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giovedì 26 maggio 2022
 
 

Scout: benvenuti nella città del coraggio

09/08/2014  30 mila ragazzi, uno diverso dall'altro, hanno creato una "città" in cui la parola d'ordine è "coraggio". Tra valori condivisi e raccolta differenziata.

«Tutti insieme famo paura». Intonano i romani e gli altri, dai pugliesi ai trentini, attaccano a cantare. Hanno ragione gli scout Agesci riuniti nel Parco regionale di San Rossore, alle porte di Pisa, per la Route nazionale Rover e Scolte: fanno paura. “Fanno paura” perché vedere 30 mila ragazzi condividere cibo, tende, bagni, ragionare sul coraggio di farsi ultimi, di essere chiesa, di essere protagonisti del futuro, e allo stesso tempo divertirsi, non è cosa di tutti giorni.

Seri e scanzonati, ordinati eppure sopra le righe. Sono in 30 mila, l’uno diverso dall’altro, ma non danno l’impressione della massa informe, anzi. Valori e stile condivisi li rendono un gruppo molto più snello e uniforme di quanto si potrebbe immaginare.

Per chi si affaccia al campo, la “città delle tende” è un enorme accampamento che si snoda lungo le vie Falcone-Borsellino,  Aquile randage (gli scout che durante il fascismo continuarono a radunarsi clandestinamente), Nelson Mandela, don Peppe Diana, tutti esempi di coraggio. Poi ci sono piazza del coraggio, piazza san Francesco e piazza santa Chiara, san Paolo e san Giorgio (tutti patroni degli scout), gli allestimenti che ripercorrono la storia dell’associazione e il grande palco su cui questa sera si esibiranno, fra gli altri, Frankie Hi-nrg MC, la danzatrice Simona Atzori e un gruppo di percussionisti “ecologici”, i Bamboo. Poi sarà la volta di Fabio Geda che, attraverso un reading, cercherà di focalizzare il significato del coraggio.

Ci si perde – le tende sono migliaia -  eppure ci si sente a casa. Perché l’atmosfera è vivace ma non frenetica. Ragazzi e capi sanno di star vivendo un momento irripetibile della storia dello scoutismo. Ciascuno con le proprie responsabilità. Uno dei motti è “Chi resta indietro è perduto? No, chi va avanti scappa”. La differenza rispetto alle vita nelle nostre città - dicono gli organizzatori - è che quando qui vengono rilevati dei problemi qualcuno interviene subito per risolverli, non si scaricano su altri responsabilità e incarichi.

Durante la giornata, oggi per l’ultimo giorno, gli alfieri hanno speso il loro tempo per scrivere la carta del coraggio. Sotto il tendone, chiamato “Parlamentino”, il metodo era quello della democrazia partecipata. Mozioni, proposte, votazioni per alzata di mano. Quando si è d’accordo pollice in su, altrimenti pollice in giù, niente strilli come quelli purtroppo troppo spesso frequenti a Montecitorio.

E poi c’è il piccolo miracolo della gestione della raccolta dei rifiuti: 800 porta sacchi per la differenziata e una dedizione certosina nel separare l’involucro della cannuccia di plastica dal cartoncino del succo, ad esempio.

Questa notte i sacerdoti saranno a disposizione per le confessioni, dopo di che  alle 5 i ragazzi si ritroveranno per guardare assieme l’alba. Poi, come erano sorte in un solo giorno, le tende saranno smontate e la città delle tende scomparirà. Da San Rossore, non certo dal cuore di questi 30 mila coraggiosi e da tutti gli educatori che li hanno accompagnati durante l’anno di preparazione. 

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