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Tra i sopravvissuti di Andria: «Pregavo mentre tiravo fuori dalle lamiere mio marito»

15/07/2016  La testimonianza di Giuseppina, una dei sopravvissuti dell'incidente ferroviario in Puglia, ricoverata ad Andria: «Una mano mi ha guidata per estrarre dalle lamiere Matteo, mentre lo facevo ho recitato il Padre Nostro». Le storie di Arcangela, Raffaele e il dramma della famiglia del piccolo Samuele che si è salvato mentre la nonna è morta

Arcangela con il marito Giovanni in ospedale ad Andria (foto Cosmo Laera)
Arcangela con il marito Giovanni in ospedale ad Andria (foto Cosmo Laera)

La morte, a volte, è solo questione di dettagli. La signora Arcangela la mattina dello schianto doveva salire sulla prima carrozza e invece, alla fine, è andata sulla terza con la figlia e un’amica. «Dovevamo trascorrere una mattinata di relax», racconta in ospedale ad Andria dove è ricoverata con una vistosa fasciatura alla testa, «dopo pochissimi minuti di viaggio da Corato c’è stato lo schianto. Ho sentito un botto terribile, mia figlia mi ha vista letteralmente volare nella carrozza da un angolo e all’altro e alla fine ho trovato riparo sotto il sedile di una sedia. Probabilmente è stata la mia salvezza. Mi sono ferita alla fronte e iniziava a uscire molto sangue ma alla fine sono riuscita a raggiungere mia figlia e siamo uscite tutte e tre con le nostre gambe». Arcangela, accudita dal marito Giovanni fa molta fatica a parlare. Sussurra piano: «È come se fossi nata per la seconda volta, io non prendevo mai quel treno, quella mattina aveva deciso di andare ad Andria e siamo salite a Corato. Pochi di minuti di viaggio e saremmo arrivate. Dopo aver mandato un sms a mia cugina si è scatenato l’inferno». All’ospedale di Andria i sopravvissuti, attorniati dai parenti, raccontano per esorcizzare la paura e farsi coraggio. Tornano alla mente particolari di quella mattinata di sangue, coincidenze, orari.

Giuseppina Rutigliani: «Una mano mi ha guidata mentre salvavo mio marito» (foto Cosmo Laera)
Giuseppina Rutigliani: «Una mano mi ha guidata mentre salvavo mio marito» (foto Cosmo Laera)

«Recitavo il Padre nostro mentre salvavo mio marito»

Giuseppina Rutigliani, di Corato, che ha riportato alcune fratture, insieme al marito Matteo che è ricoverato in chirurgia al piano di sopra, tornava dalla prefettura di Andria per portare alcuni documenti riguardanti il figlio disabile. «Guardavo mio marito e dicevo: “Oggi sei proprio bello, Matteo”». Poi lo scontro dei treni. Giuseppina, che insieme al marito accompagna i malati a Lourdes con l’Unitalsi, scalza e al buio vede Matteo imprigionato tra le lamiere e non si perde d’animo: «Ho iniziato pian piano a tirarlo fuori e mentre lo facevo recitavo il Padre Nostro e l’Ave Maria. Non so chi mi ha dato la forza, io che sono così fifona e impaurita. Sentivo quasi una mano che mi guidava. Alla fine ce l’ho fatta, poi sono arrivati subito i soccorsi e siamo stati portati in ospedale».

Raffaele (nella foto in alto con il cappellano dell'ospedale don Sabino) è un ragazzone di 20 anni e viaggiava insieme ad alcuni amici come Francesco Tedone che non ce l’ha fatta. Quella mattina aveva le cuffiette alle orecchie: «Vedevo che il treno rallentava e si fermava più spesso del solito», racconta, «ma non ci ho fatto caso. Poi al momento dello schianto un mio amico mi ha fatto capire che era successo qualcosa di grave». Raffaele era sul treno giallo e stava andando verso Andria per portare il suo primo cd di musica napoletana: «L’ho chiamato Spettacolare», dice. «Io sono stato fortunato ma dovevamo esserlo tutti». E una lacrima gli incrina il sorriso allegro.    

Matteo Mascoli, 83 anni, con il cappellano dell'ospedale di Andria, don Sabino Lembo (foto Cosmo Laera)
Matteo Mascoli, 83 anni, con il cappellano dell'ospedale di Andria, don Sabino Lembo (foto Cosmo Laera)

Il dramma a metà della famiglia Pepe

  

Nel reparto di Pediatria la famiglia Pepe vive un dramma a metà. Il figlioletto Samuele, che mercoledì ha compiuto sette anni in ospedale, si è salvato trovando riparo in uno spazio di trenta centimetri e adesso gioca allegro con gli altri ragazzi nel corridoio del reparto. La nonna Donata Pepe lo ha salvato facendogli scudo con il corpo ma non ce l’ha fatta. Il papà di Samuele e figlio della donna non vuole essere fotografato. È appena tornato da Bari dove ha incontrato il presidente Mattarella: «Non hanno senso i funerali di Stato», si sfoga, «forse mia madre e tutte le altre persone sono morte perché qualcuno non ha fatto il proprio dovere. I soldi per il raddoppio del binario erano lì da anni. Perché non si è fatto nulla?». Samuele non sa ancora che la nonna è morta. «Presto glielo diremo insieme agli psicologi che ci stanno aiutando», dice la madre, «gli ho detto che la nonna è ricoverata in un altro ospedale».
Matteo Mascoli, 83 anni, barelliere dell’Unitalsi e marito di Giuseppina, è sicuro: «Siamo vivi per miracolo, perché qualcuno da lassù ci ha  dato una mano». Il cappellano dell’ospedale, don Sabino Lambo, corre da un reparto all’altro per portare conforto ai superstiti. Si tormenta anche lui: «Si poteva evitare questa tragedia o no?». E corre dal vescovo per preparare i funerali di sabato mattina ad Andria.    

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