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mercoledì 18 settembre 2024
 
Si chiude la Route
 

Coraggio, la parola del futuro

10/08/2014  Lo ha sottolineato il premier Renzi, alla fine di una Route tutta dedicata dagli scout al coraggio e alla voglia di pensare al bene comune. Le parole del cardinale Bagnasco e la Carta redatta dal Parlamentino.

Gli scout a fine Route (foto Sara Sabatino).
Gli scout a fine Route (foto Sara Sabatino).

«Se qualcuno oggi in Italia immagina che i ragazzi siano dei bamboccioni, pigri e sdraiati, voi siete la risposta per far capire che quel qualcuno sta sbagliando. Se qualcuno pensa che la paura sia la parola chiave dell'Italia, si sbaglia. La parola del futuro non può che essere coraggio». Parla da presidente del consiglio, Matteo Renzi ma, grazie alla lunga esperienza nello scoutismo, comunica come un “fratello maggiore” ai 30 mila giovani dell’Agesci che lo ascoltano a San Rossore.

«L'Italia è in Route», dice utilizzando una metafora cara allo scoutsimo. E, se l’Italia è in Route, è normale che ci sia qualcuno che dice che la strada è troppo lunga e che lo zaino pesa troppo. Ma proprio per  questo i giovani volenterosi, come gli scout, devono rimanere in Italia. «Votate chi volete, quando c’è da cambiare il Governo perché non vi piace, cambiate Governo. Ma non lasciate l’Italia, aiutateci fare di questo Paese il Paese più bello. L’Italia ha bisogno di voi, della vostra fatica, della vostra speranza, della vostra bellezza. Non la lasciate in mano il futuro a chi ha paura». Temi, questi, che Renzi aveva già toccato il giorno precedente quando, sotto un tendone, aveva concesso un’intervista “a porte chiuse” ai ragazzi della redazione di Camminiamo insieme (www.camminiamoinsieme.agesci.org/renzi-agli-scout-provate-a-cambiare-il-mondo-voi-potete-farlo), la rivista scout di cui il premier stesso era stato direttore (con lo pseudonimo di Zac).

È da poco finita la Messa, a cui il Renzi ha partecipato assieme alla moglie Agnese e ai figli, cantando e ricevendo la comunione, quando il presidente del Consiglio viene invitato sul palco, assieme alle autorità della Chiesa e ai rappresentati dell’associazione, per ricevere la Carta del coraggio, il documento che 456 ragazzi hanno elaborato a partire dalle esperienze e dai pensieri dei Rover e delle Scolte di tutta Italia.Un testo profondo, sentito, vero. Sorprendente se si pensa che è stato scritto da ragazzi che hanno dai 16 ai 20 anni.

Contiene uno sguardo sul nostro Paese, dove «disinformazione, mancata valorizzazione delle risorse, tendenza a disinteressarsi talvolta del bene comune portano a considerare l’essere cittadino più un onere che un onore», e diversi impegni per il futuro. «Decidiamo di impegnarci nella politica, non come osservatori passivi ma come cittadini attivi», scrivono, «facendo rete e promuovendo organi comunali consultivi giovanili». Mettono nero su bianco cosa sta loro a cuore: legalità, istruzione («il più importante veicolo di riscatto dell’individuo»), lavoro come espressione della vocazione e non come spirale di guadagno e competitività, dignità per senza tetto, disabili e fratelli bisognosi, famiglia – intesa come un qualunque rapporto basato su amore e rispetto – come comunità primaria e strumento di formazione «senza discriminare chi vive esperienze di divorzio o convivenza».

E non sono solo parole. Gli scout s’impegnano a recuperare un bene culturale per Regione, a farsi portatori di un’immagine nuova dei carcerati, ad esempio, priva di stereotipi, a essere «membra vive nella Chiesa, mamma e comunità di tutti i cristiani». Si impegnano, ma chiedono, son esigenti con le autorità: «Vi chiediamo di aiutarci ad aiutare. Fate in modo che ogni parola che vi stiamo lasciando trovi terreno fertile e possa germogliare». Ascoltato l’intervento dei giovani alfieri, Renzi ha dato la sua parola perché il Governo si renda possibile il servizio civile volontario per tutti i ragazzi che lo vogliono fare. Poi i complimenti ai ragazzi: «Se qualcuno pensa che voi siate semplicemente il futuro, sta sbagliando tutto: voi siete il presente!».

Anche il cardinale Bagnasco ha ringraziato i ragazzi: «Conosciamo il vostro ardimento e il senso di sacrificio, grazie per questo lavoro intenso e intelligente».

Si chiude così, dopo dieci giorni fra cammino e campo fisso, la Route nazionale Agesci. Gli scout rinnovano il loro impegno recitando tutti assieme la Promessa, poi ammainano le bandiere dell’associazione, dell’Europa e dell’Italia.  Nei giorni il cibo avanzato è stato destinato alla Cittadella della solidarietà, quartiere Cep di Pisa. Il materiale, dai tubi per l’acqua ai computer, verranno venduti. La tenuta di San Rossore viene perlustrata palmo per palmo per restituirla all’ente Parco come (se non meglio) è stata trovata.

La Route è finita, ma dall’entusiasmo dei ragazzi si capisce che lo slancio al coraggio non finisce schiacciato negli zaini fra sacco a pelo e biancheria da lavare. Da San Rossore sono in partenza 500 pullmann e tanti altri si incamminano verso la stazione: il coraggio non finisce, le 30 mila sentinelle della positività si diffondono in tutta Italia.

Multimedia
Le foto della Route nazionale
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