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L'istruzione è un libro aperto (anche usato)

10/09/2013 

Sono i giorni del rientro in classe, dei libri intonsi e dei grembiulini immacolati, del più intenso traffico in città. Per tutti è l’inizio di un altro anno che servirà a formare e far crescere un pezzo importante di società, quella del futuro: per questo i problemi dell’istruzione interessano tutti e non solo studenti e insegnanti. Questa volta sul banco ci si è messo anche il Governo affrontando un tema tanto ampio quanto di difficile soluzione, il rilancio della scuola.

Già dal titolo - "L’istruzione riparte" - dato al decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri si dichiara l'intenzione da parte del ministero dell'Istruzione di dare una spinta per crescere nuovamente. Con l’inizio del nuovo anno scolastico si segna anche l’avvio di una politica di intervento per cercare di risolvere - o almeno non peggiorare - le vecchie grane della formazione, dalla mancanza di risorse alla necessità di un reale sostegno per insegnanti e famiglie. Un provvedimento che è un primo passo, ma che necessita di una continuità per portare avanti i buoni propositi che contiene. Il primo problema è legato a chi a scuola non ci va. La dispersione scolastica interessa 3.400 ragazzi nella scuola dell’obbligo e oltre 31mila alle superiori: il Governo ha stanziato 15 milioni per rafforzare gli interventi contro l’abbandono degli studi e 6,6 milioni per l’orientamento, così da far scegliere con maggiore consapevolezza la scuola secondaria.

Quello che serve è anche un monitoraggio più puntuale con la registrazione delle assenze frequenti, la formazione obbligatoria dei docenti per prevenire la dispersione, una verifica per valutare l’efficienza delle pratiche fino a oggi messe in campo. Altro problema di non poco conto è il caro-libri, ma in questi ultimi anni di crisi economica per le famiglie la spesa del materiale scolastico rischia di essere insostenibile. Il nuovo decreto cerca di dettare regole che rispondono al buon senso: gli studenti possono usare libri di testo nelle edizioni precedenti, i testi consigliati possono essere chiesti solo se servono ad approfondire un determinato argomento, i docenti possono decidere di sostituire i testi scolastici con altri materiali, gli alunni in difficoltà possono avere in comodato d’uso sia i libri di testo sia e-book (alle scuole andranno 8 milioni di euro in due anni per acquistarli).

Il decreto prevede anche lo stanziamento di fondi per le borse di studio: 15 milioni per i ragazzi delle scuole superiori provenienti da famiglie disagiate a copertura di trasporto e mensa, 6 milioni per i giovani iscritti alle scuole di alta formazione artistica, musicale e coreutica e altri 100 milioni per incrementare il Fondo per le borse di studio all’università. Una piccola ma buona notizia arriva anche per le Regioni che devono ristrutturare o costruire nuove scuole (ben conosciamo lo stato in cui versano gran parte degli edifici…): lo Stato si fa carico degli oneri di ammortamento e le Regioni possono contrarre mutui trentennali a tassi agevolati con la Banca europea per gli investimenti, la Banca di sviluppo del consiglio d’Europa, la cassa depositi o con altre banche.  

L’asse portante della scuola sono gli insegnanti e tutto il personale scolastico. A cominciare dal preside: cambia la procedura di assunzione dei dirigenti che saranno selezionati annualmente attraverso un corso-concorso di formazione della Scuola nazionale dell’amministrazione. Nel frattempo vengono nominati da dei "reggenti" nelle regioni in cui  i precedenti concorsi non si sono ancora conclusi per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico. Entro il 2016 entreranno in ruolo 69mila docenti e 16mila Ata (personale ausiliario tecnico e amministrativo) e 26.000 insegnanti di sostegno saranno assunti a tempo indeterminato per rispondere alle esigenze dei 56mila studenti che fino a oggi non venivano mai assistiti dalla stessa persona per tutto il percorso di studi. Il governo ha stanziato anche 20 milioni per la formazione del personale scolastico: il 50% serve per rafforzare le competenze informatiche e la preparazione per sostenere gli studenti in aree difficili, mentre l’altra metà permette agli insegnanti di entrare gratis nei musei.  

Infine, grande ritorno della geografia, tolta dai programmi scolastici con la riforma Gelmini. Ora il ministro Carrozza ce la rimette stanziando 13,2 milioni per i prossimi due anni per l’insegnamento della geografia generale ed economica nel biennio degli istituti tecnici e professionali. Una materia in più da studiare, ma soprattutto un tassello fondamentale per capire in quale mondo viviamo.

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