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giovedì 18 agosto 2022
 
 

Scuola, più importante dell'ideologia

08/01/2013  Il comitato Articolo 33 di Bologna ha raccolto le firme necessarie per un referendum apripista contro i fondi comunali alle scuole materne paritarie.

La scuola delle suore  arcaica e in bianco e nero, la scuola pubblica arcobaleno e inclusiva, i bambini di tutte le nazionalità allegri e spensierati con le mani sporche di colore. Con queste immagini stereotipe, ben fissate nella propaganda del loro sito,  il comitato Articolo 33 di Bologna ha raccolto le firme necessarie per un referendum apripista contro i fondi comunali alle scuole materne paritarie, definiti senza mezzi termini “un regalo” alla scuola cattolica. Dopo di che gli attivisti referendari hanno stretto d’assedio il sindaco  Pd Virginio Merola per ottenere l’election day, ossia l’accorpamento delle consultazioni  negli stessi giorni delle politiche. Merola però ha risposto picche, con buona pace dei vendoliani, rimandando il referendum a fine maggio e con toni molto duri.

“Io ho un obiettivo unico, importante e decisivo – ha detto il sindaco – far sì che ogni mattina un papà e una mamma che si svegliano per andare al lavoro sappiano che le scuole di Bologna sono in grado di accogliere i loro bambini”. Per poi concludere, sferzante, che tutto il resto è “ossessione ideologica”.

Merola non è certo un renziano. E’ un uomo che viene dai ranghi di partito, e l’ha sempre dimostrato. Il suo atteggiamento, almeno in questa circostanza, conferma una volta di più che, se c’è qualcosa di nuovo che si muove nella politica italiana, questo nuovo viene dal partito dei sindaci, abituati a misurarsi con le esigenze concrete delle comunità che amministrano.

E la concretezza dei dati parla molto chiaro. Le materne paritarie svolgono, a Bologna come altrove, un servizio pubblico fondamentale. Oggi in città ci sono 27 materne paritarie che hanno convenzioni con il Comune, di cui 26 aderenti alla Fism (Federazione italiana scuole materne), con all'attivo 73 sezioni e 1650 bambini ospitati. Il 21% dell'offerta complessiva, che vede la parte restante gestita dallo Stato (17%) e dal Comune (60%). Il Comune di Bologna contribuisce alla vita delle paritarie con il sistema delle convenzioni, pari a un milione di euro.

“La convenzione prevede circa 600 euro a bambino”, spiega Rossano Rossi, presidente regionale della Fism “contro una retta che varia dai 1700 ai 2000 euro all'anno”. Togliere quei 600 euro, vorrebbe dire alzare la quota di quasi un terzo, arrivando a rette di 2300 – 2600 euro.  “Una mazzata per le famiglie e per le scuole, molte delle quali dovrebbero chiudere”.

Rossi non è affatto stupito per l’apertura dimostrata dal sindaco.

“A Bologna abbiamo stipulato la prima convenzione nel ’94, quando ancora non c’era la legge sulla parità, e l’abbiamo rinnovata con giunte decisamente orientate, come quella di Cofferati”, continua, “quando si tratta di guardare in faccia le esigenze delle famiglie e le risorse di un sistema integrato non c’è ideologia che tenga”

Purtroppo la battaglia è tutta in salita. Trattandosi di un referendum consuntivo, ai referendari non sarà necessario raggiungere il quorum.

“Le conseguenze non saranno comunque immediate, ma vogliamo impegnarci per una battaglia culturale e di libertà che è molto importante”, conclude Rossi, “questi signori sono vecchi dentro,  non hanno mai accettato la legge sulla parità e cavalcano slogan a favore della scuola pubblica che vengono dalla peggiore ideologia”.

 
 
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