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venerdì 19 aprile 2024
 
Cellulari a scuola
 

Scuola e cellulari: «Perché non imitiamo tutti il liceo di Bologna?»

14/10/2022  "Ho letto che in un liceo a Bologna fanno depositare all'entrata i cellulari agli studenti così da migliorare l'attenzione e l'apprendimento. Non sarebbe opportuno applicarla come regola scolastica in tutta Italia?"

Ho letto che in un liceo bolognese hanno deciso di far depositare ogni mattina agli studenti il cellulare restituendolo poi alla fine delle lezioni. Questo sembra migliori il loro stare in classe e l’apprendimento. Non si potrebbe fare in modo che ciò avvenga in tutte le scuole? DANIELE

— Caro Daniele, entrando in classe il primo giorno di scuola, dopo aver salutato i miei studenti, ho detto: “Bene, ora mettete via l’arto fantasma”. I ragazzi mi hanno guardato un po’ perplessi, allora ho aggiunto: “Mettete i vostri telefonini in cartella! Telefonini che ormai sono un prolungamento della vostra mano e quindi, quando non li potete tenere, vi sentite come coloro che perdono un pezzo del loro corpo!”. Già lo so, lo ripeterò ogni mattina per tutto l’anno.

Quindi guardo con invidia ai docenti dell’Istituto Malpighi di Bologna che possono contare su una norma, votata dal collegio docenti e inserita nel regolamento di istituto, che prevede l’obbligo per studenti e docenti di depositare ogni mattina i cellulari in un non meglio specificato cassetto e di ritirarlo alla fine delle lezioni. Tutti entusiasti, genitori, psicanalisti, docenti e, anche se non ci credo troppo, gli studenti. Tanto che lo psichiatra Paolo Crepet, esattamente come te, caro Daniele, si auspica che il modello Malpighi diventi un esempio nazionale. Come non essere d’accordo?

Ormai per tutti noi gli smartphone sono una dipendenza a cui è difficile sottrarsi, limitano le nostre relazioni sociali, ci distraggono, rendono nervosi e troppo spesso veicolano messaggi che fanno diventare aggressivi e a volte, nella peggiore delle ipotesi, vengono usati per commettere reati. Giusto quindi che la scuola ne disincentivi il loro uso e, a onore del vero, sono ormai molti anni che nei regolamenti di istituto, soprattutto delle scuole superiori, ci sono limiti e sanzioni per il loro uso improprio. La scuola pubblica, però, si scontra con un limite che forse in un prestigioso istituto privato è più facile da superare: fare in modo che dopo la consegna del telefono questo sia al sicuro.

Cioè che quel cassetto, in cui un oggetto costoso viene riposto, non sia apribile e che ci sia una persona, docente o non docente, addetta alla cura di tali beni. Forse può sembrare una sciocchezza ma molte scuole pubbliche sono cadute sul tema della custodia di un oggetto di valore e delle conseguenze giuridiche legate a quello che è, né più né meno, un contratto di custodia. Quindi, la scelta obbligata è di lavorare sulla capacità dei docenti di dissuadere i propri studenti dall’uso del cellulare nelle ore di lezione. Personalmente la trovo una sfida educativa con riscontri pedagogici più interessanti; infatti, se riesco a trasmettere il valore della norma e delle ragioni per cui un certo comportamento è vietato, avrò vinto una battaglia non solo tra le mura scolastiche ma anche fuori. Diversamente, una volta uscito dal cassetto, dove non la mia volontà ma quella di altri per il mio bene l’hanno rinchiuso, il mio arto fantasma verrà utilizzato con inconsapevolezza per recuperare il tempo perso.

 
 
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