expo. Questi i temi toccati dall’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, nel “Discorso alla città”, tradizionale appuntamento che apre i festeggiamenti per il Santo Patrono. Nella Basilica di Sant'Ambrogio c’è il sindaco Giuliano Pisapia, la sua vice Balzani, Giuseppe Sala e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. «L’aggravarsi del terrorismo islamista ed il peso che va assumendo, anche per l’Europa, non cambiano il carattere strutturale del “meticciato di culture e di civiltà” che le migrazioni presentano», ha detto Scola, citando uno dei suoi temi prediletti. Per Scola, «il terrorismo non potrà essere battuto senza un processo integrativo che domanda ricerca e promozione di “senso”, impossibile senza un intenso risveglio dell’Europa». Allo Stato spetta, secondo il cardinale, il compito di «garantire il contesto di ordine, di pace e di benessere necessario perché l’accoglienza possa essere concretamente attuata dai singoli e dai corpi intermedi. È fuori dubbio che il fenomeno migratorio visto in tutti i suoi aspetti anche negativi, ha bisogno - come da tempo chiede l’insegnamento sociale della Chiesa - di un nuovo ordine mondiale», ha concluso Scola.

La riflessione del cardinale, intitolata «Misericordia e giustizia nell’edificazione della società plurale», prende spunto dal Giubileo della Misericordia proclamato dal Papa con la Bolla Misericordiae vultus e che a Milano, come in tutte le diocesi del mondo, si aprirà il 13 dicembre.

Nel corso della sua riflessione, Scola ha affrontato la questione carceri e quella degli immigrati: «due casi emblematici dell’odierna convivenza nella società plurale», ha detto il cardinale. «Sul territorio della nostra Diocesi di Milano sono presenti sette istituti penali per adulti e un istituto per minorenni», ha ricordato Scola. «Oggi il totale di detenuti in diocesi è di 4.368 adulti e più di 50 giovani al Beccaria. A questi vanno aggiunte le persone in esecuzione penale esterna (detenzioni domiciliari, affidamenti in prova ai servizi sociali): 6.500 circa su tutto il territorio lombardo. Mi sembra particolarmente significativo - ha sottolineato il cardinale - il cambiamento del quadro legislativo introdotto in Italia dal 2013, teso a rendere ancor più residuale la pena da scontare in carcere, per dare più spazio alle forme di esecuzione penale esterna», forma che per Scola «è la miglior scelta possibile». Scola ha elencato le varie possibilità previste dall’ordinamento, come arresti domiciliari, detenzione domiciliare speciale, sospensione penale con messa alla prova, possibilità lavorative in carcere, ricordando che queste misure «richiedono l’impegno fattivo della società civile in tutte le sue espressioni». E ha sottolineato come «in questo senso la Chiesa ambrosiana da qualche decennio è impegnata direttamente attraverso l’operato dei cappellani, dei numerosi volontari, dei centri diocesani di accoglienza, della Caritas e di altri soggetti che operano in questo delicato ambito. Tanto è però ancora il lavoro da fare per coinvolgere le comunità e l’intero territorio nella risposta ai bisogni emergenti», ha esortato Scola.

"L'Expo ha ridestato nella gente il gusto dei rapporti"

Passando al secondo caso emblematico, quello della situazione dei migranti e in particolare dei rifugiati, il cardinale Scola ha rilevato come in questo ambito «emerge chiaramente una forte dissociazione tra lo slancio compassionevole nei confronti delle migrazioni irregolari e i tentativi di trovarvi una ragionevole soluzione giuridica. Si riaffaccia anche in questo caso il conflitto tra misericordia e giustizia». «Non basta focalizzarsi sulle disumane, inaccettabili condizioni del viaggio dei migranti. Si deve guardare bene in faccia a un dato: queste persone sono costrette a sostenere simili fatiche per ragioni di assoluta necessità, come la difesa della vita, della libertà o la determinazione a lasciarsi alle spalle la fame e la miseria - ha detto Scola -. L’immigrazione, infatti, non solo mette in campo la necessità di approfondire una cultura dell’accoglienza, ma anche e soprattutto un giudizio circa la radice dell’odierno sistema socio-economico che è all’origine del fenomeno migratorio».

Infine, il bilancio di Expo e la situazione delle periferie. «Milano è in crescita. Expo ha ridestato nella gente il gusto dei rapporti - ha detto Scola -. Anche se non in modo sempre adeguato ha sollevato questioni centrali come la necessità di risolvere la tragedia della fame nel mondo, di condividere il cibo, di superare la cultura dello scarto, ma ha lasciato aperto il compito di rispondere alla fame e alla sete di senso che ogni cittadino si porta dentro. Papa Francesco ci chiede di imparare a guardare il mondo dalla periferia», ha ricordato Scola, e «tutte le periferie si somigliano»: «Anche Milano patisce le contraddizioni sociali proprie di questo stato di cose: cito solo l’esclusione dei giovani dalla possibilità di vivere da protagonisti, negli affetti e nel lavoro». «Tutti i soggetti che abitano la società plurale ambrosiana, praticando misericordia e giustizia possono trovare, e mi auguro trovino, un necessario punto di incontro e di lavoro comune», ha concluso l’arcivescovo.

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