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giovedì 26 maggio 2022
 
 

Calcioscommesse, c'è la confessione

03/04/2012  Il difensore Masiello ammette d'avere intascato 230.000 euro per un autogol. Bisognerebbe davvero staccarsi sentimentalmente da questo gioco. E non accettare la disonestà come normale.

Dopo gli arresti per la vicenda sinteticamente e persino un po’ simpaticamente chiamata Calcioscommesse o Scommessopoli c’è chi si allarma per il possibile distacco sentimentale dell’italiota dal gioco del calcio, al quale ha consegnato tutto se stesso. Secondo noi sarebbe bello, ma non accadrà. La mitridatizzazione nei riguardi degli scandali pallonari data da lungo tempo ed ormai è perfetta, per quel che riguarda la nostra buona gente calciofila o calciomane. Questa volta poi non ci sono grossi nomi fra gli arrestati o gli indagati. In manette per adesso un solo calciatore, ex Bari e ora Atalanta, Andrea Masiello, reo confesso di un autogol pro Lecce (pagato in tutto 230.000 euro) quando giocava col Bari il derby pugliese, e due signori a nome Carella e Giacobbe, di professione faccendieri.

“Meglio”, si fa per dire, fra gli indagati: calciatori di serie A e B, gestori di ristorante (fauna tipica, questa, in affari così), personaggi balcanici definiti come zingari, ideali per un romanzo spionistico mitteleuropeo anni quaranta. Diciotto nomi di ignoti o poco noti, per ora, due soli chiaramente stranieri. E partite di seconda o terza fascia, per decidere del centroclassifica o della retrocessione. Società e squadre non possenti, al massimo gloriose: Bari, Atalanta, Genoa, Lecce, Bologna, Lazio… Lo scandalo detto del Totonero, primi anni ottanta, e quello detto Calciopoli, sei anni fa, sono stati ben altre cose, rispettivamente come magnanimità di lombi degli arrestati o degli inquisiti e come grosso nome dei club coinvolti. E poi, anche se si sa che molti sapevano, non sarà facile individuare e colpire ai piani alti…

D’altronde il nuovo trend è quello di puntare denaro all’estero, il più lontano possibile dall’Italia, su una partita italiana minore, fra l’altro poco vista, poco seguita, poco importante anche in caso di esito strano E poi grazie alle tecnologie che permettono puntate rapide, assortite, addirittura in corso di match, con possibilità di fare soldi centrando il numero dei gol delle due squadre, o dei gol nel primo o nel secondo tempo, o dei gol segnati da Tizio e da Caio, si allontana sempre più il baricentro emotivo. Via, sapere che una partita nostra di serie C viene truccata a pro di scommettitori misteriosi che, operanti nell’Uzbekistan, sanno a priori quanti gol saranno segnati nei primi 45’, è cosa, è vicenda, è fattaccio che sprigiona una overdose di asetticità. Intanto le grandi squadre provvedono a litigare, spesso per finta ma sempre bene, sulle loro grandi sfide inquinate da piccoli arbitraggi (così piccoli che si esclude la malafede, sarebbe troppo facilmente scopribile), e questo assorbe il novantanove per cento dell’interesse.

Il fatto stesso che calciatori e allibratori continuino la loro attività illecita, i primi lasciandosi corrompere e magari scommettendo contro se stessi, i secondi operando su soggetti sempre più piccoli (e dunque facili, anche e soprattutto economicamente, da “comprare”), dice che si sta per accettare una sorta di normalità di inquinamento, di dose fisiologica di disonestà. Totonero e Calciopoli agivano con grossi attori o su grossi avvenimenti. Scommessopoli usa la tecnologia, la scommessa facile in qualsiasi momento ed in qualsiasi posto del mondo sul divenire di qualsiasi evento, per distribuire soldi, per fare soldi. E ci sono pure aggravanti sentimentali, se è vero, come purtroppo sembra vero, che gli ultras del Bari, constatato il tradimento, a loro squadra ormai spacciata in classifica hanno invitato i loro giocatori a perdere ancora, così da far guadagnare soldi anche ai poveri tifosi traditi, che avrebbero scommesso sulle sconfitte e magari anche sui punteggi delle stesse.

