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sabato 14 settembre 2024
 
 

Breve storia del calcio alla sbarra

01/06/2011  Scommesse, un vizio che attraversa i decenni: dalle manette in campo nessuno ha imparato.

Forse è vero che i libri di Peppone e don Camillo sono tra i più tradotti al mondo, perché davvero fotografano l'Italia e perché in fondo tutto il mondo è paese. E infatti in una partita di calcio di paese sia Peppone sia don Camillo provarono a comprarsi l'arbitro. Stavolta non si tratta di arbitri comprati, non oggi almeno. (Ieri sì, la procura di Napoli ha chiesto 5 anni e otto mesi per Luciano Moggi cervello di calciopoli).

Oggi si tratta di scommesse clandestine e ovviamente illegali, perché scommettere nel proprio terreno di lavoro significa truccare partite, in questo caso, forse, falsare campionati interi. Niente di nuovo sul fronte pallonaro: il vizio è antico. Per quel che ne sappiamo risale almeno al 1927, quando il derby Torino-Juve salì alla ribalta per un episodio di corruzione che costò lo scudetto revocato ai granata. 

Andò anche peggio nel 1980, quando tintinnarono le manette in campo e tante. Numerose e illustri le teste cadute, in seguito all'esposto di due scommettitori: nella polvere, quando non anche dietro le sbarre, finirono nomi arcinoti, tra cui Manfredonia e Giordano della Lazio, Albertosi e Morini del Milan, compreso il presidente dei rossoneri, Felice Colombo. La giustizia ordinaria assolse i giocatori coivolti ma i tribunali sportivi, com'era giusto non perdonarono il tradimento inferto alla fiducia dei tifosi.
Milan e Lazio finirono in B con squalifiche fino a sei mesi dei giocatori coinvolti.
 
Tra loro c'era Paolo Rossi, senza l'amnistia non avrebbe partecipato ai Mondiali di calcio di Spagna nel 1982 e probabilmente il calcio italiano avrebbe avuto anche nei risultati tutta un'altra storia. Varrebbe la pena di non dimenticare che cosa abbiamo rischiato di perdere per quello che nella migliore delle ipotesi è un malcostume, nella peggiore un reato. A proposito quello scandalo per illeciti sportivi, il primo di quelle proporzioni, costò la poltrona al presidente federale  Artemio Franchi.

Il calcio, si diceva, perde il pelo ma non il vizio. Ci sono ricascati in parecchi nel 2001, smascherati da un'inchiesta su Atalanta-Pistoiese di Coppa Italia, per un presunto tentativo di combine per consentire scommesse pilotate e poi di nuovo nel 2004. Sotto la lente dei giudici  finivano: il Modena, la Sampdoria, il Siena e alcune facce note, tra cui Stefano Bettarini, a quanto pare oggi recidivo, segno che  cinque mesi di stop non gli sono serviti di lezione. 

Mancavano due anni nemmeno a Calciopoli, di cui ancora si occupa la giustizia ordinaria e per cui, come si diceva, i pm chiedono anni di galera. Mentre la giustizia sportiva sanzionava a tempo debito le squadre coinvolte (Juventus, Milan, Lazio, Fiorentina), ai vertici della Serie A con retrocessioni, pesanti penalizzazioni e scudetti revocati. Con tanto di Juventus in B per la prima volta nella sua storia e di commissariamento alla Federcalcio.

Il 2009 ci ha confermato, con uno scandalo tedesco, che nemmeno l'Europa è pulita e che l'Uefa non ha diritto a sonni sereni. Il resto è storia di ieri, di oggi, di domani e chissà quanti altri giorni a venire.

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