E allora? E allora non c’è niente da fare, il che non significa che non si debba fare niente. Niente da fare è resa cosmica, spesso inevitabile, generale, fare niente è resa spicciola, personale. Bisogna fare tutto - noi tutti e uno per uno - tutto quello che si può, usando casomai l’arma estrema del disamoramento autoprocurato, artificiale, indotto, costi quel che costi, onde avere la coscienza pulita, per non essere complici. Quanto a pensare che un mondo pieno di denaro – e quello del calcio lo è - sia tutto conducibile ai principi sacri dell’onestà, davvero è un’illusione. Bisogna praticarla e pubblicizzarla, l’onestà, per non avere vergogna di noi stessi, così come si pratica la lotta contro il male (crimine, droga, disonestà, immoralità e altro) sapendo perfettamente che non sarà mai cancellato dalla faccia della terra.

E intanto si può giocare al gioco dei pronostici non sporchi, una sorta di divagazione, di legittima difesa. Per esempio pronosticare che non ci saranno gravi ferite e sentenze storiche: piccoli gli interpreti dei complotti, e poi siamo a poche settimane dal campionato europeo, con una Nazionale etica, quella di Prandelli, che dovrebbe – e se tranquilla potrebbe - mettercela tutta di suo, non per reazione a Calciopoli come fu quella di Lippi nel Mondiale 2006, con lo scandalo grosso e ruggente. Gli azzurri ci possono portare in pineta, il campionato è giungla ma è bello, la Juventus che ha pagato le colpe dei Moggi e C. è tornata alla grande e pulitamente sulle scene massime e nella classifica altissima insidia il Milan

Il campionato nel senso di calcio grosso sarà un po’ sconquassato, prevediamo, ma non umiliato come sei anni fa. Nasceranno e moriranno anche cause civili, lo stesso Barui si proclama parte lesa (lesa da un suo giocatore). Gli arrestati, gli indagati, i colpiti passeranno il testimone ai nuovi gaglioffi dei quali le buone madri sono sempre incinte. Ognuno di noi, allo stadio o davanti alla tivù, reciterà e autosantificherà il NIMBA, un acronimo dall’inglese, il mantra che serve ad esempio per volere sì il nucleare, però piazzato a casa degli altri, e nel calcio il mantra comodo che diventa da speranza comando, che riempie di colpe lo stadio altrui, la squadra altrui. Nimba, in inglese nasce da “Not In My BAckyard”, non nel mio cortile.

                                                                                          Gian Paolo Ormezzano

P.S.: c’è anche chi al contrario di noi prevede campionati sconvolti in A e B e Lega Semipro, di coinvolgimenti di uomini importanti, da campo e da scrivania, se solo tutti si decidessero a collaborare, a confessare, o se fossero costretti a farlo dalle confessioni altrui. E dice che per la verità confessioni e collaborazioni cominciano a manifestarsi, e che le notti in carcere potrebbero portare consiglio anche a chi in carcere ancora non è finito.
C
’è pure un procuratore della repubblica che consiglia alla federcalcio un’amnistia “di sopravvivenza”, per quando – presto, secondo lui – salterà in aria mezzo mondo del pallone. Noi personalmente non crediamo che ci sia una vera voglia “alta” di rompere il giocattolo, di fare sparire o almeno ridurre quella droga controllabile che è chiamata tifo, di buttare nel lavandino il tranquillante. Anzi, crediamo che ci sia la voglia opposta. Se però le cose andassero al contrario di come pensiamo saremmo felicissimi di avere sbagliato il pronostico e di dare ragione a chi pensa ad una catarsi vera e non recitata o pilotata.

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